In occasione della votazione della risoluzione sulla Siria proposta dalla Federazione Russa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per criticare gli attacchi condotti dalla coalizione occidentale su Damasco nella notte tra il 13 e 14 aprile, l’Ambasciatore del Kazakistan al Palazzo di Vetro si è astenuto, bloccando il conteggio dei voti favorevoli a Mosca a soli tre. 

Lo scienziato politico russo Aleksadr Knyazev, interpellato da Ria Novosti, sostiene che la strategia del Kazakistan abbia un senso ben preciso, che va a difendere gli interessi di politica estera del grande Paese dell’Asia centrale: “Penso che uno degli obiettivi di questo attacco missilistico americano sia l’interruzione del processo negoziale in Siria che si svolge ad Astana. Comunque sia, con tutte le sue carenze, il processo di Astana contiene in gran parte dei progressi, almeno una diminuzione dell’intensità delle operazioni militari, la creazione di zone di distensione, al contrario, ad esempio, del processo di Ginevra“.

Pertanto, si evince che la posizione del Kazakistan sia stata formulata tenendo conto di due tesi: in primo luogo, la voce dei rappresentanti del Kazakistan nel Consiglio di Sicurezza non avrebbe influenzato la decisione generale – come è ovvio che sia, visto il peso determinante del voto dei membri permanenti.

Allo stesso tempo, il Kazakistan doveva mantenere una via di mezzo super partes per cercare di preservare il processo negoziale di Astana. In ogni caso, la posizione univoca e chiara del Kazakistan influirebbe negativamente sulle prospettive di un accordo inter-siriano ad Astana.

Il mese scorso, infatti, Erdogan, Putin e Rohani si erano incontrati ad Astana per avviare un processo negoziale per un decremento dell’escalation militare in Siria e programmare un processo di distensione sul conflitto nella Repubblica Araba. Nazarbayev aveva fatto da padrone di casa, nel suggellare il ruolo di rilievo che le repubbliche ex-sovietiche detengono nei tavoli negoziali che vedono protagonisti la Russia, esattamente come successo a Minsk sull’Ucraina

Il Kazakistan in tale occasione, aveva richiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria di conformarsi alla risoluzione 2401 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che riguarda la cessazione delle ostilità con le parole del ministro degli Affari Esteri, Kairat Abdrakhmanov.

“Kazakistan invita tutte le parti che sostengono una soluzione rapida del conflitto siriano, compreso il governo siriano, i rappresentanti dell’opposizione armata, il garante del Paese e tutti gli altri che potrebbero avere alcuna influenza sul rispetto della risoluzione 2401 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e incoraggia questi a fermare lo spargimento di sangueaveva dichiarato Abdrakhmanov, aprendo la riunione dei ministri dei Paesi garanti del processo di Astana il 16 marzo scorso.

I rapporti tra Astana e Mosca, infatti, non sembrano essere messi in crisi da questo voto. Anzi, soltanto pochi giorni fa, l’11 aprile, il presidente kazako Nursultan Nazarbayev, durante la cerimonia di accreditamento dell’Ambasciatore russo ad Astana, Alexey Borodavkin, aveva avuto modo di esprimere una menzione speciale nei confronti della Federazione russa, con la quale il suo Paese continua a rafforzare i rapporti: “Le relazioni del Kazakistan con la Russia sono un perfetto esempio di legami interstatali, partnership strategica e alleanza”, ha detto Nazarbayev, aggiungendo che “grazie alla nostra stretta cooperazione, l’Unione Economica Eurasiatica (EEU) ha operato con successo”.

Tuttavia, resta chiara la necessità di uno Stato grande come il Kazakistan di esplorare nuove direttrici di politica estera, che facciano gli interessi del Paese. Sempre il mese scorso, infatti, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov aveva espresso perplessità circa la possibilità per Astana di introdurre un regime di visa-free per i cittadini americani che intendessero recarsi in Kazakistan, sostenendo che tale decisione dovesse essere approvata da tutti i Paesi membri dell’Unione Eurasiatica, sebbene la secca risposta della sua controparte, che ha precisato la funzione economica dell’organizzazione, che prescinde dalle decisioni di natura politica dei singoli Paesi. 

Tale situazione, si ripropone nelle decisioni prese dal Kazakistan circa i propri rapporti con la Cina, con la quale condivide quasi 1800km di confini. Oggi Pechino e Astana sono molto vicine, grazie anche all’adesione al progetto di Pechino “One Belt One Road” (Obor), che prevede la costruzione della ferrovia che taglierà l’Asia Centrale, nell’ottica di un rafforzamento della Via della Seta

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