I cittadini kosovari si recheranno alle urne, nella giornata di domenica, per le importanti elezioni legislative. Si tratterà di consultazioni anticipate, causate dalle dimissioni del premier nazionalista Ramush Haradinaj che, nel mese di luglio, aveva lasciato il proprio incarico. Haradinaj era stato infatti convocato da un tribunale speciale kosovaro, con sede all’Aia, che indaga sui crimini di guerra commessi durante il sanguinoso conflitto tra Kosovo e Serbia del 1998-1999. L’uomo politico è stato un comandante dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck) ed è già stato indagato, in passato, per presunti abusi dei diritti umani venendo, però, sempre assolto. La coalizione a trazione conservatrice uscente, formata dalla Nuova Alleanza per il Kosovo, dai Socialdemocratici e dal Partito Democratico, sembra aver perso consensi durante il periodo di governo ed i partiti di opposizione, su tutti la Lega Democratica per il Kosovo (Ldk) e Vetevendosje, nazionalista di sinistra, potrebbero approfittarne.
Problemi irrisolti
I dati segnalano come l’economia del Kosovo stia attraversando una fase di forte crescita, ad un tasso del 4,5 per cento per il 2019, che dovrebbe poi essere confermato anche nelle annate successive. I parametri macroeconomici positivi svelano però, ad un più attento esame, diverse contraddizioni: il tasso di disoccupazione è altissimo ed è stimato al 30.6 per cento. La crescita non contribuisce alla creazione di nuovi posti di lavoro ed il settore privato, che offre buone prospettive di impiego, è composto perlopiù da aziende di piccole dimensioni. La fuga dei cervelli verso nazioni più sviluppate svuota il Paese delle menti più promettenti e genera un perverso circolo vizioso di impoverimento. Un fardello ulteriore che grava sulle potenzialità del Kosovo è rappresentato dalla corruzione, ormai endemica. Secondo un report dell’Istituto per la Giustizia i casi di malaffare finiscono spesso impuniti e manca la volontà politica di perseguirli. Sullo sfondo restano i difficili rapporti con Belgrado, che non ha mai riconosciuto l’indipendenza di Prishtina e con quella parte della comunità internazionale che supporta le posizioni serbe. La Russia, la Cina, l’India, la Spagna e molte altre nazioni non hanno rapporti diplomatici con il Kosovo, che non è membro delle Nazioni Unite e i cui cittadini necessitano del visto anche per visitare l’Unione Europea. L’esecutivo che nascerà dal voto dovrà prendere decisioni importanti, tra queste scegliere se continuare ad imporre i dazi doganali del 100 per cento alle merci serbe e bosniache importate nel Paese. Una guerra commerciale potrebbe rendere ancora più difficile la convivenza con la Serbia e causare ulteriori problemi nella regione.
Le prospettive
Sembra chiaro che nessun partito politico conseguirà la maggioranza dei seggi nelle consultazioni e che dovrà essere formata una coalizione. Bisognerà vedere se questo esito renderà più o meno facile la stesura di un programma di governo che cerchi di affrontare i principali problemi del Paese e di farlo progredire verso un maggiore sviluppo. Il miglioramento dei rapporti con Belgrado ed una maggiore integrazione della minoranza serba, che rappresenta l’otto per cento della popolazione del Kosovo, è vitale per provare ad affrontare una parte delle annose problematiche che affliggono Prishtina. Forti investimenti statali ed il supporto dei partner internazionali, tra cui ci sono gli Stati Uniti, saranno necessari per espandere l’economia del Paese, generare nuova occupazione e fermare la fuga dei cervelli. Un risultato importante conseguito da Vetevendosje potrebbe però scombinare le carte in tavola e generare instabilità. Il movimento nazionalista non nasconde le sue ambizioni di unificazione con l’Albania e la sua forte ostilità verso la Serbia. Un esecutivo influenzato da questo schieramento potrebbe portare ad un forte aumento delle tensioni nell’area balcanica. La comunità internazionale, che auspica una pacificazione definitiva dei Balcani, osserverà con attenzione e preoccupazione il voto di domenica, sperando in un esito positivo.
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