Mentre il coronavirus assedia anche la penisola iberica, il governo portoghese opta per una massiccia operazione di sburocratizzazione che passa anche per la regolarizzazione degli immigrati irregolari. La decisione è stata presa nell’ultimo Consiglio dei ministri e accompagna altre misure sociali ed economiche per alleviare le conseguenze da coronavirus. L’epidemia ha costretto Lisbona a dichiarare lo stato di emergenza nel Paese dopo più di cento morti e circa seimila contagi, in attesa del picco previsto per la fine di maggio. L’annuncio è arrivato proprio mentre la vicina Spagna è diventata la nazione con il secondo bilancio più alto di vittime da Covid-19 – appena dietro l’Italia.

La sanatoria

Tutti i migranti e richiedenti asilo che attualmente vivono in Portogallo saranno dunque trattati come residenti permanenti. Con questo provvedimento straordinario, annunciato lo scorso sabato, il governo di Antonio Costa concederà il permesso di soggiorno a tutti coloro i quali ne hanno già fatto richiesta, almeno fino al primo luglio. Oltre che l’accesso ai servizi sanitari, la concessione del permesso di soggiorno servirà a sbloccare ulteriori servizi come l’affitto di un alloggio, l’apertura di un conto bancario o l’ottenimento di un contratto di lavoro regolare. Una ragione prima di tutto umanitaria, come ha sottolineato la portavoce del ministero degli Interni, Claudia Veloso:

Le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata

Oltre a questo il governo portoghese tenta di porre una stretta sul monitoraggio dei contagi in una fase delicatissima nella quale non ci si può permettere che qualcuno sfugga ai controlli sanitari.

Ad indurre la decisione storica di Lisbona il contagio di un lavoratore nepalese nelle serre dell’Algarve, nel sud del Portogallo, nella prima settimana di marzo. In seguito all’episodio, un gruppo di 79 nepalesi era stato messo in quarantena in una scuola: l’operazione aveva destato grandi timori nei lavoratori. Alcuni sono fuggiti, credendo di essere stati arrestati o temendo il rimpatrio forzoso. La condizione di questi immigrati aveva generato grande scalpore e aveva indotto il governo a profonde riflessioni: due settimane dopo solo 18 di loro restavano in isolamento in una scuola a Faro poiché positivi per il Covid-19. Per gli altri non è stato possibile far nulla dal punto di vista sanitario né tantomeno applicare loro l’aiuto straordinario decretato.

Come funziona

Il permesso di soggiorno non è generale, ma riguarderà solo gli stranieri che lo hanno già richiesto e cercherà di risolvere un problema burocratico creato dallo stesso stato di emergenza, come la chiusura di molti servizi pubblici, compresi gli uffici che si occupano di immigrazione. Alcuni immigrati che avevano un appuntamento in questi giorni hanno infatti trovato impossibile risolvere le proprie beghe burocratiche e inoltrare le proprie richieste. La politica mira anche a ridurre il rischio di contagio, riducendo al minimo i contatti tra il personale del servizio di controllo di frontiera e i richiedenti.

La misura entrerà in vigore retroattivamente, dal 18 marzo, data in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Anche tutti i permessi scaduti in questa fase verranno automaticamente rinnovati. Basterà provare di aver già inoltrato domanda per il permesso di soggiorno per qualificarsi per il Servizio sanitario nazionale, per firmare contratti di lavoro, aprire conti correnti, richiedere la sovvenzione straordinaria approvata per i lavoratori che devono rimanere a casa per prendersi cura di bambini, genitori o nonni, o ottenere il beneficio della sospensione del contratto di lavoro. La misura è stata ideata per tutelare ed agevolare soprattutto la grande comunità brasiliana – 150.000 persone circa – e i lavoratori dei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, che vivono di manodopera proveniente dal sud est asiatico.

Una lunga storia di immigrazione

Secondo l’ultimo censimento portoghese, su una popolazione di più di dieci milioni di persone, quasi 350mila sono cittadini di Paesi non europei. Il Paese, del resto, ha una lunga storia di immigrazione ed emigrazione e molti immigrati nel tempo sono diventati cittadini naturalizzati. Come già detto, la comunità brasiliana è quella più grande: i brasiliani residenti costituiscono oggi circa l’1,12% della popolazione totale (dati INE). A seguire, altre nazionalità significative: si tratta di cittadini di Capo Verde, angolani, cittadini della Guinea-Bissau e di São Tomé e Principe, cittadini del Mozambico ma anche indiani e pakistani.

Il Portogallo negli ultimi anni è diventato uno dei luoghi di approdo prediletti dai migranti africani, per i quali raggiungere l’Algarve piuttosto che le coste della Spagna è pressoché la stessa cosa. Recentemente il Portogallo ha sofferto molto di emigrazione. Dopo il salvataggio internazionale verificatosi tra il 2011 e il 2014, a seguito del crollo finanziario del 2008-2009, 50.000 persone all’anno hanno lasciato il Paese, molti dei quali giovani professionisti. A colmare il vuoto demografico e produttivo hanno contribuito i migranti. Soprattutto nel Portogallo rurale le aziende agricole sopravvivono oggi grazie alla manodopera asiatica, in particolare nepalese: la popolazione immigrata è più che raddoppiata dal 2000 e, oggi, costituisce quasi il 4% della popolazione portoghese.

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