Da circa un mese, l’Iran ha inviato due navi nell’Atlantico, la Sahand e la nave da appoggio Makran. Quest’ultima, entrata in servizio di recente, rappresenta una delle unità più importanti della Marina di Teheran, non solo per la sua stazza, ma anche per lo scopo, ovvero quello di supportare le operazioni dei Pasdaran.

Queste due navi sono da molte settimane nel mirino dei servizi di intelligence militari degli Stati Uniti. L’Iran le ha fatte salpare in direzione ovest per prendere la rotta dell’Africa e poi, doppiato il Capo di Buona Speranza, per risalire l’Atlantico. Ma nessuno sa ancora con certezza dove possano essere condotte. All’inizio si pensava a una spedizione verso il Venezuela, come già avvenuto in passato. Molti analisti hanno espresso i loro pareri sulla possibilità che queste due navi trasportassero, oltre ai mezzi militari, anche altri tipo di armi, oro o altri elementi utili al governo di Caracas. Le foto satellitari mostravano perfettamente la presenza di sette motoscafi che la Marina dei Pasdaran utilizza regolarmente nelle acque del Golfo Persico per le sue tipiche operazione “a sciame”.

Ma nelle ultime ore sembra che la Sahand e la Makran non siano più diretti nei porti sudamericani. Forse per una particolare convergenza di interessi politici in Iran e delle enormi pressioni dell’amministrazione Biden nei confronti dei governi dell’America Latina (questa la tesi sostenuta da Politico), ma anche per la volontà della Casa Bianca di evitare scontri durante i negoziati sul nucleare, le due unità iraniane sembrano aver intrapreso una nuova rotta verso nord, pronte a risalire le coste dell’Africa occidentale. E a questo punto ci si chiede dove possano recarsi.

Se non andranno in Venezuela – e possibilità per ora sembra sempre più remota – le due ipotesi che circolano con insistenza sono due: o le navi si stanno dirigendo verso il Mediterraneo orientale, e quindi verso la Siria, oppure hanno preso la direzione della Russia.

La prima alternativa sembra essere quella più plausibile, soprattutto perché le notizie parlano di un’imminente esercitazione della Marina iraniana, in particolare di quella dei Guardiani della Rivoluzione, insieme alla Marina russa. Tutto questo dovrebbe avvenire davanti alle coste di Tartus, sede della flotta di Mosca nel Mediterraneo orientale. Alle manovre potrebbero prendere parte anche altre unità della flotta di Teheran in arrivo Suez, compiendo quella che è la rotta principale per qualsiasi nave proveniente dall’Iran e diretta, appunto, nel Mediterraneo.

In attesa di ulteriori tasselli di quella che è diventata una vera e propria caccia alle due navi iraniane, gli analisti continuano a chiedersi i motivi di questo strano viaggio della Makran e della sua nave di scorta, la Sahand. Sicuramente l’Iran ha voluto lanciare un segnale: dopo l’incendio e l’affondamento della nave da supporto Kharg, gioiello della flotta della Repubblica islamica, le navi iraniane sono partite e hanno doppiato per la prima volta il Capo di Buona Speranza, manifestando una rinnovata capacità di proiezione di forza. In più, con questa mossa l’Iran ha confermato di sapere mettere in allerta gli Stati Uniti in qualsiasi momento, tanto che al Pentagono hanno seguito con estrema attenzione le due unità fino a domandarsi se fosse lecito sequestrarle o colpirle prima del loro potenziale arrivo in Venezuela. Infine, molti analisti si soffermano sulla possibilità che queste navi siano usate per scortare le petroliere dirette in Siria, e che da tempo sono colpite da atti di sabotaggio di Israele: lanciando così un segnale nell’oscura e sempre più vasta guerra marina e sottomarina tra i due Stati. Infine un messaggio a latere rivolto all’Occidente in base ai calcoli del sito specializzato TankerTrackers, le due navi passerebbero lo stretto di Gibilterra esattamente due anni dopo il blitz contro la petroliera Grace 1 da parte dei commando britannici. Uno degli episodi-chiave della guerra delle petroliere che infiammò quell’estate.

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