Il Portogallo non è affondato di fronte all’emergenza coronavirus. Il Paese più occidentale d’Europa spicca per la ridotta pervasività del contagio sul suo territorio. A un mese e mezzo dai primi casi di contagio nel territorio lusitano (2 marzo) il Portogallo ha conosciuto un numero di contagi (18mila) e decessi (629 al 16 aprile) decisamente contenuto nel contesto della pandemia se confrontati con quelli spaventosi della vicina Spagna e di altri importanti Stati. La letalità del coronavirus in Portogallo è di 52 morti per milione di abitanti, contro i 385 del vicino “fratello maggiore” iberico.

Il Portogallo, dopo anni di debolezza economica, negli ultimi anni sta riprendendo gradualmente il sentiero della crescita, ma le ferite della Troika e dell’austerità, attive per un triennio nel Paese fino all’uscita definitiva nel 2014, si fanno ancora sentire.

“L’austerità”, scrive Repubblica, “ha devastato il sistema sanitario nazionale che all’ inizio della pandemia disponeva di 4,2 letti di terapia intensiva ogni 100mila abitanti contro il 12 dell’Italia e i 33 della Germania. Una difesa di carta velina presidiata da un esercito di personale sanitario a ranghi ridotti (18mila infermieri sono emigrati all’estero dopo la crisi del 2012) ma che per ora ha miracolosamente retto, con i ricoveri in rianimazione in calo già da diversi giorni”. Un’attenta strategia politica, una funzionante unità nazionale e uno studio approfondito dei focolai di infezione del resto d’Europa hanno reso il governo socialista del premier Antonio Costa un caso di successo nel Vecchio Continente.

Il governo di Costa, il secondo del premier lusitano in carica dal 2015, è stato pronto nella risposta all’emergenza: quando i casi nel Paese non superavano quota 200, concentrati principalmente nella zona di Porto, l’esecutivo ha predisposto la chiusura delle scuole; al raddoppio dei numeri, è scattata la serrata delle attività non essenziali (18 marzo, due giorni dopo la prima misura). In Italia, per fare un paragone, ciò è avvenuto quando i casi erano rispettivamente 2.500 e 9mila.

La scelta di Lisbona è risultata obbligata, ma vincente. “Senza queste misure preventive i nostri ospedali non avrebbero retto”, ha dichiarato Costa, che ha concordato un piano d’azione sia con le formazioni su cui in Parlamento il suo esecutivo di minoranza tradizionalmente si appoggia (i comunisti e il Blocco di Sinistra) sia con l’opposizione di centro-destra del Partito Socialdemocratico (Psd). Sta spopolando in Internet il video dell’intervento in parlamento nel corso del più importante dibattito sulla crisi, in cui Rui Rio, leader del Psd e dell’opposizione Rui Rio ha augurato al premier”coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna”  “Perché la tua fortuna è la nostra fortuna” ha detto Rio, che media con la capacità del premier stesso di ascoltare e coinvolgere realmente le opposizioni nelle scelte concrete per il Paese.

Dialogando ed evitando strappi inconsulti i socialisti hanno concordato con le formazioni alla loro sinistra e col centro-destra una serie di scelte strategiche. Il primo obiettivo è stata l’eliminazione di ogni sacca di contagio potenzialmente incontrollabile. L’obiettivo di fondo di Lisbona è stato evitare il sovraffollamento dei suoi fragili ospedali, e per questo Costa e le opposizioni hanno concordato il decreto di regolarizzazione fino a luglio degli immigrati in attesa di risposta alla domanda d’asilo per poter garantire loro assistenza sanitaria e la scelta di disporre il rilascio anticipato del 10% dei detenuti per pene lievi, giustificata dal ministro degli Interni, Eduardo Cabrita, con la necessità di evitare che le prigioni diventino una centrale di diffusione dal virus.

In secondo luogo, governo e opposizione hanno concordato un ampio pacchetto di stimoli economici, dato che per Lisbona si prospetta una caduta del Pil pari all’8%. Sono oltre 9 i miliardi di euro messi in campo per combattere il rischio disoccupazione e rafforzare la previdenza sociale e i settori economici in crisi, uno stanziamento pari a quasi il 4% del Pil.

Infine, Costa e gli altri leader parlamentari hanno concordato la strategia di non cedere al fronte del rigore in Europa. Il premier ha più volte sponsorizzato la strategia dei Paesi dell’Europa mediterranea e meridionale di rifiutare il rigore ad ogni costo e di appoggiare l’approvazione dei cosiddetti Eurobond, scontrandosi con particolare durezza con l’Olanda di Mark Rutte. Quando il ministro delle Finanze olandese Hoekstra aveva chiesto alla Commissione di avviare un’indagine sul motivo per il quale alcuni Paesi dicano di non avere margine di bilancio per fronteggiare l’emergenza, Costa aveva definito le sue parole “ripugnanti”, arrivando più di recente a chiedere se l’Olanda avesse reali intenzioni di rimanere nell’Unione Europea dati i suoi freni a una politica comunitaria meno orientata all’austerity. Una piattaforma comune di lavoro sta guidando la risposta del Portogallo alla crisi: e Lisbona dà, in questo contesto, una lezione di compattezza all’Unione.

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