Un viaggio della speranza, ma all’incontrario: questa volta si è partiti dall’Italia alla volta della Libia per sperare ancora di poter rivendicare un ruolo di primo piano nel dossier che interessa il Paese nordafricano e di strappare importanti accordi di natura politica. Quando l’aereo con a bordo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è atterrato a Tripoli alle 10:29, si è subito intuito che la missione del capo della nostra diplomazia aveva come obiettivo principale quello di far tornare l’Italia sulla Libia dopo l’assenza forzata dovuta alla crisi coronavirus. Una visita lampo quella di Di Maio, incentrata questa volta solo su Tripoli e che ha avuto nel mirino solo incontri con membri del governo guidato da Fayez Al Sarraj. Circostanza non da poco visto che nelle ultime sortite in Libia sia Di Maio che il presidente del consiglio Giuseppe Conte hanno più volte fatto atterrare i propri aerei anche a Bengasi, a due passi dal quartier generale di Khalifa Haftar.

Gli incontri tenuti da Luigi Di Maio a Tripoli

Sono stati due i colloqui più importanti tenuti dal titolare della Farnesina nella capitale libica. Il primo è quello che ha riguardato il premier libico Fayez Al Sarraj: quest’ultimo ha ricevuto Di Maio all’interno del palazzo presidenziale ed i due hanno parlato dell’attuale rapporto tra Italia e Libia. Un asse non proprio così saldo come alcuni mesi fa: a Tripoli a dominare la scena sono i turchi con le loro milizie e con i soldi e le armi fatti arrivare da queste parti a partire da dicembre, da quando cioè il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha approfittato delle distrazioni italiane ed europee per stabilirsi come principale alleato di Al Sarraj. Tuttavia, i toni almeno in apparenza sono sembrati molto cordiali. Anzi, il premier libico ha ringraziato l’Italia per i suoi sforzi volti allo sminamento dell’aeroporto di Tripoli e della periferia della capitale, iniziato grazie all’invio di squadre specializzate arrivate dal nostro Paese. Anche su una questione dove le posizioni dei due governi differiscono, ossia quella che ha a che fare con la missione Irini, non si è arrivati ad uno scontro frontale. Da parte di Al Sarraj è stata ribadita la volontà del suo esecutivo di veder attuata una missione globale, che comprenda forze navali, aeree e terrestri.

Successivamente, si è svolto anche l’incontro con il ministro dell’interno libico, il misuratino Fathi Bashaga. Con lui Di Maio ha discusso soprattutto di immigrazione, tema molto caldo visto che dalla Libia si è tornati a partire a ritmi molto elevati ed il numero di barconi salpati dalle coste del Paese nordafricano è apparso nelle ultime settimane nuovamente molto alto. Occhi puntati a Tripoli anche sul focus riguardante lo stop all’esportazione di petrolio, elemento quest’ultimo che sta comportando molti danni all’economia libica e su cui l’Italia si gioca molti interessi. Non è un caso che, tra gli altri, Di Maio nelle sue ore trascorse a Tripoli ha parlato anche con Mustafah Sanallah, numero uno della National Oil Company (Noc).

I libici presentano le proprie controproposte sul memorandum

Ma, come spesso capita quando di mezzo ci sono i rapporti italo – libici, è poi sull’immigrazione che si è incentrata buona parte della visita di Di Maio a Tripoli. In particolare, il governo libico ha fatto pervenire al titolare della Farnesina una serie di proposte riguardanti il memorandum sull’immigrazione sottoscritto tra i due Paesi del 2017. Si tratta del documento avviato durante l’era di Marco Minniti al Viminale, rinnovato nello scorso mese di novembre non senza polemiche interne all’attuale maggioranza giallorossa. In quell’occasione, il compromesso ha riguardato una serie di modifiche da attuare al memorandum, specie in relazione al rispetto dei diritti umani ed alla gestione dei centri di accoglienza in Libia.

Tripoli ha quindi presentato delle controproposte nell’ambito proprio del dialogo tra le due parti volte a modificare il documento. A confermarlo è stato l’ambasciatore libico in Italia, Omar Tarhuni, il quale ad AgenziaNova ha parlato di proposte discusse tra Basghaga e Di Maio. Non si conoscono bene i dettagli delle modifiche, fonti diplomatiche italiane si ritengono però al momento soddisfatte: “La Libia ha aperto alle nostre richieste”, hanno fatto sapere all’AdnKronos alcuni funzionari che hanno seguito la visita di Di Maio in Libia. All’Ansa è emerso un passaggio della modifica presentata da Tripoli, secondo cui “la Libia si impegna nell’assistere i migranti salvati nelle proprie acque, attribuendo loro protezione internazionale”.

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