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Politica

Il Kurdistan vuole l’indipendenza

Le autorità di Erbil hanno annunciato che il 25 settembre di quest’anno si terrà un referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. L’annuncio è stato dato dai rappresentanti delle fazioni curde più importanti di tutta la regione: il KDP, il PUK,...

Le autorità di Erbil hanno annunciato che il 25 settembre di quest’anno si terrà un referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. L’annuncio è stato dato dai rappresentanti delle fazioni curde più importanti di tutta la regione: il KDP, il PUK, il Gorran. Nonostante il parere contrario del governo centrale di Baghdad e il rischio di un’escalation di tensione in tutta l’area, i curdi iracheni hanno quindi deciso di tentare la via referendaria per proclamare la loro autonomia. Una via tortuosa, densa di ostacoli e soprattutto non desiderata da alcuna potenza dell’area mediorientale.I problemi sollevati dall’eventualità di un Kurdistan iracheno indipendente sono di varia natura. Innanzitutto, c’è un problema riguardante i suoi rapporti con il governo dell’Iraq. Baghdad, negli ultimi anni, ha concesso sempre più autonomia ai curdi iracheni ed ha avallato la presenza di milizie provinciali quasi completamente autonome dell’esercito regolare nazionale. I leader curdi si sono sempre interfacciati con il governo iracheno come enclave autonoma de facto indipendenti ed hanno intrecciato rapporti diplomatici con le altre nazioni impegnate nel conflitto siriano e iracheno quasi come se fossero rappresentanti diplomatici e militari di uno Stato vero e proprio. La guerra contro il sedicente Stato Islamico ha acuito queste differenze tra Iraq e curdi, ma la guerra, allo stesso tempo, ha reso indispensabili gli uni agli altri.Nel momento in cui il Daesh sembrava dover invadere tutto l’Iraq, è in particolare dai peshmerga curdi che iniziata la riscossa del Paese, perché nella regione a nord dell’Iraq le milizie hanno rappresentato un freno imponente all’avanzata del Califfato. Dall’altro lato, la presenza di un esercito iracheno di nuovo costituito e che riuscisse a riprendere il controllo di buona parte del territorio, ha permesso alla popolazione curda di non temere le ritorsioni e le minacce delle orde dello Stato Islamico. Tuttavia, le divisioni si sono nel tempo acuite e oggi, come dimostrato dal referendum sull’indipendenza della regione, i rapporti tra curdi e Stato dell’Iraq sono ai minimi termini: una parte vuole avere la propria autonomia; l’altra parte non vuole perdere una regione ricchissima di risorse minerali. In particolare, il tema caldo, oltre che quello in generale della secessione, resta la città di Kirkuk, che ha, nella sua provincia, il più grande giacimento di petrolio di tutto l’Iraq.Le reazioni degli Stati confinanti sono state tutt’altro che positive. E del resto, nessuno poteva accogliere favorevolmente la scelta di autonomia da parte di un popolo, come quello curdo, che vive su quattro Stati diversi e così differenti fra loro. I leader dei curdi iracheni hanno subito affermato di non voler influire sulle scelte dei curdi residenti in altri Stati. La questione, dicono, resta della singola comunità e nessuno può interferire sulle scelte altrui e sulla vita degli Stati confinanti. Resta però il fatto che, inevitabilmente, altre comunità curde in altri Paesi potrebbero prendere l’esempio degli iracheni come prototipo per le future relazioni con i rispettivi Stati centrali.La Turchia e l’Iran, in particolare, proprio per evitare questa deriva autonomista e il rischio di un innalzamento delle tensioni nei loro Stati, hanno subito preso le distanze dalla scelta dei curdi iracheni. La Turchia, naturalmente, ha reagito in maniera durissima all’annuncio dei curdi iracheni di volere l’indipendenza da Baghdad. Il motivo non è tanto il rispetto della sovranità dello Stato iracheno, che a Erdogan interessa il giusto, ma è proprio il timore che i miliziani curdi di Turchia, la cui eliminazione rappresenta da sempre un pallino del presidente turco, possano sentirsi galvanizzati dalla decisione irachena e inasprire la lotta. Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha bollato la decisione del presidente curdo Barzani come irresponsabile, e che non porterebbe altro che ulteriore tensione in una regione già altamente conflittuale.Anche l’Iran ha deciso di dichiarare la propria contrarietà al progetto indipendentista curdo. I motivi sono vari. Da una parte, c’è sicuramente la volontà di non destare la minoranza curda presente in Iran, meno influente rispetto a quella di Turchia, Iraq e Siria, ma non sottovalutabile sia nei numeri sia nei rapporti politici. Inoltre, Teheran ha da sempre temuto il rischio che il Medio Oriente subisse una sorta di balcanizzazione tale per cui le diverse etnie si differenziassero in Stati divisi fra loro. Il motivo è che, l’eventualità di Stati più piccolo a matrice etnica, comporterebbero o un numero elevato di guerre nella regione oppure un avvicinamento di tutti alla sfera sunnita, israeliana o, in ultima analisi, occidentale. Soprattutto adesso, con gli sciiti iracheni sempre più forti e che rinsaldano un’alleanza ormai certa fra l’Iran, l’Iraq e la Siria, vedere il sogno spezzato a causa di un Kurdistan indipendente, probabilmente filoamericano, non sarebbe un futuro auspicabile da parte di Teheran.





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