Pur tra mille difficoltà, e mentre i combattimenti proseguono con intensità quasi inalterata, il negoziato tra Usa, Russia e Ucraina in qualche modo va avanti. Il secondo round di colloqui in Arabia Saudita ha prodotto un altro piccolo passo avanti, centrato intorno alla cosiddetta “iniziativa del Mar Nero”, ovvero un patto per garantire la libertà di navigazione (e quindi di commercio) in quel mare così strategico per la Russia ma anche per l’Ucraina.
Si sa come vengono condotte le trattative. Gli americani parlano con gli ucraini, poi separatamente con i russi, e infine cercano di trovare una mediazione tra le due parti. È facile capire che finché sarà questa la procedura, e cioè finché russi e ucraini non si parleranno direttamente, i progressi saranno modesti. In altre parole, si girerà intorno, cercando pian piano di sgombrare il campo prima di arrivare alla sostanza, che è sempre quella: quanto territorio ucraino resterà alla Russia? Però questa è solo una faccia della trattativa, che in realtà ne ha due. Potremmo sintetizzare così: Kiev, almeno per il momento, tratta con gli americani per garantire l’indipendenza, l’integrità e la sicurezza dell’Ucraina (prima faccia); la Russia, invece, gioca già un partita più ampia, quella del confronto con l’Occidente e del recupero di un diverso (e per Mosca più conveniente) rapporto con gli Usa (seconda faccia).
L’intesa trovata a Ryad
L’intesa trovata a Ryad per garantire la sicurezza ai commerci attraverso il Mar Nero, è molto interessante proprio da questo punto di vista. E lo si capisce bene leggendo i diversi comunicati che sono stati emessi, alla fine degli incontri, dalla delegazione Usa e da quella della Russia. Gli americani hanno pubblicato un testo essenziale e stringato, che pare concepito soprattutto per tranquillizzare gli ucraini, che palesemente diffidano della Casa Bianca di Trump. I russi, che in questo momento si sentono in vantaggio e devono comunque mostrare in patria di ottenere risultati, nel loro comunicato hanno inserito qualche particolare in più. E hanno spiegato che la firma per la navigazione sicura nel Mar Nero comporta a loro favore la revoca alle sanzioni contro Rosselkhozbank (la banca statale per il sostegno creditizio e tecnico alle aziende del comparto agroalimentare) e la possibilità per l’istituto di credito di usare il circuito Swift per le transazioni internazionali, circuito da cui tutte le istituzioni finanziarie russe sono escluse in seguito all’invasione dell’Ucraina nel 2002.
Il nocciolo della partita
In altre parole, il punto dell’intesa relativo al Mar Nero prefigura il nocciolo della partita che la Russia di Putin cerca di giocare, ovvero: l’eliminazione di almeno una parte delle sanzioni in cambio (probabilmente) della rinuncia a una parte dei dividendi della vittoria sul campo. Patteggiamento che, com’è ovvio, passerebbe per un “disgelo” dei rapporti con gli Usa, che proprio per questo vogliono gestire in esclusiva il negoziato, da cui hanno escluso qualunque partecipazione europea, nonostante le proteste di Bruxelles e delle grandi capitali Ue e quelle dello stesso Zelensky.
Non è affatto un caso se un leader svelto come il francese Emmanuel Macron ha detto, subito dopo la firma dell’accordo di Ryad e alla vigilia dell’incontro dei 31 Paesi “volenterosi” impegnati ad assistere l’Ucraina, che “è troppo presto per togliere le sanzioni”. Perché questa è la partita vera tra Russia e Usa. Che come già per la guerra (che nella sostanza è stata ed è uno scontro tra queste due potenze), la stanno giocando sulla terra e sulla testa degli ucraini.
