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Aquisgrana è una città che richiama alla mente evocativi riferimenti storici. Nel 765 e nel 768, rispettivamente, il re dei Franchi Pipino il Breve e il suo erede Carlo Magno vi trascorsero il Natale, elevando la città a sede invernale della corte regia prima e imperiale poi, mentre nel 936 Ottone I, futuro imperatore del Sacro romano impero, fu incoronato re di Germania. Aquisgrana è la città simbolo del legame tra Francia e Germania e, non casualmente, è stato scelta come sede della firma del nuovo trattato che regola le relazioni tra Parigi e Berlino.

Il trattato rinnova quello siglato all’Eliseo nel 1963, ma nasce in un contesto storico plasmato in maniera molto divergente rispetto a quello di allora. “Questo trattato sarà siglato in un’Europa completamente diversa, dove non esiste più il pericolo sovietico, che oggi potrebbe essere rappresentato dal pericolo russo ma con caratteristiche decisamente diverse, e nemmeno il protettorato americano, con gli Usa che hanno spostato il proprio sguardo nel Pacifico – commenta il filosofo, politologo e germanista Angelo Bolaffi – Oggi, con l’ascesa dei cosiddetti sovranismi, la priorità è quella di creare un forte e compatto nucleo europeista nel cuore dell’Unione”.

Nucleo che con la sua formazione segna, da un lato, la fine delle illusioni di Emmanuel Macron di divenire il nuovo attore centrale delle istituzioni europee e riconosce la primazia di Angela Merkel, che incassa il sostegno francese all’ingresso di Berlino nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu come membro permanente, ma che non deve riconoscere contropartite di eguale livello all’alleato. Del resto, come sottolinea Limes, “la coppia franco-tedesca è un’idea essenzialmente francese. L’espressione, sempre più utilizzata sui media in Francia per descrivere il rapporto bilaterale con la Germania, gioca sull’accostamento fra una parola solitamente confinata all’ambito privato (coppia) e le relazioni fra due Stati. Ha carattere singolare in quanto non si parla mai di coppia franco-italiana, franco-spagnola o franco-americana, e nemmeno di coppia germano-americana o germano-britannica”. Rappresenta l’illusione di Parigi di poter ancora guardare Berlino negli occhi con un rapporto paritario. 

In ogni caso, ad Aquisgrana va in scena un’intesa che è destinata a provocare ripercussioni importanti. “La mossa avrà numerosi effetti dirompenti”, sostiene La Verità. “Innanzitutto a Washington, dove dovremo attenderci reazioni poco composte da parte di Donald Trump, ma anche in Italia e nel resto dell’ Ue. Non tanto perché l’Onu sia considerato decisivo, quanto perché il passo segna la rottura definitiva della finta impalcatura della diplomazia europea, quella guidata da Lady Pesc, Federica Mogherini, tanto per capirsi. […] La speranza è quella di assemblare una sola locomotiva che traini l’ Ue. Il senso è: o la va o la spacca”. E in questo contesto, il nuovo partenariato porterebbe a una convergenza di interessi tra i due Paesi che metterebbe a repentaglio la posizione del nostro Paese nel contesto comunitario.

Lo abbiamo notato di recente, con il supporto di Berlino al ricorso di Parigi contro l’operazione Saint Nazaire di Fincantieri. Il doppio standard è la conseguenza diretta dell’asse franco-tedesco. Aquisgrana nasce come estremo tentativo di resistenza all’influenza crescente degli Stati Uniti di Donald Trump nel nostro continente, sostanziato in particolar modo con la vicinanza ai Paesi governati dai cosiddetti “sovranisti”, Italia in primis. Saint Nazaire non rappresenta, in questo contesto, un’eccezione, ma ciò che potrebbe riservare l’Europa esterna all’asse di Aquisgrana nei prossimi mesi. Una sinergia crescente tra Parigi e Berlino che tenderebbe ad escludere gli altri Paesi, di maggiore o minor taglia che siano. “Basti pensare alle dichiarazioni del ministro francese dell’ Economia, Bruno Le Maire, che si è speso per fare pressioni sul regolatore Ue affinché la fusione tra Alstom e Siemens venga approvata senza indugio.
La firma del nuovo trattato di Aquisgrana getterà ponti preziosi per fondere i rispettivi colossi e nulla impedisce di pensare che banche francesi possano intervenire in Commerzbank e pure in Deutsche Bank”.

La scelta dei membri della Commissione e la nomina del successore di Mario Draghi alla Bce potrebbero rappresentare un’ulteriore conseguenza di Aquisgrana. La miopia della mossa di Macron, che punta ad “allearsi col vincitore” o presunto tale, a costo di minimizzare il rischio di governi attualmente non allineati come quello italiano, si sposa con la generale problematica del nuovo asse di Aquisgrana come motore di una nuova Unione europea. Possono un leader delegittimato come Macron e un cancelliere a fine corsa come la Merkel proporsi come volti credibili per dare nuova linfa all’Europa? Risulta praticabile la mossa di rafforzare in maniera tanto palese la crisi di legittimità delle istituzioni comunitarie a costo di preservare le rendite di posizione dei due Paesi? Soprattutto, funzionerà, specie alla luce delle conseguenze dell’ultimo “asse” di questo tipo, che ha portato all’assalto della Troika alla Grecia e alle manovra non troppo scoperte contro l’Italia di Berlusconi nel 2011? Ci riserviamo di scusarci in caso di errore, ma tutto sembra congiurare perché le risposte a queste domande siano negative. Scomodare la città di Aquisgrana e Carlo Magno per paura dei “populisti”, forse, potrebbe non rivelarsi sufficiente.