Da imprenditore a presidente del Consiglio, da homo novus del sistema istituzionale a premier più longevo della storia democratica del Paese, da uomo di relazioni manageriali a tessitore di relazioni internazionali e di una vera e propria “diplomazia personale“: Silvio Berlusconi, nei suoi tre momenti da presidente del Consiglio (1994-1995, 2001-2006, 2008-2011), è stato protagonista di diverse sfide politiche e, in particolare, ha impresso il suo marchio sulla politica estera dell’Italia in tempi decisivi, in cui il mondo post-Guerra Fredda affrontava le sfide del terrorismo islamista, della Grande Recessione, dell’integrazione europea, del deterioramento delle certezze degli Anni Novanta.

Berlusconi e la politica estera: la lettura di Carnelos e Castellaneta

Considerato un innovatore in politica interna, Berlusconi ha portato dei sostanziali cambiamenti anche nell’approccio internazionale dell’Italia. Questi sono oggetto di un’analisi approfondita nel saggio Berlusconi, il mondo secondo lui, scritto dagli ex ambasciatori Marco Carnelos e Giovanni Castellaneta e edito per i tipi di Guerini e Associati. Entrambi gli autori, attenti conoscitori della politica estera del sistema-Paese e lucidi commentatori delle dinamiche del contesto globale, hanno lavorato in prima persona con diversi capi del governo, tra cui lo stesso Berlusconi, e hanno ricostruito la visione del mondo del Cavaliere e le sue iniziative.

Ne esce una ricostruzione in cui il leader più longevo e divisivo della Seconda Repubblica viene, a quasi tre anni dalla morte, storicizzato e dunque sottratto ai tempi brevi della cronaca. Fatto estremamente complesso in un’Italia polarizzata attorno al ricordo della sua eredità, ma che nel contesto della politica estera è concretizzato da Carnelos e Castellaneta leggendo le linee di tendenza, quella “lunga durata”, per citare Fernand Braudel, che supera la contingenza e gli eventi. Si costruisce un “Berlusconi-pensiero” riguardante gli affari internazionali che pone al centro, essenzialmente, due paradigmi e tre innovazioni.

Berlusconi con l’allora primo ministro turco (oggi presidente) Recep Tayyip Erdogan a Istanbul nel maggio 2005

Un premier dell’era globalizzata

Primo paradigma: Berlusconi fu in tutto e per tutto un uomo della globalizzazione. Liberale e liberista, anche se non dogmatico, come sottolineano gli autori, e sostenitore della democrazia e della società di mercato, il fondatore di Fininvest e Mediaset portò nel passaggio alla politica avvenuto nel 1994 l’immaginario e la visione ottimistica costruita sul modello del vero esempio di riferimento, l’ex presidente americano Ronald Reagan, a cui aggiunse una spiccata capacità di leggere i trend che emergevano nel mondo post-Guerra Fredda.

Il secondo paradigma fu quello della “diplomazia personale“, di cui gli autori danno molti esempi, e che contribuì a costruire solide relazioni con Paesi come Usa, Russia, Regno Unito tramite l’attenzione data da Berlusconi ai rapporti con figure come George W. Bush, Vladimir Putin, Tony Blair. Parallelamente, Berlusconi seppe spesso ben figurare nei grandi vertici internazionali, che nell’era post-Guerra Fredda passavano dall’essere grandi momenti solenni a motori del processo decisionale dei Paesi-guida dell’ordine internazionale.

I forum dei leader, l’arena preferita di Berlusconi

Berlusconi ebbe il suo battesimo di politica internazionale nel G7 di Napoli del 1994, ritenuto un successo internazionale e che aprì al riavvicinamento tra Russia e Occidente, culminò la sua traiettoria con il vertice di Pratica di Mare del 2002 con la storica stretta di mano tra Bush e Putin e la nascita del consiglio di coordinamento tra Mosca e la Nato e tramontò col G20 di Cannes del novembre 2011, caduto pochi giorni prima della fine del suo quarto governo in un’Italia travolta dalla tempesta finanziaria.

