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Centinaia di persone si sono ammassate di fronte al numero uno di Pyidaungsu Yeiktha Road, a Yangon. Siamo nel cuore del Myanmar, dove dal primo febbraio la giunta militare ha preso il potere in seguito a un colpo di stato. La folla strepita, urla, scalpita. Nel mirino dei dimostranti c’è l’ambasciata cinese, finita nell’occhio del ciclone in seguito a rumors non confermati, e che forse mai verranno verificati.

Su internet è circolata una voce presto diventata virale e rilanciata da alcuni media indiani. Nei giorni scorsi la Cina ha inviato in Myanmar diversi aerei cargo. Che Pechino abbia spedito i velivoli è stato confermato dalla stessa ambasciata cinese birmana. È tuttavia sul contenuto della merce inviata oltre confine che la versione presa per buona dai dimostranti cozza con la spiegazione ufficiale cinese.

I manifestanti pro democrazia sono convinti che dentro quegli aerei si nascondano armi e personale tecnico (pronto a bloccare internet e social media), gentilmente concesso dal Partito Comunista cinese alla giunta militare del generale Min Aung Hlaing. In altre parole, in una parte della popolazione birmana si è sparsa la voce che la Cina stia supportando i golpisti.

Gli aerei misteriosi

La Cina ha prontamente respinto ogni accusa di collusione con i militari birmani, sostenendo che il carico trasportato via aerea contenesse frutti di mare e altro cibo. Dal momento che il Myanmar è sull’orlo del caos, e che una voce non controllata è in grado di generare vere e proprie sommosse, l’ambasciata cinese ha dovuto pubblicare un documento ufficiale in merito agli aerei misteriosi. “Di recente molti aerei cinesi sono arrivati in Myanmar. Hanno trasportato principalmente staff tecnico”, hanno spiegato i diplomatici, aggiungendo però che “secondo lo studio del nostro team, i voli cargo che fanno spola tra Cina e Myanmar contengono merci come frutti di mare”.

L’ambasciata ha quindi lanciato un avvertimento ben preciso: su internet girano voci false. Detto altrimenti, l’indiscrezione delle armi non sarebbe altro che una news inventata di sana pianta. “Sono solo voci, quindi si consiglia di non credere o diffondere tali indiscrezioni”, ha concluso la sede diplomatica in un avviso. Ma per quale motivo è stata messa in giro la voce sugli aerei cinesi?

Premesso che la stessa ambasciata cinese ha smentito l’ipotesi dell’invio di armi, si possono fare un paio di ipotesi. La prima: nella confusione generale la semplice notizia di un trasporto merci è stata ingigantita involontariamente. La seconda: data l’accesa rivalità tra Cina e India, e considerando che i due Paesi stanno portando avanti un estenuante braccio di ferro lungo il confine che li separa, ai piedi dell’Himalaya, non è da escludere un tentativo avversario di offuscare l’immagine di Pechino. Troviamo poi la terza ipotesi: ovvero quella che confermerebbe l’effettivo invio di armamenti.

Il ruolo della Cina

La pista della armi appare tuttavia piuttosto improbabile per varie ragioni. Intanto perché, da un punto di vista meramente politico, alla Cina cambia ben poco se il governo birmano è presieduto da una giunta militare o da Aung San Suu Kyi. Dopo di che, bisogna considerare uno dei pilastri che guida la politica estera cinese: quello di non interferenza nelle vicende politiche altrui. Last but not least, c’è un’ultima considerazione da fare. L’esercito birmano è già abbastanza armato, o per lo meno possiede una quantità di armi sufficiente per tenere a bada la popolazione. Dunque, di quali altre armi potrebbe aver bisogno?

È pur vero, fa notare l’emittente indiana Wion, che il Myanmar rappresenta per la Cina il terzo più grande cliente di armi dell’Asia, e che la Cina è il maggiore esportatore di armi per il Myanmar. Basti pensare che, dal 2013 a oggi, Yangon si è procurata da Pechino il 68% delle armi in suo possesso (720 milioni di dollari in armi convenzionali). Tra le armi (o i mezzi) entrati in possesso del Myanmar tramite la via cinese troviamo due fregate Type-43, 76 veicoli blindati Type-92, 17 JF-17 Aircraft e 12 droni Rainbow Uav.

“Ci sono state false informazioni e voci sulla Cina su questioni relative al Myanmar”, ha spiegato il portavoce del ministero degli esteri cinese Wang Wenbin, come riportato da Reuters. La Cina, ha fatto notare lo stesso Wang, sta seguendo da vicino la situazione e spera che tutte le parti si impegnino per perseguire lo sviluppo nazionale e la stabilità. Pechino ha inoltre accettato una dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva il rilascio del leader eletto Aung San Suu Kyi e di altri detenuti, e ha espresso preoccupazione per lo stato di emergenza. Nel frattempo, la situazione in Myanmar si fa sempre più delicata.