Dopo quasi quattro mesi dall’esito elettorale delle elezioni anticipate che si sono tenute nel Paese, il Kosovo riuscirà finalmente ad avere il proprio governo, trovando nella figura di Albin Kurti il suo prossimo primo ministro. Ad annunciarlo con soddisfazione, come riportato dalla testata tedesca Deutsche Welle, è stato lo stesso politico kosovaro.

Dopo gli esiti della consultazione popolare, il panorama del parlamento del Kosovo è apparso molto variegato, rendendo difficile la nascita di un esecutivo dalle solide base che garantisse un efficiente svolgimento dei lavori, al punto da far pensare ad un nuovo giro di consultazioni elettorali. Tuttavia, dopo quattro mesi i due partiti di maggioranza del Paese, il partito socialista “VV” di Kurti e la Lega democratica di centrodestra sono giunti ad un accordo per la formazione dell’esecutivo, grazie anche all’appoggio dei micro-gruppi di rappresentanza delle minoranze etniche.

L’accordo, che in questo modo garantisce un ampio appoggio parlamentare, è sufficiente a mettere in moto il governo dopo lo stallo perdurante dallo scorso autunno e dare la possibilità di mettere in campo l’ampio piano di riforme per il Paese. Tuttavia, la frammentazione del blocco della maggioranza evidenzia come il margine di azione principalmente sul piano sociale sia molto limitato, anche a causa degli opposti interessi soprattutto dei micro-partiti che hanno preso parte all’accordo.

Dalla dissoluzione della Jugoslavia e dopo la guerra civile, il Kosovo non è ancora riuscito completamente a rialzarsi, anche e soprattutto per le pressioni della Serbia, che rivendica il possesso di diversi territori, e per i contrasti tra le minoranze. Mentre una collaborazione governativa è stata messa in atto tra le fazioni, non necessariamente le minoranze turche, serbe e bosniache saranno messe nella condizione di collaborare.

In prima battuta, una delle missioni del nuovo governo è infatti incentrata proprio sulla risoluzione della controversa questione con Belgrado, in atto dalla dichiarazione d’indipendenza kosovara del 2008 e mai accettata dalla Serbia e dai suoi alleati internazionali. Proprio questo elemento potrebbe infatti essere una delle prima prove per il governo di Kurti di testare la propria stabilità, sperando di portare avanti un’opera che sotto l’esecutivo di Ramush Haradinaj era rimasta sostanzialmente accantonata.

Con un’economia al momento principalmente incentrata sugli aiuti esteri, il Kosovo è obbligato a mettere in campo un forte piano di sviluppo economico, onde evitare l’irrilevanza all’interno del panorama balcanico che ha globalmente dimostrato una forte spinta propositiva proprio negli ultimi anni. Non è casuale infatti che uno dei primi obiettivi soprattutto della Lega democratica sia quello di potenziare i collegamenti con i Paesi confinanti, in un territorio nel quale le linee terrestri contano ancora i danni derivanti dalla guerra civile.

Grazie alla formazione del governo, la possibilità di riuscire a stare al passo o quantomeno non perdere terreno è assai più vicina, sebbene gli interrogativi legati alla stabilità dell’esecutivo siano più di uno. La speranza per il Paese è che le necessità che non possono più essere rimandate fungano da collante, aiutando il Kosovo a risollevare la propria condizione economica.

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