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Il recente discorso del presidente russo Vladimir Putin in Turkmenistan ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni osservatori internazionali che lo hanno descritto come “esplosivo”, tra cui il quotidiano tedesco Frankfurter Rundschau. Questo aggettivo, pur evocativo, appare probabilmente eccessivo per chi considera le dinamiche attuali del sistema internazionale al di fuori della narrativa occidentale dominante. Infatti, i punti principali sollevati da Putin nel suo intervento riflettono una visione del mondo che sfida apertamente l’ordine internazionale stabilito, ma che trova un’eco crescente nei paesi del Global East e del Global South, regioni emergenti sul piano economico, politico e culturale.

Uno dei temi centrali del discorso di Putin riguarda l’affermazione della sovranità nazionale e l’importanza per i paesi emergenti di preservare la loro identità socio-culturale. Egli ha sottolineato come questi nuovi centri di crescita economica e influenza politica siano determinati a svilupparsi secondo le proprie tradizioni e interessi nazionali, senza cedere alle pressioni esterne. Questa è una critica implicita al modello di governance globale attualmente dominato dalle potenze occidentali, che spesso viene percepito come promotore di un’agenda uniformante e poco rispettosa delle diversità culturali e politiche delle altre nazioni. La crescente assertività dei paesi del Sud Globale in materia di sovranità rappresenta una sfida diretta alle norme e ai valori che da decenni caratterizzano il sistema internazionale guidato dall’Occidente.

Un altro punto chiave sollevato da Putin riguarda la questione della distribuzione della ricchezza globale e della democratizzazione dell’ordine internazionale. I paesi che costituiscono la “maggioranza globale“, ossia la gran parte delle nazioni in via di sviluppo, stanno chiedendo una maggiore equità nella distribuzione delle risorse economiche e finanziarie a livello globale. Questo punto riflette una crescente insoddisfazione verso l’attuale architettura economica internazionale, che molti paesi del Global South considerano sbilanciata a favore delle potenze occidentali. L’idea di una “democratizzazione” del panorama internazionale implica una revisione dei meccanismi di governance globale, affinché questi tengano maggiormente conto degli interessi e delle esigenze dei paesi non occidentali, oggi spesso marginalizzati nei principali forum decisionali come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o il Fondo Monetario Internazionale.

In questo contesto, la posizione della Russia si pone come promotrice di un ordine mondiale multipolare, in cui la pace universale e lo sviluppo integrale possono essere raggiunti solo rispettando il diritto di ogni Stato di seguire una propria politica sovrana, di mantenere il proprio sistema di valori, tradizioni e credenze religiose. La visione di Putin è quindi quella di un mondo non dominato da un’unica superpotenza o da un gruppo ristretto di paesi, ma da una pluralità di attori che, cooperando in un quadro di rispetto reciproco, possono garantire un equilibrio più giusto e pacifico.

Questa retorica si oppone alla narrativa occidentale prevalente, che spesso dipinge la Russia e altre potenze emergenti come attori revisionisti o destabilizzanti per l’ordine globale. Tuttavia, per molti paesi del Global South, il discorso di Putin risuona come una difesa della propria sovranità contro le pressioni delle potenze occidentali, viste talvolta come promotrici di un interventismo politico ed economico che non tiene conto delle specificità locali. Questa visione multipolare è condivisa anche da altre nazioni emergenti, come la Cina e l’India, che hanno esplicitamente sostenuto l’idea di un ordine internazionale più inclusivo e rappresentativo.

D’altra parte, il discorso di Putin non può essere considerato senza prendere in esame le implicazioni geopolitiche della sua visione. La Russia, nel tentativo di rafforzare la propria posizione globale, ha cercato di consolidare alleanze strategiche con i paesi del Sud Globale attraverso iniziative come i BRICS e la Shanghai Cooperation Organization (SCO). Questi raggruppamenti rappresentano un’alternativa ai forum occidentali tradizionali e riflettono la volontà di creare un sistema internazionale parallelo, che permetta ai paesi emergenti di influenzare le dinamiche globali senza dover dipendere dall’Occidente.

Infine, la posizione espressa da Putin solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine del sistema internazionale attuale. La crescente frammentazione geopolitica e la rivalità tra i grandi blocchi economici e politici potrebbero portare a una ridefinizione delle regole del gioco globale, con potenziali conseguenze per la pace e la stabilità internazionale. Tuttavia, la proposta di Putin di costruire un mondo basato sul rispetto reciproco delle differenze e sull’equilibrio degli interessi nazionali potrebbe rappresentare un percorso verso una maggiore cooperazione globale, a patto che le potenze occidentali siano disposte a riconoscere e accogliere queste nuove realtà emergenti.

In conclusione, il discorso di Putin in Turkmenistan rappresenta una sfida al paradigma internazionale occidentale, ma allo stesso tempo offre una visione alternativa di un mondo più multipolare e inclusivo. Per alcuni, questa prospettiva è “esplosiva”, ma per molti paesi emergenti è un richiamo alla necessità di riformare un sistema globale che appare sempre più inadeguato a rispondere alle sfide del XXI secolo.

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