La geopolitica della corsa allo spazio
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La Turchia torna di nuovo all’attacco del Kurdistan siriano. La scorsa settimana il Consiglio di sicurezza turco decise nuove operazioni militari contro il Kurdistan siriano e ieri, 1 giugno, Recep Tayyip Erdogan ha confermato la decisione. Il sultano giustifica questa mossa appellandosi alla sicurezza nazionale contro i “terroristi” dell’ Unità di Protezione Popolare (Ypg).  La mossa turca giunge a poca distanza dallo stop imposto da Erdogan all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Si tratta di una semplice coincidenza o di una strategia più articolata?

Attaccare il Kurdistan siriano

“Stiamo entrando in una nuova fase per costruire una zona di sicurezza profonda trenta chilometri lungo tutto il nostro confine meridionale. Stiamo ripulendo i territori di Tell Rifat e Manbij e continueremo con altre regioni. Vedremo chi ostacolerà o chi sosterrà la sicurezza della Turchia”. Così Erdogan ha dichiarato una nuova offensive contro il Kurdistan siriano. Gli Stati Uniti e i curdi siriani già dalle prime dichiarazioni del Consiglio di sicurezza turco della settimana scorsa, si erano dichiarati allarmati prendendo le dichiarazioni come “serie”. Le televisioni turche infatti cominciavano a diffondere informazioni riguardo un imminente attacco.

Il conflitto contro l’Ypg sta arrivando al suo 36 esimo anniversario e si sta acuendo soprattutto nella zona irachena dove le bare turche tornano continuamente in patria. L’obbiettivo: strappare sempre più territorio ai curdi. Questa sarebbe la quarta grande operazione lanciata nel nord della Siria dal 2016. Da allora Erdogan attacca le forze armate dello Ypg dichiarando che, così facendo, andrebbe a colpire direttamente il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) che rappresenta una minaccia esistenziale per la sicurezza nazionale turca. Cosa c’è di diverso questa volta? 

Nonostante le dichiarazioni fatte sulla sicurezza nazionale, dietro ad esse ci sarebbero profonde implicazioni interne. La Turchia infatti sta attraversando una delle sue peggiori crisi economiche e, in vista delle elezioni presidenziali del 2023, Erdogan deve trovare dei punti di forza volti per aumentare il consenso dei suoi elettori. Far leva sul sentimento anti rifugiati sempre più crescente tra la popolazione turca e “liberare” la zona del nord-est siriano dai curdi per far spazio ai rifugiati siriani potrebbero fare al caso del Sultano. Un’altra carta sarebbe sfruttare il conflitto con i movimenti armati curdi. E così sta facendo.

Secondo Fawza al-Yusuf, alto funzionario curdo siriano intervistato da Al-Monitor, un attacco turco alla regione potrebbe provocare una carneficina e favorirebbe indirettamente lo Stato islamico. Il piano turco è quindi quello di prendersi sempre più porzioni curde della Siria settentrionale preoccupando soprattutto gli Stati Uniti, impegnati da anni al fianco dei curdi del Rojava, che hanno chiesto ad Erdogan di rispettare l’accordo del 2019 sul cessate il fuoco nelle zone controllate dai curdi siriani. La minaccia turca è quindi seriamente presa in considerazione, considerando che già Ankara controlla ampie porzioni di territorio siriano e che alcune aree sotto il controllo dei ribelli siriani sono strettamente affiliate al governo turco. Attaccare ulteriori zone nel nord della Siria, infatti, significherebbe andare ad aggredire aree controllate dalla Russia, creando così un ulteriore contenzioso in un pericoloso clima di guerra.

Un ricatto all’Occidente?

La decisione del Consiglio di sicurezza turco nasce in una situazione internazionale tesa, soprattutto per la Turchia. Le minacce di Ankara arrivano nel mezzo di una disputa con gli alleati Nato sulla richiesta di Svezia e Finlandia di entrare a far parte dell’Alleanza, come risposta all’invasione russa dell’Ucraina. I due Paesi sono noti per essere il rifugio di esponenti del Pkk – che ricordiamo essere riconosciuto anche dalla Nato come organizzazione terroristica – e la loro richiesta è stata per Erdogan uno schiaffo in faccia. Così, dopo varie minacce, il Sultano ha bloccato la loro adesione, affermando che Finlandia e Svezia non rispettano la sicurezza nazionale turca. 

Ecco che probabilmente vecchie abitudini ritornare in auge. Erdogan, secondo molti, sta sfruttando la guerra in Ucraina per provocare tutte le parti e ottenere da loro concessioni e il blocco dell’adesione di Finlandia e Svezia potrebbe essere letto come una mossa per compiacere la Russia. All’Europa invece il Sultano sta chiedendo una serie di richieste come, un alleggerimento delle sanzioni militari alla Svezia nate dopo l’invasione turca del 2019 nel Kurdistan siriano. Queste minacce servono ad Erdogan per sopravvivere in una situazione internazionale piuttosto delicata che lo vede in un modo o nell’altra protagonista, negoziatore e nemico allo stesso tempo. L’attacco al Kurdistan potrebbe garantire a Erdogan di restare al potere e di tenere sotto scacco l’intera alleanza atlantica.

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