Il Kazakistan ha un nuovo presidente ed inizia la sua fase post Nazarbayev, il capo di Stato leader già durante il periodo sovietico dimessosi dopo 30 anni di potere nei mesi scorsi. Dopo una breve fase di transizione, il nuovo corso prende ufficialmente piede ma in realtà la nuova leadership poco o nulla ha di diverso rispetto a quella precedente e tutto sembra svolto all’insegna della continuità.

Le elezioni di domenica

Dagli esiti delle consultazioni convocate per domenica, non emergono sorprese: il vincitore è Kassym-Jomart Tokayev, delfino del dimissionario Nazarbayev e presidente ad interim dal 20 marzo scorso, giorno in cui da rappresentante del Senato kazako prende le redini del paese. Le presidenziali, subito dopo l’addio di Nazarbayev, sono previste in realtà dopo un anno e dunque nel 2020. Nei mesi scorsi invece, si decide di dare un’accelerata al processo di transizione e far passare il prima possibile l’incoronazione di Tokayev dal verdetto elettorale, in modo da inaugurare ufficialmente il nuovo mandato presidenziale. E così vengono dunque organizzate nuove consultazioni, a cui partecipano sette candidati ma dove in realtà solo Tokayev sembra destinato a competere realmente per la vittoria.

Ed in effetti già dai primi seggi scrutinati appare netta la sua affermazione: a fine conteggio, Tokayev stacca nettamente gli avversari ottenendo il 70% dei consensi. Il suo più immediato inseguitore è Amirzhan Kosanov, il quale si ferma al 16%. L’Ocse parla di elezioni non regolari ed imbastite per dare a Tokayev un favorevole responso elettorale, è pur vero però che in un paese dominato da un’unica figura politica quale il Kazakistan, racimolare il 16% per un candidato dell’opposizione appare già significativo. Nel 2015 Nazarbayev risulta eletto con il 97% dei consensi, il suo partito “Nur Otan” (a cui appartiene anche il nuovo presidente) nelle legislative 2016 conquista invece l’82% dei voti. In pratica, dall’anno dell’indipendenza candidati e partiti presidenziali solitamente vanno ben oltre l’80% in termini percentuali ed il 70% di Tokayev rappresenta in qualche modo una novità.

Le proteste

Nazarbayev lascia la presidenza forte comunque di un grande sostegno popolare, evidentemente trasmesso anche al suo delfino Tokayev. In tre mesi costituire una valida alternativa per l’opposizione appare impossibile. Ma le voci di dissenso rispetto alla vecchia/nuova leadership si fanno comunque sentire: i sostenitori degli altri 6 candidati, denunciano brogli ed elezioni farsa, per questo ad urne aperte si assiste ad alcune manifestazioni. Non ci sono scende di violenza, ma si respira un clima di tensione che culmina con 500 arresti tra la capitale ed Almaty. L’opposizione punta il dito contro la decisione di tenere il voto ad appena tre mesi dalle dimissioni di Nazarbayev, un modo secondo gli avversari del nuovo presidente per evitare possibili sorprese fra dodici mesi. Ad ogni modo, ad urne chiuse ed a risultati consolidati a favore di Tokayev, non si registrano altre scene di tensione.

Chi è il nuovo presidente ed i possibili futuri scenari

Il profilo del nuovo capo di Stato kazako è quello di diplomatico e politico di lungo corso: la sua carriera in seno all’allora ministero degli esteri sovietico inizia già negli anni ’70, periodo in cui lavora sia a Mosca che nelle ambasciate di Pechino e Singapore. Quando il Kazakistan diventa indipendente nel 1991, è già un fedelissimo di Nazarbayev, il quale lo nomina per due volte ministro degli esteri. Tra il 1999 ed il 2002 è anche primo ministro, mentre dal 2007 è presidente del Senato, incarico che lascia solo tra il 2011 ed il 2013 quando viene nominato direttore generale dell’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra. L’uscita di scena di Nazarbayev gli lascia campo (quasi) libero verso la presidenza.

Ma il suo predecessore in realtà non abbandona il proprio ruolo. Basti pensare che uno dei primi decreti di Tokayev da presidente ad interim, è quello che riguarda la nuova denominazione della capitale: non più Astana bensì Nursultan, ossia il nome di Nazarbayev. Quest’ultimo lascia il 20 marzo scorso ed il vero motivo ancora non risulta del tutto svelato: si sa solo che, a sorpresa, ai kazaki viene annunciato in diretta tv il passo indietro del presidente senza che vengano fornite ulteriori spiegazioni. C’è chi parla dell’età, visto che Nazarbayev ha 78 anni, e della sua volontà di guidare da dietro le quinte la successione. C’è chi invece sostiene il timor dell’ex presidente di assistere a possibili lotte intestine all’apparato di potere messo in piedi negli ultimi 30 anni.

Il passaggio di testimone non equivale ad un cambiamento dell’indirizzo della politica kazaka, sia a livello interno che estero. Nazarbayev rimane infatti leader del partito Nur Otan, da questa postazione può indubbiamente controllare ad esercitare un’importante influenza sulla politica del suo paese e del suo successore alla presidenza. Una sorta di “guardiano” che, dall’alto, accompagna il potere kazako ad una delicata fase di transizione.

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