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Ottawa, 3 aprile: un leader parla al segmento di popolazione che sente più vicino, e molti sono anche in visibilio. Chi parla potrebbe essere soddisfatto ed accennare un sorriso, invece il canadese Justin Trudeau pare giù di morale. La folla non è lì in piedi per osannarlo, quanto piuttosto per condannare uno scandalo che ha frantumato la sua brillante carica di primo ministro. Con una serie di dimissioni ai vertici, critiche sfrenate da parte dei suoi oppositori politici e sondaggi altalenanti, l’ex testimonial del liberalismo globale sta affrontando una caduta in disgrazia che potrebbe rivelarsi fatale.

Ripensando a quelle cinquanta donne, giovani e di sani principi, che gli hanno voltato le spalle, il primo ministro canadese si è sicuramente domandato come la situazione sia drasticamente peggiorata in così poco tempo. Trudeau ha tenuto un discorso all’evento biennale “Daughters of the Vote”, una campagna che condivide il suo lodevole desiderio di aumentare il coinvolgimento delle donne in politica, ma anziché abbracciare i valori del femminismo, il primo ministro si è ritrovato a dover giustificare l’espulsione di due donne, entrambi membri senior del proprio caucus liberale — l’ultima svolta nel disastroso scandalo del partito legato a SNC-Lavalin.

La polemica era scoppiata alcuni mesi prima, con accuse che Trudeau avesse messo pressione al procuratore generale Jody Wilson-Raybould affinché rinviasse l’azione penale ai danni di SNC-Lavalin, una società di ingegneria con sede in Quebec accusata di corruzione; al rifiuto da parte di lei, Trudeau l’avrebbe retrocessa ad una posizione governativa inferiore.

L’ufficio di Trudeau ha negato qualsiasi pressione, dichiarando di avere semplicemente suggerito di non a portare avanti accuse aziendali, tenendo in considerazione i posti di lavoro dei 9.000 dipendenti di SNC-Lavalin, e di avere retrocesso Wilson-Raybould al Dipartimento degli Affari dei Veterani al fine di colmare un vuoto ministeriale. Le dinamiche successive hanno scosso radicalmente il partito di governo.

L’ex procuratore generale ha comunicato ad una commissione parlamentare che Trudeau ed i suoi consiglieri avevano fatto ricorso a “minacce velate” per farsi strada, e che lei — un avvocato autoctono della Columbia Britannica — si era sentita indebolita ed intimidita dal team di Trudeau, i cui membri erano prevalentemente di genere maschile e di razza caucasica; in seguito a questo episodio, ha abbandonato il governo in segno di protesta, seguita da una solidale collega d’ufficio.

Alcune settimane più tardi, dopo altre dimissioni tra quelle implicate, Wilson-Raybould e la sua chiara alleata Jane Philpott sono state sollevate dai loro incarichi di liberali per avere infranto le norme disciplinari del partito: delle due, la prima aveva registrato di nascosto una conversazione con un importante burocrate circa SNC-Lavalin, credendo che “sarebbe successo qualcosa di molto pericoloso e sbagliato” e che il proprio posto di lavoro fosse a rischio.

Per un autoproclamato paladino del femminismo, dell’eguaglianza razziale e dell’apertura in senso lato, questo scandalo ha fatto breccia nei suoi punti di forza; la sua famosa politica “solare e positiva” si è schiantata contro un duro ostacolo e, con le elezioni federali di ottobre sempre più vicine, i suoi avversari politici fiutano l’occasione.

“Lasciatela parlare!” intonavano i primi ministri conservatori mentre il ministro delle finanze liberale redigeva il proprio budget, implorando il governo affinché permettesse a Wilson-Raybould di deporre ulteriori testimonianze davanti ai parlamenti dopo che la commissione di giustizia guidata dai liberali aveva chiuso l’indagine. Citando le parole del leader conservatore Andrew Scheer, era stato commesso “un tradimento di giustizia”.

