La questione relativa al Sahara è una delle più spinose che riguarda il continente africano. Tutto è nato all’indomani della decolonizzazione spagnola, con Madrid che nel 1974 ha lasciato questa regione rivendicata dal governo marocchino. Il conflitto successivo tra le autorità di Rabat e il Fronte del Polisario, formatosi con l’intento di chiedere l’indipendenza del Sahara Occidentale, non è ancora stato risolto, anche se recentemente gli Stati Uniti hanno ufficialmente riconosciuto la sovranità del Marocco. Rabat dal canto suo sta premendo per una precisa soluzione: quella cioè sull’autonomia.

La proposta sull’autonomia

La prima proposta in questa direzione risale al 2007. Il governo marocchino in quell’anno ha reso noto un proprio piano volto a dirimere la controversia: concedere cioè ampia autonomia al Sahara, a patto però che venga riconosciuta la sovranità di Rabat. Una posizione, quella marocchina, che nel corso degli anni ha fatto breccia in seno alla comunità internazionale. Il principio è molto semplice: raccordare le istanze relative a un autogoverno del Sahara, con la situazione de facto che vede le autorità del regno del Marocco controllare buona parte del territorio. Per questo ad oggi quella di Rabat è l’unica proposta reale sul piatto per risolvere la controversia. Tanto è vero che lo scorso 30 ottobre il consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato positivamente con 13 voti favorevoli e due astensioni il rinnovo della missione nel Sahara Occidentale, attiva dal 1991, con annessa la proposta dell’autonomia da parte del Marocco.

Sotto il profilo diplomatico, una svolta è arrivata a dicembre. Da Washington infatti, è stata ufficialmente riconosciuta la sovranità di Rabat nel Sahara, sposando in pieno la linea sull’autonomia. La decisione Usa è strettamente correlata anche con un’altra svolta politica riguardante il Marocco, ossia il riavvicinamento, mediato dall’amministrazione uscente di Donald Trump, con Israele: “Questo è un passo importante che conferma la legittima posizione di Rabat – aveva dichiarato in quell’occasione l’ambasciatore marocchino in Italia, Youssef Balla – in linea con il principio di integrità territoriale e che sostiene anche l’iniziativa di autonomia come soluzione politica a questa controversia regionale”.

La conferenza dello scorso 15 gennaio

In questa prospettiva, lo stesso governo marocchino ha organizzato lo scorso 15 gennaio una conferenza volta a promuovere la proposta sull’autonomia. Un incontro a cui, su invito di Rabat e anche del governo degli Stati Uniti, hanno complessivamente preso parte 40 Paesi. Buona parte di loro ha espresso una posizione favorevole al piano marocchino. Tra questi, da segnalare la presenza dei rappresentanti di Francia, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Giordania, Egitto e Senegal. Per Rabat è stata un’occasione volta a spiegare nel dettaglio la propria proposta sull’autonomia e le speranze riposte sul suo piano affinché possa risolversi definitivamente una delle questioni drammaticamente più longeve del continente africano. La vicenda relativa al Sahara è diventata sempre più centrale negli ultimi mesi per via, tra le altre cose, degli allarmi sulla diffusione del terrorismo islamista tra i campi profughi controllati dal Fronte del Polisario. Soprattutto tra quelli situati nella provincia algerina di Tindouf. In un video a novembre un alto esponente del Polisario, Khatri Alouh, incitava la folla a colpire obiettivi marocchini. La retorica e i toni usati sono apparsi drammaticamente simili a quelli degli islamisti. Di Tindouf del resto è Adnan Abu Walid al-Sahrawi, considerato il leader dello Stato islamico del Grande Sahara.

A margine della conferenza del 15 gennaio, il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha voluto lanciare un appello all’Europa: “L’Ue deve essere parte di questo slancio internazionale – si legge nelle sue dichiarazioni – e la posizione degli Stati Uniti deve fare appello all’Europa per il suo grado di impegno, in modo che la direzione presa dalla comunità internazionale per una soluzione nel quadro dell’autonomia sotto la sovranità marocchina sia anche quella dell’Europa”.