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Politica

Il “momento ucraina”: la guerra non si ferma, anzi si rilancia

L’ondata Navalny ha avuto un impatto diverso sulle due sponde dell’Oceano. Mentre l’Europa ne è stata travolta, riaccendendo l’ardore per la guerra ucraina, in America è arrivata attutita. Certo, la morte del politico russo è stata ampiamente usata dai neocon...

L’ondata Navalny ha avuto un impatto diverso sulle due sponde dell’Oceano. Mentre l’Europa ne è stata travolta, riaccendendo l’ardore per la guerra ucraina, in America è arrivata attutita. Certo, la morte del politico russo è stata ampiamente usata dai neocon Usa per rilanciare la loro crociata anti-russa, ma non sembra aver abbattuto la barriera eretta dei repubblicani.

Non è cosa da poco, visto che a breve riapre la Camera, chiamata a decidere sui fondi destinati a Kiev, con i repubblicani di rito trumpiano che, prima della morte di Navalny, erano fermi sul niet. E di questi è la maggioranza dell’assise.

Di certo, in questi giorni in cui la Camera è chiusa si stanno esercitando pressioni fortissime, debite e indebite, sui renitenti, da cui l’esito incerto del voto, ma ad oggi non ci sono segnali di svolta.

A complicare le cose per i neocon le parole del capo dell’intelligence militare ucraino, Dmytro Budanov, il quale non solo ha affermato che Navalny è morto di morte naturale, ma ha voluto aggiungere che tale circostanza è “confermata”. Anche lui subirà pressioni per ritrattare, ma quell’aggiunta rende l’eventuale dietrofront più arduo e meno credibile.

Quel disperato bisogno di guerra dei neocon

Sulla spaccatura che abita l’America scrive Ron Paul sul suo sito, il quale annota la “disperazione” palesata da Victoria Nuland, alfiere neocon, nel lanciare l’appello, tramite Cnn, perché la Camera approvi i finanziamenti per KIev.

Ron Paul non usa mezzi termini, come si evince dal titolo della sua nota: “Dopo due anni, i neoconservatori desiderano disperatamente una rinnovata guerra in Ucraina”; e nel suo pezzo sgrana tutte le imprese a favore della libertà e della democrazia in cui i neocon hanno trascinato l’America e il mondo.

Riportiamo: “C’è qualche americano che crede ancora che Washington stesse ‘difendendo la democrazia e la libertà’ quando ha usato un mucchio di bugie per portarci in Iraq, distruggendo un Paese e uccidendo forse un milione di persone? Che ne dite di quando, dopo 20 anni in Afghanistan, siamo riusciti a sostituire i talebani… con i talebani? E la Siria, la Libia e tutti gli altri interventi?”

“Washington stava ‘difendendo la democrazia’ quando la Nuland e il resto dei neoconservatori rovesciarono con successo un governo democraticamente eletto in Ucraina nel 2014?”.

“[…] Gli americani non sostengono più il progetto di guerra dei neoconservatori in Ucraina. Questo è qualcosa da festeggiare”, chiosa Ron Paul, all’esito di un sondaggio che indica come “il 70% degli americani vorrebbe che si negoziasse per porre fine alla guerra in Ucraina!”

Di seguito, l’ex senatore americano, riferisce l’aggiunta della Nuland: “Va ricordato che la maggior parte di questo denaro ritorna direttamente nella nostra economia per produrre quelle armi…”. Evitiamo l’ovvio commento di Ron Paul a questa rara perla di sincerità, che disvela il grande inganno degli “aiuti” all’Ucraina, i quali arricchiscono il complesso militar industriale Usa.

In questo, Ron Paul non rivela nulla di nuovo. La penna più felice in tal senso è stata quella di Max Boot, uno dei più autorevoli cronisti del Washington Post, che il 2 ottobre scorso, per sostenere la necessità di aiutare l’Ucraina, scrisse; “Si tratta di un investimento incredibile […] La guerra in Ucraina ha un profilo positivo impressionante anche rispetto ad altre guerre per procura fatte dai repubblicani”. 

E se gli Usa non ci stanno, si fomenta l’Europa

Ma ad oggi tale incredibile investimento è messo a rischio dalla testardaggine dei repubblicani di rito trumpiano. Detto questo, anche se venisse meno l’America, non è detto che il fiume di soldi diretto a Kiev (per poi esser stornato per lo più negli States) si esaurisca.

Un’idea allo studio è quella di sequestrare i fondi russi congelati in Occidente e utilizzarli allo scopo. Ma tante sono le incognite e tanti i rischi, elencati nel dettaglio in un recente articolo del Financial Times dal titolo: “Le insidie nascoste nel sequestro dei beni russi per finanziare l’Ucraina”. 

Così ai neocon non resta che fomentare i Paesi NATO-europei, i quali non solo sono chiamati a sostenere Kiev (con aiuti investiti per lo più in armamenti Usa…), ma addirittura a sopperire alle eventuali manchevolezze americane. Il “momento Navalny” sta aiutando in tal senso, ma come tutti gli attimi potrebbe rivelarsi fuggente.

Sulle ali del momento, però, i Paesi europei stanno studiando il nuovo approccio. Ma c’è anche da fare i conti con il fattore tempo: gli aiuti, sempre se arriveranno, potrebbero giungere troppo tardi. Il fronte ucraino, infatti, si sta sfaldando e c’è il rischio che collassi. Così nel recente summit parigino si è parlato addirittura di inviare soldati dei Paesi Nato-europei in Ucraina, proposta poi avanzata pubblicamente da Emmanuel Macron.

Circostanza e dichiarazioni che indicano il livello di follia della classe dirigente europea: mai, neanche al tempo della Guerra Fredda, quando l’URSS faceva davvero paura, si era ipotizzata né tantomeno si era parlato di una sciocchezza tanto a rischio terza guerra mondiale.

New York Times: a settembre Putin aveva proposto cessate fuoco

Il punto è che tale leadership non è consegnata solo alla ferrea influenza dei neocon americani, ma anche alle loro visionarie quanto patologiche prospettive geopolitiche, tanto lontane dalla realtà da eludere la banale constatazione che inviare propri soldati a combattere contro soldati di un altro Paese è un’aperta dichiarazione di guerra, anche se lo scontro avvenisse sulla Luna.

Tale analisi potrebbe suonare da filo-putiniani: si ripete quanto avveniva al tempo del maccartismo, quando tutti i non allineati al coro anti-Urss venivano bollati come comunisti (il giochino è vecchio e si reitera per ogni crisi).

Così soccorre un articolo del New York Times del 23 dicembre 2023, che ha rivelato come dallo scorso “settembre Putin, attraverso intermediari, ha inviato segnali di apertura per un cessate il fuoco che congeli la guerra lungo le linee attuali, molto al di sotto delle sue ambizioni di dominare l’Ucraina”.

Se l’America avesse accettato, invece di nascondersi dietro la stolida rigidità di Zelensky, come rivela il Nyt, la situazione si sarebbe stabilizzata prima della caduta di Adviika e dell’attuale avanzata russa su tutto il fronte. E tanti, tanti morti fa. 

Certo, l’Ucraina avrebbe perso territori, ma immaginare che possa riprenderli è tragica utopia (sul punto rimando a due articoli, del Wall Street Journal e di Foreign Affairs, solo a titolo di esempio). Utopia idealistica dietro la quale si nascondono utili investimenti e incassi stellari (e altro e più oscuro).

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