In quest’ultima occasione, il leader più simpatetico con Berlusconi fu Barack Obama, desideroso di rompere l’austerità germanocentrica che frenava la ripresa dell’economia europea e globale, mentre Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sostanzialmente isolarono il primo ministro italiano. Fu l’ultima dimostrazione di un trend politico che vide sempre Berlusconi agire con due Stelle Polari, atlantismo ed europeismo, ma trovarsi, per ragioni personali o scenari politici, a cercare, nei casi decisivi, la sponda degli Stati Uniti prima di quella dell’Europa a trazione franco-tedesca.

Berlusconi e l’innovazione della politica estera

Su questi due fronti si innestò una prassi della politica estera che, essenzialmente, vide il Cavaliere promuovere, senza codificarle, tre innovazioni che persistono tuttora. Il primo punto fu la centralizzazione della politica estera sulla figura del Presidente del Consiglio, fattore inusitato fino alla nascita della Seconda Repubblica, prima della quale Palazzo Chigi e la Farnesina co-strutturavano l’agenda diplomatica del Paese.

Silvio Berlusconi con il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva a Villa Madama a Roma in una immagine dell’11 novembre 2008. ANSA/ETTORE FERRARI

Alcide De Gasperi ebbe il conte Sforza, Aldo Moro guidò governi in cui i capi della diplomazia italiana furono Giuseppe Saragat, Amintore Fanfani e Mariano Rumor e Giulio Andreotti, il premier più longevo prima di Berlusconi, ebbe la sua fase politica più brillante come Ministro degli Esteri di Bettino Craxi negli Anni Ottanta. Con Berlusconi, invece, è Palazzo Chigi che prende le redini delle definizioni delle linee operative. Specie dal suo secondo governo in avanti nessun premier, da Romano Prodi a Giorgia Meloni passando per Mario Monti, Matteo Renzi e Mario Draghi, è venuto meno a questa prassi.

La seconda innovazione, diretta conseguenza della prima, fu l’ampio coinvolgimento dell’apparato istituzionale e il coordinamento tra organi dello Stato precedentemente non coinvolti nelle scelte di sistema. Berlusconi portò la cabina di regia a Palazzo Chigi e coordinò una struttura che vide, nei fatti, emergere il ruolo del consigliere diplomatico del presidente del Consiglio e dell’influenza sulla politica estera del sottosegretario alla presidenza, incarico sempre ricoperto da Gianni Letta che a sua volta operava come autorità delegata ai servizi segreti. Un nuovo sistema che garantiva agilità decisionale e coordinamento tra gli apparati dello Stato prese dunque forma.

La diplomazia economica

Terza, importante, innovazione di Berlusconi fu la spinta a fare del ministero degli Esteri e della sua struttura un organo di promozione del Made in Italy e del commercio internazionale, fonte di prosperità e sviluppo per l’Italia. In quest’ottica, non si può non sottolineare come il ruolo di propulsione delle ambasciate abbia aiutato il radicamento di strutture a guida pubblica come Ice, Sace e Simest nel fungere da moltiplicatore di potenza per l’export. Carnelos e Castellaneta danno di questo fatto, spesso poco sottolineato, tutta la chiara rilevanza, che sostanzialmente ha evitato che il Ministero degli Esteri si svuotasse di proiezione. E ha avuto il suo completamento con la formalizzazione della riforma della Farnesina entrata in vigore lo scorso 1 gennaio, con l’Italia quarta potenza globale dell’export.

In definitiva, dunque, Berlusconi ha indubbiamente incarnato uno spirito del tempo chiaro, quello del mondo globalizzato che cercava nuove forme di diplomazia e nuovi modi di approcciare i grandi problemi globali. Pur senza formalizzandola in dottrina, ebbe una visione di politica estera fondata su presupposti chiari: legami europei ed atlantici, multilateralismo, diplomazia personale, promozione degli affari come strumento di avvicinamento tra Paesi in politica estera. Interpretò quello che oggi sembra un mondo antico, dove la diplomazia poteva risolvere problemi e le relazioni interpersonali influenzare quelle internazionali in profondità. Non per responsabilità sua lo scenario è talmente mutato da rendere ormai storia quanto raccontano con dovizia di particolari Carnelos e Castellaneta nel libro.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto