Il Libano teme un’escalation come quella del 2006, quando nel pieno dell’estate il sud del paese e le zone di Beirut roccaforti degli Hezbollah rimangono per diversi giorni coinvolti in un conflitto con Israele generato dalla reazione dello Stato ebraico alle incursioni lungo il confine da parte dei militanti sciiti. Da allora è in vigore una tregua vigilata dalla missione Unifil, al cui interno il contingente più numeroso è quello italiano. Nei giorni scorsi le bombe tornano a colpire la capitale libanese, da qui le reazioni dei vertici del paese dei cedri in cui si parla anche di vera e propria “dichiarazione di guerra”. Per prevenire nuove tensioni, il capo del governo libanese, il sunnita Saad Hariri, chiede adesso l’aiuto di Mosca.
Lo spauracchio di una nuova guerra
Due droni israeliani che cadono nel quartiere a maggioranza sciita di Beirut, con la contraerea libanese costretta ad attivarsi, fanno sì che lo scenario vissuto nella capitale del paese dei cedri sia analogo a quello di un contesto di guerra. Ecco perché adesso ovviamente si teme un’escalation. Il ricordo del 2006 è molto nitido ed ancora fresco per non suscitare ancora timori e paure, specialmente poi un paese, quale il Libano, in perenne ricerca di fragili equilibri tra le comunità che lo compongono. L’attacco israeliano avviene, come detto, nelle zone sud di Beirut e dunque nei quartieri a maggioranza sciita. Chiaro dunque come il vero bersaglio è costituito dagli Hezbollah, il partito – milizia appoggiato dall’Iran considerato dal premier israeliano Netanyahu quale principale minaccia alla sicurezza dello Stato ebraico.
Non quindi una guerra contro il Libano, bensì tanti attacchi che hanno come riferimento principale l’Iran: dagli Hezbollah in Libano alle milizie sciite in Iraq, fino agli obiettivi di Teheran in Siria, Israele in questo momento sta conducendo un conflitto a bassa intensità contro gli interessi iraniani nella regione. Ma anche se non è Beirut dunque l’obiettivo principale delle attuali azioni israeliane, in Libano ugualmente non si dormono sonni tranquilli. In Israele si vota a settembre ed un Netanyahu in difficoltà nei sondaggi nelle prossime settimane proverà a mostrare ancora una volta i muscoli, per questo a Beirut si temono nuove escalation e nuovi scenari drammaticamente molto simili al 2006.
L’aiuto di Mosca richiesto da Hariri
Se il presidente Michel Aoun parla di vera e propria dichiarazione di guerra contro il Libano, anche il primo ministro Saad Hariri non appare molto tenero nei confronti del governo israeliano. Secondo gli accordi presi tra le varie componenti e forze politiche libanesi, il capo del governo deve essere sunnita: Hariri, pur sapendo di non essere primo destinatario dell’attacco, parla comunque di “aggressione israeliana” ed “attentato alla sovranità libanese”. Ma soprattutto, il premier del paese dei cedri si rivolge direttamente alla Russia: “Il Libano conta su un deciso ruolo di Mosca per evitare escalation”, dichiara Hariri in un colloquio telefonico con Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo.
La richiesta diretta alla Russia costituisce certamente una novità per il paese dei cedri: Beirut chiama in causa Mosca al fine di prevenire nuove possibile guerre all’interno del proprio territorio. Un segno del cambiamento dei tempi in questa martoriata regione: da quando la Russia mette piede in Siria, determinando la vittoria di Assad, il Cremlino diventa di fatto principale gestore degli equilibri mediorientali. Hariri sa come la Russia, che dialoga con l’Iran, che supporta Assad e che al tempo stesso ha stretti rapporti con Israele, può svolgere un ruolo decisivo per fermare questa guerra a bassa intensità che rischia ogni giorno di diventare sempre più ad alta intensità.
Per adesso da Mosca ci si limita a confermare la telefonata tra Hariri e Lavrov, sottolineando gli ottimi rapporti tra i due governi. Ma è chiaro che, mentre in medio oriente rullano sempre più forti i tamburi di guerra, al Cremlino si prepara l’offensiva diplomatica per prevenire altre tensioni.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



