Lontano dagli occhi dei media mondiali, che sembrano essersi dimenticati di questa grave crisi politico-umanitaria, le vicende del Kashmir continuano a generare una certa instabilità in Asia Meridionale ed a rendere problematiche le relazioni tra India e Pakistan, ormai ai ferri corti. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha espresso, dopo un incontro con il Ministro degli Esteri pakistano Shah Mahmood Qureshi, “grave preoccupazione” per le tensioni che stanno colpendo Nuova Delhi ed Islamabad ed ha invitato le autorità indiane a rispettare “i diritti umani e le libertà fondamentali” quando devono affrontare lo scontento nella regione del Kashmir. Le parole di Guterres hanno poi incontrato il favore del primo ministro pakistano Imran Khan, che ha mostrato di gradirle e che ha esortato le Nazioni Unite a fare di più per risolvere la grave crisi che sta colpendo la regione del Kashmir.
Assenza di dialogo
Il problema, come già successo in passato, è che Nuova Delhi non è affatto disposta ad accettare mediazioni di terze parti e ad aprire questa crisi all’intervento della comunità internazionale: l’India, infatti, ritiene la vicenda del Kashmir come un proprio problema interno, respinge quelli che ritiene i tentativi di ingerenza del Kashmir e si è opposta al tentativo di mediazione proposto da Guterres. La crisi del Kashmir, che ha avuto inizio nell’agosto del 2019, trae le sue origini proprio dal tentativo, esperito dall’esecutivo indiano del premier Narendra Modi, di normalizzare lo status politico-amministrativo del Kashmir, l’unico Stato indiano a maggioranza musulmana. Ciò ha comportato la rimozione dell’autonomia della regione e l’intervento dell’esercito in loco per facilitare una quanto più possibile veloce integrazione dello Stato all’interno della nazione indiana: questo atteggiamento ha però suscitato una violenta reazione all’interno di una parte della società civile del Kashmir, che si è sentita sotto attacco ed ha gettato le basi per un periodo di forti tensioni con le forze di sicurezza indiane. A suscitare particolare scontento, oltre ad un certo numero di arresti effettuati nei confronti di esponenti politici locali, è stata la sospensione delle telecomunicazioni e del traffico internet nella regione che, solo con una certa lentezza è stato ripristinato. Le ferite causate da molti mesi di tensioni sembrano, in ogni caso, destinate a guarire con una certa lentezza.
Le prospettive
Le potenziali ricadute negative delle tensioni tra India e Pakistan sono state evidenziate dal report annuale della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, un importante evento annuale che vede riunirsi i principali esperti di politiche di sicurezza. Secondo il report, infatti, un attentato nella regione potrebbe portare ad una grave escalation militare e ad una risposta aggressiva da parte delle autorità indiane. Viene anche ricordato, infine, come tanto l’India quanto il Pakistan siano in possesso di armi nucleari e pertanto come un conflitto tra le parti possa degenerare in uno scontro dagli esiti imprevedibili e piuttosto nefasti.
Le due nazioni dell’Asia meridionale, al momento, sembrano ancora molto lontane dal riuscire ad imbastire un dialogo che possa risultare proficuo e risolutivo e permane pertanto il rischio che la crisi in corso possa dare luogo ad un periodo di tensioni prolungate ed in grado di destabilizzare la regione. Le prospettive dell’Asia meridionale, dunque, sono strettamente legate alle vicende del Kashmir ed all’abilità delle diplomazie indiane e pakistane di evitare le ricadute peggiori delle tensioni bilaterali.
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