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Il primo turno delle elezioni amministrative francesi, che ricalca quanto avvenuto recentemente a Madrid ma anche in Germania, assume per certi versi le caratteristiche di un laboratorio politico e culturale. Come lo fu, qualche anno fa, la tornata elettorale in Andalusia e il condominio tra Partito popolare e Vox in un unicum che ha cambiato la storia del feudo rosso spagnolo. C’è una destra composita, in cui la parte “estrema” si sta istituzionalizzando. E c’è una parte moderata che rientra in partita dopo che per anni era stata considerata sostanzialmente destinata a soccombere in virtù di una nuova logica politica mondiale.

Il mondo post Covid

Cosa è successo in questi anni è difficile da sintetizzare. Da una parte, l’onda populista/sovranista nasceva da esigenze momentanee e reali che la pandemia ha per certi versi azzerato. Non perché la globalizzazione o l’Ue abbiano dato risposte ai problemi, anzi, ma perché l’opinione pubblica si è concentrata su un problema diverso, di natura economica e sanitaria, che per la prima volta ha fatto prevalere discorsi molto più tecnici. Questo chiaramente ha contribuito a una discussione meno polarizzata e su battaglie in terreni non ancora calpestati dal dibattito politico in questi anni. Lasciando il campo a continui accordi di collaborazione tra partiti.

Anche per quanto riguarda le tornate elettorali più recenti, è prevalsa la richiesta di ripartire in un sistema che viene continuamente identificato nella “nuova normalità”. Ed è chiaro quindi che in questa fase, per timori di natura economica, richieste di ritorno alla vita e alla libertà, ma allo stesso tempo paura ingenerata dal virus e dalla crisi, si discuta con un blocco di partiti che più o meno rappresentano una stessa idea. Senza far prevalere discorsi ideologici che sono figli (o erano figli) di una realtà economica e sociale pre Covid.

Sovranisti e moderati in equilibrio

Esiste poi un cambiamento da parte di entrambe le aree delle destre in un’ottica appunto di riequilibrio. In Europa il centro ha abdicato, rispetto a qualche anno fa, a quella logica anti-sovranista che ha contraddistinto alcuni grandi partiti “moderati”. Molti partiti hanno cercato di strappare consensi a destra sposando linee meno fumose (la Cdu con la Csu, i Repubblicani, lo stesso Partito popolare, i conservatori britannici), imponendo quindi un discorso più marcatamente “conservatore”. Alcuni leader di centro, come Angela Merkel o Emmanuel Macron, hanno messo in atto politiche fondamentalmente sovraniste anche se si presentavano come la risposta a quel vento. E spostarsi troppo a sinistra non ha mai attratto la classe media, che da tempo si vede estranea a certe derive ultraprogressiste o radicali che attraggono, come sirene, molti partiti socialdemocratici.

Al contrario, invece, altri leader accusati di sovranismo, come Boris Johnson o Sebastian Kurz, hanno dimostrato di essere in grado di gestire il proprio Paese senza per questo condurlo alla catastrofe. E lo hanno fatto anche sposando linee moderate nell’ottica di una pacificazione mediatica, politica, diplomatica ed economica che si è resa necessaria per portare avanti battaglie che li avevano portati al governo, dalla Brexit, al controllo dei confini.

Il vento americano

Infine, la questione mondiale, e cioè la nuova Guerra Fredda che caratterizza il mondo. Con la presidenza Trump e il sostegno della Casa Bianca a movimenti di rottura o comunque critici verso l’Ue, Washington appariva come un centro propulsore della cosiddetta “internazionale sovranista”. Quella grande rete di contatti, di idee e di supporto a certe linee strategiche si è però disattivata nel momento in cui gli Stati Uniti hanno scelto di riconfermare sia l’asse atlantico sia il sostegno a una linea moderata

La Casa Bianca guarda di nuovo all’Europa come blocco unico di democrazie a lei legato – come ripetuto da Joe Biden – unito per far fronte a un avversario sistemico. E in questo momento, l’Europa appare perfettamente in linea con la nuova amministrazione Usa. Bruxelles sembra tornata fondamentale ma più come sede Nato che sede Ue. Mentre i partner europei, in modo più o meno chiaro, stanno tutti riconfermando un legame con Oltreoceano che era apparso in questi anni sfilacciato. Il fronte di centrodestra, anche in questo senso, è una risposta europea a un’esigenza internazionale di evitare scossoni in una guerra fredda mondiale dai lati ancora oscuri.