Tensione alle stelle nel Kashmir amministrato dal Pakistan. Colpa delle sentitissime elezioni legislative locali in fase di svolgimento in una regione da tempo travolta dalla violenza di gruppi separatisti e terroristici. Il primo dei tre turni in programma – la suddivisione è dovuta a preoccupazioni relative alla carenza di personale di sicurezza – è appena terminato sotto una stretta sorveglianza. Ha riguardato la divisione di Mirpur che comprende le circoscrizioni del distretto di Kotli, di Bhimber e dell’omonimo distretto di Mirpur. Toccherà poi alle divisioni di Muzaffarabad e di Poonch.
La pubblicazione dei risultati ufficiali di tutti i collegi avverrà al termine delle operazioni. A quel punto sapremo con certezza quale partito avrà la maggioranza nell’Assemblea dell’Azad Jammu e Kashmir, e cioè il parlamento locale.
Dall’inizio di giugno quasi 40 persone sono state uccise negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, in un crescente susseguirsi di sit-in e blocchi stradali. Le autorità hanno imposto uno stato di emergenza ufficioso sospendendo i servizi di telefonia mobile e internet nella maggior parte del territorio. Da dove deriva questo malcontento? E che cosa sta succedendo nel Kashmir pakistano?

I 12 seggi della discordia
La divisione di Poonch, al confine con l’India ed epicentro delle proteste, è stata isolata per settimane con tanto di interruzione dell’approvvigionamento di farina e altri beni di prima necessità in un’area che ne dipende fortemente. Tutto è iniziato giugno, quando un gruppo di attivisti riuniti nel Jammu Kashmir Joint Awami Action Committee (Jaac) è sceso in piazza per chiedere una riforma elettorale.
Oggetto della controversia: 12 dei 53 seggi dell’assemblea legislativa locale. La maggioranza, 33, è assegnata ai collegi elettorali situati nel Kashmir amministrato dal Pakistan, mentre gli altri spettano ai rifugiati che decenni fa lasciarono il Kashmir sotto amministrazione indiana per trasferirsi in Pakistan. Una legge introdotta negli anni ’70 garantisce a questi rifugiati una rappresentanza politica nella gestione del territorio. Molti di loro non risiedono però qui. Di conseguenza, una parte dei cittadini locali è esclusa dalla possibilità di candidarsi a quei seggi.
Il Jaac ne chiede quindi l’abolizione sostenendo che il sistema indebolisca la rappresentanza territoriale e che tutti i seggi dell’Assemblea dovrebbero essere riservati a chi vive effettivamente nel Kashmir pakistano. Le autorità difendono le quote riservate, ritenendole essenziali per tutelare i diritti dei rifugiati.
Secondo il Jaac questi seggi verrebbero utilizzati dai partiti politici pakistani per influenzare la composizione del parlamento locale a proprio vantaggio, favorendo persone che risiedono prevalentemente al di fuori della regione.

Scontri ed elezioni
Nelle scorse settimane il Jaac è stato messo al bando dal governo locale in base alle leggi antiterrorismo vigenti e i suoi manifestanti sono stati duramente repressi. SA Khan, portavoce del Jaac, ha accusato le agenzie di sicurezza pakistane di aver sparato contro manifestanti disarmati a Mirpur e di aver poi eliminato le prove.
“Le forze di sicurezza hanno portato via i cadaveri e chiuso l’ospedale. Abbiamo foto e video che mostrano cadaveri sparsi per le strade in pozze di sangue. Le forze di sicurezza hanno prelevato i corpi per eliminare le prove”, ha dichiarato l’attivista al Guardian. Le autorità pakistane hanno respinto l’accusa di coinvolgimento statale nell’uccisione di civili. Non solo: in una conferenza stampa il ministro dell’Informazione, Atta Tarar, ha spiegato che le proteste nel Kashmir pakistano ricevevano “finanziamenti e istruzioni” dall’India.
Le proteste si sono concluse in modo tragico anche negli anni precedenti, sia nel 2024 che nel 2025, anche se quelle verificatesi pochi giorni fa sono probabilmente le violenze più sanguinose dalla fondazione del Jaac nel 2023. Gran parte dei leader del gruppo è stata arrestata. Alcuni operano in clandestinità e continuano a invitare i residenti a boicottare il voto facendo leva sulla questione dei 12 seggi. Benzina sul fuoco per una regione attraversata da terrorismo e pulsioni indipendentiste.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

