A scapito di tutti gli sforzi per raggiungere la pace in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno riconosciuto il diritto di sovranità di Israele sulle Alture del Golan.

Lunedì 26 marzo il presidente Donald Trump ha firmato un decreto presidenziale che riconosce la sovranità di Israele sulle Alture del Gola. Nel 1967, durante la guerra dei sei giorni, Israele ha preso il controllo di questo altopiano siriano e di altri territori limitrofi. Firmato alla Casa Bianca, alla presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il decreto presidenziale è stato presto ritenuto illegittimo e unilaterale, in quanto va contro il diritto internazionale in materia di conflitti e contro la promozione della pace in Medio Oriente.

La controversa mossa di Trump ha ufficializzato un tweet precedente, pubblicato dallo stesso presidente il 21 marzo e che ha diviso gli utenti della piattaforma, in cui dichiarava che era “il momento per gli Stati Uniti di riconoscere pienamente la sovranità di Israele sulle Alture del Golan”. “Dopo otto lunghi anni di inferno”, si legge in un tweet, in riferimento alla presidenza di Obama, “abbiamo un presidente che sta facendo tutto il possibile per proteggere gli ebrei”. Un altro tweet domandava: “Cos’è successo a America first?”.

Con la sua mossa, che sembra addirittura andare contro il suo tanto atteso programma relativo al conflitto israelo-palestinese, il presidente Trump è andato contro decenni di politica degli Stati Uniti, riguardo alla questione delle Alture del Golan. Nel 2018 aveva già trasferito l’ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme, trascurando tutti i negoziati con gli attori globali, compresi i palestinesi, e ha tagliato i fondi di un programma delle Nazioni Unite destinati all’aiuto dei profughi palestinesi.

Come stabilito dal diritto internazionale, il territorio occupato nel corso di una guerra deve essere restituito. Il riconoscimento della sovranità di Israele sulle Alture del Golan è in contrasto con più di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: la risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, adottata nel 1981 dichiarava che l’annessione dell’altopiano, avvenuta in quello stesso anno, era “nulla e priva di effetti giuridici internazionali”; inoltre un’altra risoluzione (242, adottata nel 1967), sottolineava che “l’acquisizione del territorio con la forza è inammissibile”.

Israele aveva preso il controllo delle Alture del Golan durante la guerra dei sei giorni e le aveva occupate prima di annetterle nel 1981. Si stima che allo scoppio della guerra vivessero nella zona oltre 115mila siriani, ma la maggior parte di loro è fuggita dopo i massacri.

Oggi le Alture del Golan contano circa 40mila abitanti, quasi la metà dei quali coloni israeliani, e più di 20mila sono drusi: un gruppo etnoreligioso musulmano. La maggioranza di essi ha rifiutato la cittadinanza israeliana offerta dallo Stato di Israele dopo l’occupazione delle loro terre. Fino ad ora si sono sempre identificati come siriani e gran parte di loro appoggia il regime di Bashar al Assad.

Affacciato sulle pianure del Libano e di Damasco, al confine con la Giordania, l’altopiano di 1200 metri quadrati, oltre ad essere strategicamente cruciale, è ricco di risorse idriche. Ma la sua importanza per Israele consiste nel fatto che costituisce una sorta di torre di osservazione naturale situata vicino ai territori che, Israele teme, potrebbero venire influenzati da Hezbollah.

Le Alture del Golan sono anche considerate da alcuni circoli estremisti israeliani come un frammento del territorio di Canaan che Dio destinò a Mosè e che, secondo l’Antico Testamento, “sarà assegnato a voi (israeliti) come eredità”.

Il presidente israeliano Netanyahu è attualmente in corsa per la rielezione del prossimo 9 aprile, intanto sta anche affrontando un’imputazione per corruzione e abuso d’ufficio. La controversa decisione di Trump potrebbe sostenere la sua candidatura, dato che il riconoscimento delle Alture del Golan come territorio israeliano viene ampiamente proclamato dagli elettori di destra e di estrema destra, i quali credono nel “Grande Israele”.

Il riconoscimento di Trump relativo alle Alture del Golan ha anche acceso fantasie sulla prospettiva di annettere almeno la porzione occupata della Cisgiordania. I sondaggi pubblicati dal famoso quotidiano israeliano Haaretz hanno mostrato che il 42% degli elettori, tra cui i sostenitori della soluzione dei due Stati, è favorevole all’annessione del territorio costiero. Inoltre, con questa mossa Trump si è assicurato l’opportunità di intrecciare legami più forti con Israele, in particolare considerando la distanza creatasi durante l’amministrazione Obama, che aveva favorito l’Iran con l’accordo nucleare, da cui il presidente Trump si è ritirato il maggio scorso.

“Israele non ha mai avuto un amico migliore di te”, ha detto Netanyahu a Trump dopo la firma del decreto presidenziale relativo alle Alture del Golan.

Sebbene il riconoscimento sia arrivato dopo una presunta “disfatta generale” di Isis lo scorso fine settimana, Netanyahu ha razionalizzato questa mossa sostenendo ripetutamente che Israele ha bisogno delle Alture del Golan quale misura di sicurezza. Lascia intendere che la presenza iraniana in Siria metta in pericolo Israele.

“L’Iran cerca di usare la Siria come piattaforma per distruggere Israele”, ha detto in un tweet. Di conseguenza, la regione sembra essere sull’orlo di una crisi senza precedenti, mentre tra i governi che si affacciano sulla Siria le tensioni continuano a salire. Mercoledì il rappresentante siriano alle Nazioni Unite ha dichiarato che l’imprevedibile decisione di Trump lascia alla Siria una sola soluzione: “L’uso della forza”.

Nel corso di una riunione dell’Organizzazione della cooperazione islamica, a Istanbul, da parte sua il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto: “Non possiamo permettere che l’occupazione delle Alture del Golan venga legittimata”. Anche l’Iran ha condannato la decisione del riconoscimento, mentre il ministro degli Affari Esteri russo ha sostenuto che il cambiamento di status delle Alture del Golan è stata una “violazione diretta delle decisioni delle Nazioni Unite”. Dal 2014, dopo l’annessione in quello stesso anno della Crimea da parte del Cremlino, gli Stati Uniti hanno guidato le sanzioni economiche contro la Russia.