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Politica

Il Libano svende la sovranità: l’accordo segreto anti-Hezbollah che lascia carta bianca a Tel Aviv

L'allegato segreto all'accordo USA-Israele-Libano rivela che il ritiro israeliano non avrà scadenze: sarà deciso da Israele

Emergono nuovi dettagli sull’accordo siglato tra Stati Uniti, Israele e Libano, firmato il 26 giugno scorso a Washington, che sulla carta mira a una «pace duratura» tra Tel Aviv e Beirut, con l’obiettivo di «ripristinare la sovranità libanese», «disarmare Hezbollah», e permettere il «ritiro progressivo dell’Idf dal sud del Libano». La sensazione è che, pur di isolare Hezbollah, il governo libanese abbia accettato un accordo che prevede una cessione di sovranità de facto.

A meno di 48 ore dalla firma del Trilateral Framework Agreement tra Israele e Libano emergono ora i dettagli di un allegato sulla sicurezza che era rimasto finora classificato. E la richiesta di mantenerlo segreto, come rivelato da fonti israeliane, non è partita da Gerusalemme ma da Beirut. E il motivo è facilmente intuibile. A firmare la richiesta di riservatezza è stato infatti il governo libanese, che pure ne aveva approvato la pubblicazione “in termini di principi”. L’intero accordo, invece, è stato reso pubblico sul sito del Dipartimento di Stato americano. Ma l’appendice sulla sicurezza – quella che contiene le vere clausole operative – è rimasta coperta da un velo di segretezza. Finora. A rompere il silenzio è stato il giornalista Yaron Avraham del network N12, che nella serata di domenica ha svelato in prima esclusiva i punti salienti del documento riservato. E ciò che è emerso riscrive di fatto i termini del ritiro israeliano dal sud del Libano.

Niente calendario, solo condizioni sul campo

Il cuore dell’allegato segreto è il quarto paragrafo, che stabilisce un principio destinato a fare discutere: il ritiro delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) non avverrà secondo un calendario prestabilito, bensì in base alle condizioni riscontrate sul terreno. In altre parole, Israele non lascerà il sud del Libano secondo una scadenza, ma solo quando – e se – le condizioni di sicurezza saranno ritenute sufficienti. Una clausola che ribalta l’approccio tradizionale dei ritiri militari, spesso vincolati a tempistiche politiche. Qui, invece, il fattore tempo è sostituito dal fattore sicurezza.

E chi decide se quelle condizioni sono state raggiunte? Israele stesso. Secondo quanto riportato da Avraham, spetterà allo Stato ebraico determinare se una zona pilota è stata sufficientemente «bonificata» dalle infrastrutture militari di Hezbollah. Un accordo che conferisce a Tel Aviv un’ampissima discrezionalità e che fa pensare che un ritiro dal Libano non avverrà in tempi brevi. Anzi.

La Linea Gialla e la libertà d’azione delle IDF

L’allegato segreto conferisce inoltre a Israele piena libertà d’azione all’interno della cosiddetta Linea Gialla – la fascia di sicurezza che le IDF continueranno a presidiare. Non si tratta di una semplice presenza statica ma di un mandato operativo che consente all’esercito israeliano di intervenire contro minacce immediate ed emergenti.

Il premier Benjamin Netanyahu ha già definito l’accordo come «un colpo massiccio a Iran e Hezbollah», sottolineando come «Israele e Libano hanno concordato due aree adiacenti vicino alla Linea Gialla per un programma pilota di disarmo di Hezbollah». Ma l’allegato segreto va oltre: non è prevista alcuna espansione dei progetti pilota al di fuori di quelle aree, e le Idf mantengono il diritto di agire per «fronteggiare qualsiasi pericolo».

Il comportamento del governo libanese appare, ad alcuni analisti, come un atto di resa incondizionata. Secondo quanto denunciato dalla giornalista Rania Khalek, infatti, il governo libanese ha messo in atto un «comportamento vergognoso» rivelando la propria natura «incompetente e collaborazionista» per aver «ceduto il sud e la propria sovranità a Israele». 

E non è certo l’unico commento di questo tenore, visti i contenuti dell’allegato, che sta sollevando aspre polemiche in Libano. «L’accordo-quadro firmato tra il Libano e Israele è un pessimo accordo per la sovranità libanese – nota Georges Malbrunot, giornalista de Le Figaro -. È estremamente favorevole allo Stato ebraico, che non è né costretto a ritirarsi, né a cessare il fuoco. È il Libano che deve fare i primi passi – smilitarizzazione di Hezbollah, ridispiegamento dell’esercito – prima di ottenere concessioni da parte del suo vicino».

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