La California è (di nuovo) in lockdown. Il Governatore democratico Gavin Newsom ha infatti deciso di imporre nuove chiusure e limitazioni alle attività degli esercizi commerciali dopo il forte aumento delle nuove infezioni di Covid-19 che, nella settimana appena trascorsa, sono state in media 8200 al giorno. Cresce la pressione sulle terapie intensive che mediamente hanno il 36 per cento di posti letto ancora disponibili. Tutte le contee dovranno chiudere i bar e dovranno sospendere le attività di ristoranti, vinerie, zoo e luoghi di svago per famiglie (come il bowling) che si svolgono al chiuso. Le aree più colpite, che raccolgono l’80 per cento della popolazione dello Stato, dovranno chiudere anche le palestre, i luoghi di culto, gli uffici non essenziali, i parrucchieri ed i centri commerciali. Il distretto di Los Angeles (il secondo più grande degli Stati Uniti a livello scolastico) e quello di San Diego hanno annunciato che le lezioni scolastiche, il cui inizio è previsto rispettivamente per il 18 e 31 agosto, si svolgeranno a distanza.

Le conseguenze economiche

Il lockdown della California è destinato ad influenzare le prospettive di crescita economica degli Stati Uniti. Il Golden State, che ha 40 milioni di abitanti, è dotato della forza lavoro più massiccia di tutta la nazione ed è uno dei motori trainanti dello sviluppo del Paese . Il primo lockdown, imposto a marzo, ha provocato una forte ondata di disoccupazione ed oltre due milioni e mezzo di residenti hanno perso il lavoro. La ripresa è stata sterile ed a maggio, quando è iniziato il cauto processo di riapertura, sono stati creati appena 141mila nuovi posti di lavoro. La seconda ondata di contagi potrebbe provocare danni ancora più rilevanti alla produttività dello Stato. Secondo Alan Gin, professore associato di economia presso l’Università di San Diego ed intervistato dal San Diego Union Tribune, le chiusure danneggeranno quelle attività commerciali che hanno già pianificato le spese perché si aspettavano di poter essere operativi. I ristoranti, ad esempio, hanno probabilmente fatto scorte di cibo e saranno costrette a buttare via tutto senza ottenere alcun ricavo. Per Reginald Jones, anche lui sentito dal San Diego Union Tribune, c’è il rischio che le attività commerciali non abbiano fondi sufficienti per fronteggiare una nuova chiusura ed a risentirne sarà anche la fiducia dei consumatori. Il Prodotto Interno Lordo della California è crollato del 4,8 per cento nel primo trimestre mentre le spese dei consumatori si erano contratte del 7.6 per cento.

Le conseguenze politiche

Alcuni esponenti politici e scienziati avevano espresso critiche, già alla fine di maggio, nei confronti del piano di riaperture deciso da Newsom perché eccessivamente frettoloso e basato più sulle pressioni esterne che su dati scientifici. Newsom, secondo il Senatore democratico Steve Glazer, si sarebbe lasciato trascinare dalle pressioni politiche ed avrebbe preferito la popolarità al contenimento del virus. Il Governatore, lodato a marzo ed aprile per aver salvato vite umane grazie alle misure di contenimento, si trova ora in una posizione difficile ed il suo caso ricorda quello di Ron DeSantis, governatore repubblicano della Florida. In Florida il quadro epidemiologico appare compromesso e questo sviluppo rischia di danneggiare anche la popolarità e le capacità di rielezione di Donald Trump. La stessa cosa potrebbe succedere al Partito Democratico in California, una delle principali roccaforti progressiste della nazione. Una cattiva gestione dell’emergenze sanitaria non potrà non avere ripercussioni sulla tenuta, anche a livello nazionale, dei Democratici e sulla candidatura di Joe Biden. Il risultato è che sempre più elettori, in un momento di grave crisi, potrebbero scegliere di disertare le urne a causa di una sfiducia ormai radicata nei confronti dei partiti tradizionali. Una scarsa affluenza elettorale  potrebbe finire per aiutare proprio Donald Trump e Biden potrebbe così essere tentato dall’abbandonare Newsom al suo destino per evitare ogni possibile associazione tossica. Gli eventi degli ultimi mesi hanno ormai chiarito come il Covid-19 sarà parte integrante della sfida presidenziale prevista per novembre ed i due sfidanti dovranno valutare ogni possibile sfaccettatura dell’argomento per risultare credibili di fronte agli elettori.

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