Uno degli ultimi incontri dell’ex segretario di Stato Usa Anthony Blinken prima di lasciare l’incarico è stato quello con il ministro degli Esteri del Marocco Nasser Bourita, che ha segnato la continuità delle relazioni tra Washington e Rabat al passare delle amministrazioni. Difficile non leggere in questa visita un rinnovato sostegno alla marocanità del Sahara, una posizione già ufficialmente riconosciuta dagli Stati Uniti nel 2020 e recentemente rafforzata dalla svolta diplomatica francese dell’ottobre 2024. Un’onda favorevole per la diplomazia del Regno, che continua a incassare successi: il Ghana ha sospeso le sue relazioni con la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), il Malawi ha ribadito il proprio sostegno alla sovranità marocchina sul Sahara, e sempre più Paesi africani tendono a riallinearsi con Rabat.
Non è un caso. Il Sahara non è solo una questione identitaria e di prestigio nazionale per il Marocco, ma un tassello fondamentale della sua strategia di proiezione continentale. La sua posizione geografica lo rende un naturale ponte tra l’Europa, l’Africa subsahariana e persino l’America Latina. Controllare le province sahariane di Seguia el-Hamra e Oued Ed-Dahab significa avere accesso a un’imponente fascia costiera atlantica e a un corridoio logistico privilegiato verso il Sahel e l’Africa occidentale. Un vantaggio strategico che spiega l’intransigenza dell’Algeria sul dossier sahariano, così come la sua crescente rivalità con il Marocco per l’influenza nel continente.
L’obiettivo di Rabat è chiaro: imporsi come una potenza commerciale e industriale di riferimento, un hub strategico tra Europa, Africa e Sud America. Negli ultimi 25 anni, il Regno ha tessuto una fitta rete di legami economici, culturali e religiosi con l’Africa occidentale. Le banche marocchine dominano il settore finanziario in diversi Paesi, le aziende del Regno sono protagoniste nei settori delle energie rinnovabili e delle infrastrutture, mentre il porto di Tanger Med è già uno dei più competitivi del Mediterraneo.
Ma Rabat non intende fermarsi qui. Il potenziamento della connettività logistica è al centro della sua strategia. Progetti come l’autostrada Tiznit-Dakhla, la linea ad alta velocità ferroviaria fino a Kenitra e il piano ferroviario “Maroc 2040” sono pensati per modernizzare la rete nazionale e creare un sistema integrato con l’Africa subsahariana. Il porto di Dakhla Atlantique, una delle opere più ambiziose, mira a catturare i flussi commerciali tra America Latina, Europa e Africa occidentale, in diretta competizione con le infrastrutture portuali emergenti di Mauritania e Senegal.
Tuttavia, se la dimensione marittima è ben avviata, il vero banco di prova sarà lo sviluppo di collegamenti terrestri transcontinentali. Il commercio intra-africano soffre ancora di una logistica inadeguata e di problemi di sicurezza, specie nella fascia saheliana. Rabat dovrà quindi spingere per il rafforzamento di progetti infrastrutturali transsahariani, un processo che dipenderà anche dall’evoluzione della situazione securitaria nella regione. Stabilizzare il Sahel non è solo una priorità strategica per il Marocco, ma una condizione essenziale per la crescita economica di tutta l’Africa occidentale, ancora troppo dipendente dall’esportazione di materie prime senza valore aggiunto.
Sul piano finanziario, il Regno ha bisogno di alleati per concretizzare la sua ambiziosa visione africana. E qui entra in gioco il rinnovato asse con Parigi. La Francia, sempre più in difficoltà nel suo ex “pré carré” africano, ha tutto l’interesse a collaborare con Rabat per consolidare la propria influenza in Africa occidentale, dove l’ostilità nei confronti dell’ex potenza coloniale è in aumento. Emmanuel Macron l’ha detto chiaramente il 6 gennaio 2025 davanti agli ambasciatori francesi: serve un nuovo approccio alle relazioni africane, e il Marocco può essere un partner chiave in questa riconfigurazione geopolitica.
Per le imprese francesi, il rilancio del partenariato strategico con Rabat è visto come un’opportunità. Le banche e le aziende marocchine, ormai ben radicate nei mercati dell’Africa occidentale, possono fungere da intermediari privilegiati per il capitale francese. In cambio, Parigi può offrire investimenti, tecnologie avanzate e il peso politico di una grande potenza. Un accordo vantaggioso per entrambi, specie se si considera la crescente aggressività di attori concorrenti come Algeria, Turchia e Iran, sempre più attivi e assertivi nel continente.
Il Marocco ha quindi davanti a sé una finestra di opportunità unica per consolidare il suo ruolo di potenza emergente in Africa. Con le giuste alleanze e investimenti mirati, il Regno chérifien potrebbe trasformarsi nel principale snodo economico del continente, con un’influenza destinata a crescere nei prossimi anni. Resta da vedere se riuscirà a superare le sfide logistiche, politiche e securitarie che ancora ostacolano la sua piena affermazione.