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La bozza di una risoluzione ONU sul riconoscimento della Palestina come Stato si conclude con un nulla di fatto. A bloccare il processo che avrebbe visto le Nazioni Unite riconoscere lo stato palestinese e accoglierlo come membro effettivo della sua comunità è stato il veto Usa, che così ha vanificato i dodici voti a favore della mozione, quelli di Algeria, Russia, Cina, Francia, Guyana, Sierra Leone, Mozambico, Slovenia, Malta, Ecuador, Sud Corea e Giappone (Gran Bretagna e Svizzera si sono astenuti). E proprio per la decisione di Washington, la bozza presentata dall’Algeria non arriverà all’Assemblea Generale perché la mozione doveva ottenere una raccomandazione positiva dal Consiglio di Sicurezza (per questo occorrevano 9 sì e nessun veto).

Non una grande sorpresa perché, già prima del verdetto del Palazzo di vetro, appariva assai improbabile che la proposta avanzata dai Paesi arabi e dall’Autorità Palestinese venisse approvata. Lo aveva preannunciato il vice portavoce del Dipartimento di Stato USA, Vedant Patel, che ai microfoni della CNN aveva detto: “Le azioni premature a New York, anche con le migliori intenzioni, non garantiranno lo status di nazione al popolo palestinese”. Secondo Patel, “il percorso più rapido verso la statualità del popolo palestinese è attraverso negoziati diretti tra Israele e l’Autorità Palestinese, con il sostegno degli Stati Uniti”. Certo è che essere l’unico Paese membro a votare a sfavore della risoluzione, stride con quanto Biden ha sempre sostenuto a parole, e cioè la soluzione dei due Stati. 

Evidentemente, le altre nazioni chiamate al voto, e anche altre che, pur non avendo un posto al Consiglio di Sicurezza, si sono espresse a favore della risoluzione, hanno un’opinione diversa da quella Usa. Tra questi, anche la Spagna che, attraverso un post su X del suo ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha dichiarato “Il popolo palestinese deve avere il suo posto nelle Nazioni Unite e uno Stato proprio”. Peraltro, la Spagna ha invitato la Ue a fare il grande passo, che certo aiuterebbe tale processo.

Le pressioni Usa sull’Ecuador

Gli Stati Uniti sono stati il chiaro ago della bilancia della votazione del Consiglio di Sicurezza ONU. Eppure nei giorni passati la situazione non appariva così nitida, e non per dei possibili ripensamenti degli USA, bensì per la strategia opaca messa in atto attraverso pressioni varie esercitate su altri stati che attualmente siedono al Consiglio di Sicurezza del palazzo di vetro. 

E’ quanto riportato da The Itercept, in un approfondito articolo scritto a quattro mani, da Ken Klippenstein e Daniel Boguslaw. 

Secondo il media, nei giorni passati “gli Stati Uniti avrebbero fatto pressioni su alcuni Stati perché rifiutassero la mozione, sperando di evitare un palese ‘veto’ da parte di Washington”. A supporto del suo scoop, The Intercept ha reso pubblici cablogrammi non classificati del Dipartimento di Stato che rivelano le pressioni indebite esercitate in tal senso. “Quel che emerge dai documenti diplomatici è in contrasto con l’impegno dell’Amministrazione Biden di sostenere pienamente una soluzione a due Stati”, commenta il media Usa. 

Evidentemente le pressioni sono andate a vuoto. Anche l’Ecuador, che dai documenti rivelati da The Inteceprt aveva raggiunto con un accordo con gli Usa per votare contro, alla fine ha votato a favore. Così Washington è stata costretta a venire allo scoperto, vanificando una decisione di portata storica, peraltro in un momento in cui il popolo palestinese vive una tragedia senza precedenti.

Il veto e le rivelazioni del The Intercept evidenziano ancora una vota l’ambiguità di Washington e la distanza tra le dichiarazioni pubbliche e la sua reale linea politica. 

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