Sergey Lavrov, ministro degli Esteri della Federazione russa, si è recato a Nur Sultan, la capitale del Kazakhstan, per un’importante visita ufficiale destinata a rinsaldare i già stretti legami tra Mosca e la gigantesca nazione dell’Asia Centrale. Lavrov ha discusso di cooperazione commerciale, economica, culturale ed umanitaria con il suo omologo kazako Mukhtar Tleuberdi ed ha poi incontrato il capo di Stato Kassym-Jomart Tokayev. Il presidente ha affermato che la visita di Lavrov porterà benefici nelle relazioni con Mosca, mentre Tleuberdi ha ricordato come la cooperazione con la Federazione russa sia stata e sarà una delle priorità della politica estera del Kazakhstan. Le due nazioni condividono una frontiera lunga migliaia di chilometri e lungo il lato kazako del confine è concentrata una consistente minoranza russa, che corrisponde a poco più del venti per cento della popolazione del Paese. Nur-Sultan è inoltre membro di una serie di organizzazioni internazionali ,a carattere economico o militare, in cui Mosca riveste un ruolo chiave: dall’Unione economica euroasiatica al Central Security Treaty Organization passando per la Comunità degli Stati Indipendenti (Csi).

Prospettive strategiche

Lavrov, nel corso della conferenza stampa svoltasi dopo il colloquio con Tleuberdi, ha ricordato come una delle priorità delle due nazioni debba essere il rinforzo delle prospettive dell’Unione economica euroasiatica (Ueea), di cui potranno beneficiare le economie dei diversi stati membri. L’Ueea, di cui fanno parte Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Kirghizistan ed Armenia, è un’organizzazione di cooperazione economica che ha portato all’introduzione della libertà di movimento di persone, beni, capitali e servizi tra gli Stati membri ed alla formulazione di politiche comuni in diversi ambiti, dal commercio con l’estero all’energia e dall’antitrust ai trasporti, tra gli stessi. Il trattato istitutivo è stato firmato nel 2014 ma l’ente ha l’obiettivo di espandersi ad altre nazioni dello spazio post-sovietico e sinora la cooperazione rafforzata tra i Paesi aderenti ha dato buoni risultati. Un’integrazione più stretta, possibilmente in futuro anche a livello politico, è però ostacolata da diversi fattori tra cui il rallentamento di alcune delle nazioni aderenti ed anche dal timore di Kazakhstan, Armenia e Kyrgyzstan di poter perdere del tutto la propria indipendenza.

Il futuro

Nur-Sultan non ha comunque intenzione di impostare la propria politica estera unicamente in funzione di Mosca ed ha infatti espanso, progressivamente, i legami politici ed economici con Pechino. La Cina è interessata al petrolio, al gas naturale ed ai minerali kazakhi ed ha investito, negli anni, miliardi di dollari nelle industrie energetiche e petrolchimiche della nazione dell’Asia Centrale. Nur-Sultan ha potenziato il proprio export verso Pechino ed ha sfruttato gli intensi legami commerciali con il vicino, secondo solo a Mosca per intensità di scambi, al fine di migliorare le prospettive economiche. Il Kazakhstan ha anche beneficiato della cosiddetta Nuova Via della Seta, il titanico insieme di progetti infrastrutturali cinesi destinati a potenziare i legami commerciali tra l’ex Celeste Impero ed il Vecchio Continente. L’espansione delle relazioni bilaterali nasconde, però, alcune incognite. Il Kazakhstan è una nazione a maggioranza musulmana e condivide un esteso confine terrestre con Pechino: al di là della frontiera c’è la problematica regione dello Xinjiang, dove il governo centrale cinese è stato accusato di perseguitare la popolazione uighura. La questione rischia di creare più di qualche grattacapo alle autorità del gigante centroasiatico, che hanno recentemente represso ed inibito le attività dell’organizzazione Atajurt, attiva nel documentare il destino toccato a molti Uighuri e Kazakhi residenti nello Xinjiang. Non è poi detto che i legami con l’ex Celeste Impero siano sempre graditi alla popolazione kazaka, come dimostrano le recenti proteste. Mosca, nel lungo periodo, dovrà essere particolarmente abile nel mantenere le ottime relazioni intrattenute con il Kazakhstan e con altri Stati dell’Asia Centrale: la concorrenza di Pechino, infatti, è sempre più minacciosa e le due grandi potenze sono destinate a rivaleggiare per la supremazia nell’area.

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