Quanto accaduto oggi poco al largo della Crimea, dove un cacciatorpediniere della Royal Navy è stato bruscamente invitato ad allontanarsi dalle acque territoriali russe a colpi di cannone e con l’intervento di un cacciabombardiere Su-24M che ha sganciato alcuni ordigni a proravia dell’unità navale britannica, conferma come il Mar Nero sia diventato recentemente uno dei fronti più caldi del confronto tra la Russia e la Nato.

Al di là delle reciproche contestazioni sulle responsabilità in merito a quanto accaduto, che rappresenta un episodio che ricorda altri tempi più caldi benché chiamati “freddi”, ci troviamo davanti a un fatto che va ad aggiungersi a una lunga lista di eventi che dimostrano come la vicinanza tra le forze armate dei due schieramenti possa generare, per errore oppure no, un inasprirsi improvviso della tensione in un momento molto delicato per la diplomazia.

Proprio il Mar Nero, insieme al Baltico e ai mari che circondano l’Artico, sono diventati la frontiera di questa contrapposizione che vede gli Stati Uniti intenti a cercare di contenere la Russia entro i suoi confini, andando a intaccare la sua storica sfera di influenza. Dall’altro lato Mosca risponde aumentando i voli di ricognizione, i pattugliamenti navali e le puntate dei bombardieri strategici verso le Adiz (Air Defense Identification Zone) dei Paesi della Nato.

Il Mar Nero però, proprio per la geografia che lo caratterizza, è forse il fronte più delicato di questo gioco. Da tempo le unità navali della Nato effettuano esercitazioni congiunte in quello specchio d’acqua, a cui la Russia risponde aumentando la militarizzazione della Crimea che, dal 2014, anno in cui è stata annessa alla Federazione dopo quello che può essere indicato come un vero e proprio colpo di mano (un’applicazione magistrale della Hybrid Warfare), è diventata una bolla di interdizione aeronavale, ovvero quella che in gergo militare viene chiamata bolla A2/Ad (Anti Access / Area Denial). Del resto su quel mare si affacciano Paesi storicamente della Nato (la Turchia), altri che sono entrati nell’Alleanza molto più di recente (Bulgaria e Romania) e altri che vorrebbero entrarvi (Ucraina e Georgia). La Russia ha visto quindi lentamente sparire la sua sfera di influenza, fatta da Stati “cuscinetto” che la allontanavano dall’Occidente, ed è stata costretta sulla difensiva.

Il confronto, però, come abbiamo già accennato non si è limitato allo strumento navale. Negli ultimi anni il numero dei voli degli aerei da ricognizione e dei bombardieri della Nato in quella regione è andato progressivamente aumentando sino ad avere, oggi, la presenza di più velivoli al giorno che lambiscono lo spazio aereo russo attorno alla Crimea o davanti alla base navale russa di Novorossijsk.

Gli Stati Uniti, più volte, hanno effettuato missioni di “pattugliamento” coi loro bombardieri strategici B-52H, che, dopo aver attraversato i cieli di mezza Europa, sono arrivati sul Mar Nero passando sui cieli ucraini (e spesso scortati da velivoli di Kiev).

Gli aerei spia della Nato e degli Usa sono ormai una presenza costante: nei cieli della regione si vedono Rc-135, Rq-4 Global Hawk, e qualche volta anche altri come i nostri G550 Caew. La ricognizione marittima è invece affidata ai P-8 Poseidon statunitensi o agli Atlantic francesi, che controllano l’attività navale (di superficie e subacquea) russa.

Attività che sempre più spesso assume i caratteri di movimenti in forze: in occasione dell’ingresso nel Mar Nero di unità della Nato per l’esercitazione Sea Shield, lo scorso marzo, tutte le unità subacquee russe presenti nel porto di Sebastopoli hanno preso contemporaneamente il mare.

Ancora ad aprile la Russia ha effettuato una vasta esercitazione delle sue forze anfibie, facendo intervenire naviglio da sbarco prelevato dal Mar Caspio e fatto passare attraverso i canali che collegano i fiumi Don e Volga e anche proveniente da distretti lontani come quello del Baltico e del Nord.

Le operazioni aeree russe, invece, hanno per la maggior parte riguardato l’intercettazione dei velivoli Nato, a volte in modo poco ortodosso, ma Mosca, recentemente, ha voluto dare un segnale all’Occidente spostando i suoi bombardieri Tupolev Tu-22M3 in Siria, a Hmeimim, per un rapido dispiegamento che ha portato al primo volo di pattugliamento di questi velivoli nel Mediterraneo Orientale. A questa primo dispiegamento ne è seguito un secondo proprio in questi giorni, e prevediamo che presto vedremo la presenza anche dei pattugliatori marittimi russi Tu-142 e dei bombardieri Tu-95. Il modo di Mosca di rispondere alla presenza della Nato nel Mar Nero, sebbene sia palese che non ha, in questo momento storico, la capacità di proiettare le proprie forze così lontano per lungo tempo da poter costituire una minaccia costante e seria.

La recente escalation nel Donbass, che ha visto Ucraina e Russia mobilitare le proprie truppe, ha solo dimostrato che quel settore è particolarmente delicato e si pone in continuità con queste dinamiche, che sono precedenti.

Il Mar Nero, quindi, rappresenta forse il punto dove si palesano maggiormente le tensioni tra le due parti, e riteniamo che, per quanto detto, sarà molto difficile che possano risolversi.

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