Nonostante la firma di Sharm el-Sheikh per il cessate il fuoco ed il piano di pace a Gaza, fortemente voluto Donald Trump, la tensione in Medioriente resta altissima. Nella Striscia la seconda fase del piano fatica a decollare e molti si chiedono fra quanto tempo naufragherà l’accordo voluto dal presidente americano. La Giordania resta un vaso di coccio fra vasi di ferro e la sua fragilità politica e sociale è un fattore destabilizzante per la regione. La nuova Siria guidata dall’ex qaedista Ahmad al Shara, nonostante le tante promesse, rimane un luogo di violenza dove le minoranze vengono perseguitate. Il Libano dopo aver faticosamente eletto un presidente sta cercando di ripartire, ma la questione del disarmo della milizia filo-iraniana di Hezbollah appare lontano dal concretizzarsi. Senza contare il ruolo della Turchia di Erdogan che punta a diventare la nazione egemone di un’area turbolenta e complessa.
Gideon Sa’ar è un politico israeliano di grande esperienza che in passato ha guidato i ministeri dell’Educazione, degli Interni e della Giustizia e dalla fine del 2024 e il responsabile della politica estera di Tel Aviv. A InsideOver racconta la visione di Israele per la regione.
Ministro Sa’ar qual è la situazione in Medioriente?
Per Israele la situazione è sempre complicata, siamo sempre stati l’obiettivo dell’odio e della discriminazione. Il presidente statunitense ha fatto molto per mettere fine al conflitto di Gaza, ma i suoi sforzi saranno stati totalmente inutili i se non verranno rispettati gli accordi presi. L’offensiva è stata fermata, ma Hamas non ha nessuna intenzione di consegnare le armi e rinunciare ad essere il dittatore della Striscia. Il problema è trovare una classe politica palestinese affidabile, troppe volte hanno tradito la nostra fiducia. Anche l’Anp non ha più credibilità, nemmeno fra i palestinesi. Ritengo che sia necessario accelerare i tempi con l’istituzione del Consiglio di Pace, guidato da Donald Trump e siamo felici che ne faccia parte anche l’Italia, una nazione con la quale manteniamo importanti relazioni diplomatiche.
Israele agisce anche in Siria dove ha bombardato la capitale Damasco e le regioni del sud, così come in Libano. Come giudicate il presidente al-Sharaa?
Ahmad al Shara è un pericoloso estremista, noi non crediamo nella sua trasformazione. Non basta mettersi una cravatta e presentarsi alle Nazioni Unite per far dimenticare il suo passato da terrorista. La Siria, sotto il suo governo, diventerà un califfato, verrà applicata la legge islamica nonostante le false promesse che ha fatto agli Stati Uniti. Prima ha massacrato.gli Alawiti, accusandole di essere ancora fedeli all’ex presidente Assad, poi ha cominciato a colpire la minoranza drusa che vive a sud, anche i cristiani vivono nella paura di quello che può accadere. Nel suo governo ci sono soltanto ex terroristi ed Israele è intervenuto per difendere la minoranza drusa. Lo abbiamo fatto anche su richiesta della comunità drusa israeliana che è parte integrante della nostra società, ma soprattutto per aiutare una minoranza indifesa.
L’aviazione israeliana continua a colpire anche il Libano…
R. Hezbollah è indebolito, ma non è sconfitto e rimane una minaccia costante per tutto il Nord della nostra nazione. Il Presidente del Libano aveva promesso il disarmo di questa milizia che vuole distruggere Israele, ma ad oggi questi servi di Teheran non hanno consegnato le armi e sono ancora i padroni del Libano meridionale. Troppo a lungo l’esercito nazionale libanese ha permesso a questa milizia di essere la legge. Il tempo è scaduto, il governo del Libano deve mantenere le sue promesse.
Come giudicate le mosse della Turchia, che sta cercando di aumentare la sua influenza nell’area, facendosi paladina della causa palestinese?
Recep Erdogan è un islamista con legami con la Fratellanza Musulmana, il presidente turco ha dimostrato molte volte la sua aperta ostilità nei confronti di Israele e nei confronti del suo governo. Ankara è un membro della Nato, vuole entrare nell’Unione Europea, ma in Medioriente si comporta come la peggior dittatura. Mettere in discussione la legittimità di Israele porta alla violenza come è appena successo in Australia.
Come commenta le parole dell’ambasciatore di Israele a Roma Jonathan Peled, che ha dichiarato che neanche in Italia gli ebrei si sentono sicuri?
R. Quello che ha dichiarato il nostro ambasciatore si basa sul fatto che ci sono stati diversi episodi di antisemitismo in Italia, manifestazioni dove con la scusa di sostenere i palestinesi, si sosteneva Hamas e la distruzione di Israele. Come ho già detto, abbiamo un ottimo rapporto con il governo italiano, ma è il pregiudizio nei nostri confronti ci spaventa.