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Febbraio 2020 è stato un mese che in Italia non potremmo mai dimenticare. Era il 21 febbraio, infatti, quando a Codogno, in Lombardia, veniva segnalato un primo focolaio di SARS-CoV-2 (Covid-19): dal 23 febbraio, dopo la scoperta di alcuni focolai, vengono posti in quarantena dieci comuni in provincia di Lodi e quello di Vo’ Euganeo, in provincia di Padova. Il resto è storia, e la pandemia è diventata tristemente parte della nostra vita quotidiana, fra bollettini quotidiani, lockdown, tamponi, quarantene e, purtroppo, molti (troppi) morti. Ma febbraio 2020 verrà ricordato anche per alcuni eventi molto importanti, soprattutto a livello internazionale: negli Stati Uniti, dopo mesi di indagini e crisi istituzionale, il presidente Usa Donald Trump viene assolto nel processo di impeachment; il 29 febbraio le delegazioni di Stati Uniti e talebani, guidate dall’inviato della Casa Bianca Zalmay Khalilzad e dal mullah Baradar, firmano inoltre a Doha un primo, storico, accordo, a oltre 18 anni dall’intervento americano dopo gli attentati dell’11 settembre.

Si conclude il processo di impeachment contro Trump

È il 5 febbraio 2020 quando Trump veniva assolto dall’accusa di abuso di potere e di ostruzione al Congresso. Sono stati 48 i senatori che hanno dichiarato Trump “colpevole”, 52 quelli che invece lo hanno dichiarato “non colpevole”. Ogni singolo senatore ha votato alzandosi in piedi e pronunciando la propria decisione di fronte agli altri. Per la condanna sarebbero serviti 76 voti a favore. Al termine della votazione, il capo della Corte Suprema, John Roberts, lo stesso che ha presieduto il processo, ha dichiarato che “non avendolo definito colpevole i due terzi dei senatori presenti, il Senato ritiene che Donald John Trump, presidente degli Stati Uniti, non è colpevole del primo articolo di impeachment”.

Lo stesso giorno Trump si assicurava l’assoluzione anche dal secondo articolo dell’impeachment, ovvero quello relativo all’ostruzione del Congresso nell’inchiesta sul Kievgate. In quest’ultimo caso hanno votato contro l’assoluzione tutti i senatori democratici e a favore tutti i repubblicani, compreso Mitt Romney, che si era invece espresso a favore della condanna di Trump per abuso di potere. Il computo conclusivo è stato di 53-47 in favore del tycoon. I democratici Usa hanno cominciato a valutare l’ipotesi di presentare una richiesta di impeachment nei confronti del Presidente Donald Trump dopo che quest’ultimo ha ammesso di aver parlato con il neo-leader ucraino Volodimir Zelensky dell’ex vice presidente americano Joe Biden in una telefonata del 25 luglio 2019. Lo stesso tycoon, tuttavia, ha negato di aver fatto pressioni sul leader ucraino e ha pubblicato la trascrizione del suo colloquio telefonico con l’omologo ucraino, al centro della denuncia del whistleblower dell’intelligence Usa.

La “talpa” che ha accusato Trump

Come ha rivelato RealClear Investigations la “talpa” è Eric Ciaramella, già al servizio dell’ex vicepresidente Joe Biden e dell’ex direttore della Cia e arcinemico di Donald Trump, John Brennan. Secondo RealClear Investigations, Ciaramella avrebbe lasciato il suo incarico presso il Consiglio della sicurezza nazionale alla Casa Bianca a metà 2017 perché avrebbe rivelato alcune informazioni riservate ai media. Da allora è tornato al quartier generale della Cia a Langley, Virginia. “È stato accusato di aver lavorato contro Trump e di aver fatto trapelare notizie contro il presidente”, ha spiegato un ex funzionario della Sicurezza nazionale, parlando a condizione di anonimato. “Tutti sanno chi è. La Cnn lo sa. Il Washington Post lo sa. Il New York Times lo sa. Il Congresso lo sa. La Casa Bianca lo sa. Persino il presidente sa chi è”, spiegava Fred Fleitz, ex analista della Cia e funzionario nel consiglio per la sicurezza nazionale di Trump.

Lo storico accordo con i talebani siglato a Doha

Sul fronte internazionale, il 29 febbraio 2020 l’amministrazione americana registra un successo storico. In quella data, infatti, una delegazione di 31 talebani giunge a Doha, in Qatar, per firmare il trattato di pace con Washington. L’accordo mette fine al conflitto che da quasi vent’anni insanguina il Paese, costato la vita a migliaia di persone (tra civili, miliziani e militari). Il trattato arriva dopo mesi di trattative molto delicati, ma soprattutto dopo una settimana di “riduzione della violenza” concordata con Washington. Il ministro della Difesa del Qatar, Khalid bin Muhammad al Attyah, che il 26 febbraio 2020 aveva annunciato la firma dello storico accordo tra le due parti, ha evidenziato il ruolo pionieristico giocato dal suo Paese nella mediazione di dispute internazionali.

L’accordo viene siglato in un hotel a cinque stelle di Doha, dove gli Stati Uniti vengono rappresentati ufficialmente dal segretario di Stato, Mike Pompeo, il quale chiede ai talebani di “rispettare la promessa di tagliare i legami con al Qaeda”. A distanza di mesi, l’Afghanistan non ha ancora trovato la pace: gravi attentati si sono verificati mentre sono in corso tra governo e talebani difficili negoziati per porre fine alla guerra nel Paese. E ora il dossier passa nelle mani dell’amministrazione Biden.

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