Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

In una nota pregressa avevamo accennato a come l’assassinio di Charlie Kirk potesse diventare l’11 settembre di Donald Trump, con il presidente ingabbiato, come fu per George W. Bush, dalla cabala neocon. Un cenno che sembra confermato dalla svolta del presidente sul conflitto ucraino, sul quale ha cambiato radicalmente la propria posizione.

Infatti, ieri sembra aver azzerato quanto detto e fatto in precedenza, pubblicando su Truth social un post nel quale scrive che l’Ucraina può vincere la guerra, riconquistare tutti i territori perduti e “forse anche di più”; gli Usa, ha aggiunto, continueranno a “fornire armi alla Nato perché ne faccia quel che vuole”, cioè le giri a Kiev.

Una laude sperticata alla grande nazione ucraina che va di pari passo al disprezzo per la Russia, una “tigre di carta” prossima al collasso economico. Disprezzo rischioso perché apre le porte a incrementare l’escalation, dal momento che presuppone che Mosca non sarebbe in grado di reagire.

E proprio per evitare pericolosi fraintendimenti, la prima reazione russa, in modalità deterrente, è stata quella di negare la natura cartacea della suddetta tigre. Ha artigli atomici, particolare che nella sua belligerante trance l’Occidente tende a obliterare.

Resta che la svolta trumpiana per ora è solo retorica e, peraltro, al di là della fiducia riposta nelle magnifiche sorti e progressive dell’Ucraina, la posizione delineata per il suo Paese appare immutata: il ruolo degli Usa sembra cioè limitarsi a quello di un negozio di armi nel quale la Nato può comprare, contribuendo ovviamente all’arricchimento degli States.

L’Ucraina, infatti, si specifica nel post, può contare sul “sostegno dell’Unione europea”, in ciò tacendo l’eventuale sostegno Usa. Ci sarebbe tanto da analizzare, ad esempio per alcuni media sarebbe una scaricabile del conflitto sull’Europa, o sulla sfumatura, tanto eccessiva da apparire ironica, per cui l’Ucraina potrebbe andare oltre la riconquista del proprio territorio e tanto altro.

Quel che però è certo è che, per ora a livello verbale, Trump si è prodigato ad allinearsi al Verbo neocon e alla loro dottrina delle guerre infinite, dichiarando urbi et orbi che il ruolo di mediazione svolto finora è finito.

Certo, tutto ciò può rimanere nell’ambito retorico, come spesso è accaduto in passato, non concretizzandosi in un sostegno a Kiev in stile Biden, ma resta la svolta, salutata con esultanza da Zelensky, dal partito della guerra globale e dai loro tanti corifei mediatici.

Tale la conseguenza diretta dell’assassinio di Charlie Kirk, che deve aver avuto un impatto notevole sul presidente, il quale, peraltro, sta attraversando un momento invero sfortunato.

La sua recente visita in Gran Bretagna è stata funestata da due inconvenienti aerei: in partenza, un velivolo civile si è accostato pericolosamente all’Air force one, con la torre di controllo che ha dovuto allarmare per ben due volte il pilota del velivolo intruso perché cambiasse rotta, evitando un incidente simile a quello che ha funestato i primi giorni della presidenza Trump, quando un elicottero militare si scontrò con un aereo civile in partenza dall’aeroporto Ronald Reagan di Washington DC (vedi Piccolenote).

Nel ritornare dalla Gran Bretagna, il Marine One, l’elicottero presidenziale che doveva portarlo all’aeroporto dove l’attendeva l’Air force one, ha avuto un contrattempo tale da costringerlo a un atterraggio di emergenza. Poco prima del suo intervento all’Onu, un pazzo ha diretto il raggio di un puntatore laser verso il Marine one che trasportava Trump, accecandone momentaneamente il pilota.

Infine, gli inconvenienti più banali, che lo stesso Trump ha denunciato, scherzando ma non troppo, nel suo discorso alle Nazioni Unite: il malfunzionamento delle scale mobili, a quanto pare improvviso, tale da rischiare di far cadere la coppia presidenziale. Poi il gobbo andato in tilt.

Periodo sfortunato, dunque, per Trump, che sembra cercare rifugio sotto le ali protettive dei neocon, come denotano le sue confuse giravolte. Del discorso di Trump all’Onu leggerete altrove, in questa sede importa invece rilevare che ha fatto un cenno al genocidio di Gaza, che lui e altri chiamano guerra, per dire che deve finire “immediatamente”.

Ovvio che, nel parlare sul tema, Trump ha dato la colpa del protrarsi del genocidio ad Hamas; ma, al di là della boutade, resta quell’immediatamente. E subito dopo l’intervento, Trump si è appartato con i leader dei Paesi arabi e musulmani per parlare di Gaza (e presumibilmente della Cisgiordania). Non si sa cosa si siano detti, ma alcuni dei convenuti si sono detti “ottimisti“.

Erdogan says Trump meeting with Arab, Muslim leaders on Gaza was ‘fruitful’

Non è tanto, ma neanche nulla. Ciò va a sommarsi al riconoscimento dello Stato della Palestina – la cui tragedia è al centro dell’assise – da parte di tanti Stati convenuti all’Assemblea generale. Passo simbolico-politico importante.

Sviluppi che potevano essere vanificati da una minaccia singolare. L’intelligence statunitense ha scoperto delle “SIM farm attive in condomini abbandonati distribuiti in più di cinque siti. In totale, le forze dell’ordine hanno scoperto 300 server SIM – oltre 100.000 schede SIM” che avevano il potenziale di interrompere le comunicazioni dell’intera New York, riporta la CBS news.

Non era un “videogioco”, hanno detto gli investigatori, era “tutto ben organizzato e ben finanziato” ed erano coinvolti “governi stranieri”. La rete era ubicata relativamente vicino alla sede delle Nazioni Unite, tanto che, come hanno affermato i funzionari Usa, “i tempi, la posizione, la vicinanza di questa rete potevano avere un impatto potenziale sulle Nazioni Unite”.

Fosse stata scoperta in Europa, la rete, e la minaccia conseguente, sarebbe stata attribuita ovviamente ai russi. No, non erano russi, che certo non potevano mettere su una rete del genere nel cuore della Grande Mela. Ai lettori l’ardua sentenza.

U.S. Secret Service disrupts telecom network that threatened NYC during U.N. General Assembly

Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto