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Il Kazakistan ha giocato un ruolo di primo piano nell’erogazione gratuita di beni igienico-sanitari sin dai primordi della pandemia di Covid19, (ri)confermando e consolidando il proprio status di potenza umanitaria di caratura globale e di attore egemone nella regione Asia centrale. Gli –stan postsovietici e l’Afghanistan sono stati i principali destinatari e beneficiari della massiva campagna umanitaria kazaka – che ha raggiunto persino la Cina –, la quale si è rivelata tanto sui generis quanto efficace perché caratterizzata dall’elemento della multidimensionalità.

Nur-Sultan, invero, ha saputo fare leva sull’incuneamento geostrategico e sull’appartenenza a diverse realtà di integrazione sovranazionali dando vita ad un flusso ordinato ed altamente organizzato di carichi umanitari in uscita, destinati sia al vicinato postsovietico sia altrove, a volte concepito in totale autonomia ed altre in coordinamento con Tashkent, sullo sfondo della dinamicità proattiva e propositiva mostrata e dimostrata in sede di Unione Economica Eurasiatica e di Consiglio Turco. Gli ultimi due teatri toccati dalla macchina umanitaria kazaka sono il Kirghizistan e l’India.

Gli aiuti kazaki al Kirghizistan

Il Kirghizistan è stato uno dei più grandi recettori di aiuti umanitari provenienti dal Kazakistan sin dalle prime fasi della pandemia di Covid19. La dirigenza kazaka, dietro istruzioni dell’attuale presidente Kassym-Jomart Tokayev, nell’ultimo anno ha inviato periodicamente in loco carichi di beni utili di varia natura – sanitari, ospedalieri e persino strumentali, come la farina – svolgendo un ruolo determinante nell’evitare il collasso del sistema-Paese kirghiso dinanzi al pericoloso avanzare del virus.

Lo scorso aprile, a poco più di un mese dallo scoppio della pandemia, il Kazakistan dava inizio alla propria campagna umanitaria negli –stan postsovietici partendo proprio da Kirghizistan e Tagikistan, quivi inviando cinquemila tonnellate di farina ciascuno con l’obiettivo di garantire il soddisfacimento dei bisogni alimentari delle loro popolazioni. Lo scorso novembre, poi, su iniziativa di Tokayev, cominciava la spedizione in più puntate di un ingente carico umanitario, destinato esclusivamente a Biskek, composto da sedici tonnellate di prodotti sanitari ed ospedalieri, tra i quali quattrocento ventilatori medici e due milioni di mascherine protettive.

L’attivismo kazako nella martoriata terra kirghisa non è venuto meno con l’apertura del nuovo anno, perché a inizio maggio, “guidato dai principi della tradizionale amicizia, alleanza e partnership strategica con la Repubblica del Kirghizistan”, Tokayev ha delegato alle autorità nazionali l’allestimento urgente di una nuova e corposa missione umanitaria: l’invio di diecimila tonnellate di farina a Biskek.

Il Kazakistan in aiuto dell’India

L’India, che da alcune settimane è alle prese con il raggiungimento dell’acme pandemico – 21 milioni di casi e 234mila decessi, inclusa la registrazione di 414mila nuove diagnosi nella giornata del 7 maggio –, nei prossimi giorni riceverà assistenza umanitaria dal Kazakistan sotto forma di invio a titolo gratuito di beni igienico-sanitari e attrezzature ospedaliere.

L’entrata in scena di Nur-Sultan nel subcontinente è stata comunicata il 7 maggio, quando a Nuova Delhi, come già anticipato, sono stati registrati 414mila nuovi casi di Covid19. L’annuncio è avvenuto al termine di un’importante bilaterale tra Tokayev e il primo ministro indiano, Askar Mamin, organizzata allo scopo di ampliare la cooperazione bilaterale.

Il Kazakistan, secondo quanto riferito da fonti governative, invierà in India un carico salvavita formato da 6 milioni di mascherine protettive, 400mila respiratori, 50mila camici protettivi e 105 ventilatori polmonari portatili. La mossa, concepita “nello spirito di amicizia duratura e di supporto reciproco” tra i due Stati, rafforzerà ulteriormente il titolo del Kazakistan quale prima e principale potenza umanitaria della regione, nonché le già ottime relazioni con l’India – la quale, a sua volta, essendo estremamente interessata ad aumentare il proprio ruolo nelle dinamiche centroasiatiche, potrebbe ricambiare l’aiuto ricevuto già nei mesi a venire, sotto forma di nuovi accordi e investimenti, magari accelerando i lavori nel tavolo negoziale riguardante la produzione congiunta di dispotivi militari o nella sfera dell’interconnettività transnazionale.