Ma Trudeau sarà più scosso da critiche provenienti dagli angoli che riteneva alleati: i diritti delle donne sono stati fondamentali nel suo messaggio, ed il suo governo il primo nella storia del Canada ad avere un’equilibrata distribuzione di genere. Il voto femminile è stato costantemente a suo favore; in seguito all’esclusione di due ammirevoli donne dal suo caucus, quella stessa reputazione è ora in pericolo. Se da un lato le colleghe sono accorse in sua difesa — “Abbiamo un forte primo ministro che è anche femminista. Il nostro record parla da sé”, ha dichiarato il ministro del turismo Mélanie Joly —, dall’altro le giovani attiviste gli hanno voltato le spalle in netto contrasto.

Il messaggio di una di queste, Deanna Allain dell’Università di McMaster, è stato duro: “Condanniamo con tutto il cuore la sua espulsione di Jody Wilson-Raybould e Jane Philpott… Agisca in maniera migliore”. Tale sdegno sta incidendo sul brand personale di Trudeau, che in precedenza godeva di un vantaggio tra le donne fra i 10 e i 20 punti, e che ora, stando agli statisti, si è ridotto a solamente cinque. Lo stimolante applauso che ha ricevuto Jagmeet Sing, il leader del Nuovo Partito Democratico, per avere difeso la libertà di “dire la verità dinnanzi al potere” — riferendosi al caso Wilson-Raybould — allo stesso modo non risolleverà il morale del primo ministro.

Più preoccupante ancora è che lo scandalo ha riaperto vecchie ferite sul trattamento canadese nei confronti delle comunità autoctone. Trudeau ha promesso di portare avanti la loro causa, ma il suo licenziamento ai danni di Wilson-Raybound, un membro della We Wai Kai Nation, ha imbestialito la comunità nativa. Il Grande Capo Steward Philip, presidente dell’Unione dei Capi Indiani della Columbia Britannica, ha espresso “il massimo disgusto” per il comportamento di Trudeau, accusandolo di “supportare un obsoleto sistema di favoritismi”.

È come il caso di Aurora Ominika-Enosse, una diciannovenne di origini indigene, che impersona l’indignazione dei votanti su cui Trudeau poteva prima contare. “Lui non protegge le donne indigene, ogni singolo giorno temo per la mia stessa vita”, afferma la ragazza.

C’è una via d’uscita per il leader canadese? I sondaggi non offrono molta speranza al governo: i conservatori godono di un pieno 10% di vantaggio sui liberali — 40 punti a 30; tra le donne, quel vantaggio raggiunge addirittura il 12%. Sei su dieci affermano di disapprovare la performance del governo sotto Trudeau.

“Lo scandalo SNC-Lavalin ha reso possibile ciò che prima non era nemmeno immaginabile. C’è una concreta possibilità che Justin Trudeau e i liberali possano perdere le prossime elezioni in seguito a queste vicende”, ha dichiarato a Il Giornale Darrel Bricker dopo aver effettuato i sondaggi per conto di Ipsos.

Secondo l’opposizione, Justin Trudeau era una volta “il principe azzurro che non poteva fare alcun male”. Gli ultimi mesi hanno cancellato questa sua immagine, ricordando al mondo intero che la politica non è affatto una fiaba. Quella che era iniziata come una questione di illecito aziendale si è trasformata nella peggiore delle dispute, con fronti schierati sui diritti delle donne e sull’uguaglianza razziale. In seguito all’espulsione dei principali istigatori (come li percepisce lui stesso), Trudeau spera che la ferita dolente al proprio partito sia ora sanata; ma gli oppositori politici non si arrenderanno così facilmente, e l’orientamento dell’opinione pubblica pare aver cambiato direzione. Sembra proprio che il ragazzo d’oro canadese abbia perso il suo splendore una volta per tutte.