L’aereo abbattuto dai missili iraniani nei cieli di Teheran non è “solo” un disastro che ha ucciso centinaia di persone innocenti. I suoi effetti sono molto più importanti di quello che può sembrare, con un sistema di governo che traballa di fronte alle accuse occidentali e una popolazione che ha dimenticato ben presto l’unità di intenti dopo la morte di Qasem Soleimani per riversare la rabbia contro le autorità.

La notte di Teheran sembra interminabile. Dopo l’omicidio di Soleimani, le lancette dell’orologio sembrano essersi fermate in Iran: bloccate in un incubo da cui il sistema degli ayatollah non sembra in grado di riprendersi. E i primi a esserne indeboliti sono i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, che hanno perso non solo il loro uomo di punta in Medio Oriente e cerniera con le potenze straniere e la Guida Suprema Ali Khamenei, ma anche una credibilità che è fondamentale per rimanere ancorati al sistema di potere costruito in questi decenni.

L’aereo dell’Ukraine Airlines è stato colpito da un missile partito da una base dei Guardiani. E il comandante delle forze aeree dei Pasdaran, Amir Ali Hajizadeh, si è assunto la “piena responsabilità” per l’abbattimento. “Ci assumiamo la piena responsabilità dell’errore, e qualunque cosa il governo decida siamo pronti a obbedire”, ha detto l’ufficiale in una conferenza stampa drammatica. E ha anche rivelato che avrebbe preferito morire dopo aver visto cosa era accaduto.

Hajizadeh non è morto. Ma certamente la sua figura adesso è particolarmente debole, soprattutto perché la piazza chiede la testa di coloro che hanno abbattuto l’aereo e nascosto le prove. Ma soprattutto è una piazza che inizia a non avere fiducia nella forza dei Pasdaran. E questo è un nodo particolarmente importante per una Repubblica islamica che vive una crisi sistemica di notevole importanza dovuta alle proteste di questo inverno (fonti non ufficiali parlano di centinaia di morti) e alle sanzioni che strangolano l’economia, e che attende le elezioni del prossimo mese con molte incognite. Arrivare a questa crisi con Soleimani ucciso, Hajizadeh indebolito e con una Guida Suprema messa sotto accusa da parte della popolazione, complica la vita dei Guardiani e dello stesso Khamenei. Mai come questa volta assediato e colpito nei suoi punti di forza.

Infografica a cura di Alberto Bellotto

Con la morte di Soleimani, Khamenei ha perso il raccordo tra Teheran e il Medio Oriente e uno degli uomini a lui politicamente più vicini. Il generale rappresentava una minaccia strategica per gli Stati Uniti e per gli alleati mediorientali di Washington, a partire da Israele. Ed era stato l’unico in grado di rovesciare le sorti della guerra all’Isis in favore dell’Iran, penetrando in tutti i Paesi con una forte comunità sciita. A questa esperienza e abilità politica e militare di Soleimani, si univa la forza di Hajizadeh, a capo di una delle branche più temute dei Guardiani: le Forze aerospaziali (Afagir).

Guida del programma missilistico delle Irgc, Hajizadeh ha più volte minacciato direttamente gli Stati Uniti (in questi ultimi giorni) e Israele (nel corso degli anni) di colpire le loro basi e le loro città. Ed è in sostanza il vertice della seconda forza più pericolosa dei Pasdaran proprio dopo le Quds.

I tunnel per il lancio dei missili, le nuove tecnologie per l’abbattimento dei droni, le capacità balistiche dimostrate (secondo alcuni) anche nel raid contro le basi di Ein al-Asad e Erbil, ma soprattutto il programma che ha portato l’Iran a sviluppare capacità di colpire le basi Usa nel Golfo e tutte le più grandi città del Medio Oriente sono tutti elementi che hanno reso le forze aerospaziali dei Pasdaran un elemento chiave della strategia degli ayatollah. Tanto è vero che nel mirino delle sanzioni Usa e dei negoziati sull’accordo con Teheran c’è sempre il programma missilistico.

Programma nucleare, programma missilistico, rete di alleanze regionali e sistema di potere centrale sono da sempre gli obiettivi principali dell’assedio politico, militare e finanziario messo in piedi dagli Stati Uniti. Sono questi i capisaldi dell’agenda “anti Iran”. E in due sole notti, in un’interminabile settimana nera per la Repubblica islamica, questo sistema ha tentennato. Le forze Quds sono decapitate, le forze aerospaziali gravemente indebolite nella loro leadership, l’immagine dei Pasdaran è ferita e il cerchio dei fedelissimi di Khamenei si stringe. Soleimani ha pagato con il sangue. Hajizadeh con un errore di qualcuno che sicuramente sarà una macchia indelebile nella sua carriera e agli occhi degli iraniani.

L’impressione è che in Iran ci sia qualcosa di molto più importante delle proteste. C’è un cambiamento di potere interno a quello Stato nello Stato da sempre obiettivo degli Stati Uniti: i Guardiani della Rivoluzione. Con l’obiettivo finale, forse, di indebolire definitivamente Khamenei. Bisogna capire se dall’interno o dall’esterno. O solo per una tragica fatalità.

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