“Durante i miei cinque anni di mandato vorrei riuscire a dimostrare che il Green deal conviene a tutti, vorrei uscire dallo stallo sulle politiche migratorie e vorrei rinforzare l’euro”. Lo afferma la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in un’intervista a Repubblica, rilanciando il suo ambizioso piano green approvato lo scorso 13 dicembre per combattere i cambiamenti climatici nei prossimi 30 anni, dal quale si è sfilata però la Polonia. “La Polonia parte da un livello di dipendenza dal carbone più alto e dunque deve percorrere una strada più lunga rispetto agli altri Paesi” osserva. “Per questa ragione ci ha detto che ha bisogno di più tempo per capire come fare a raggiungere l’obiettivo, ma ha promesso che in estate si impegnerà con noi per la neutralità climatica entro il 2050. Comunque ritengo positivo che tutti noi, Polonia compresa, sappiamo che è arrivato il momento di impegnarci nella lotta al cambiamento climatico” spiega.

Nonostante il fallimento della conferenza sul clima di Madrid, von der Leyen rimarca il suo impegno per il climaticamente corretto: “Prima o poi tutto il mondo si dovrà allineare alla filosofia del Green deal. E allora noi dovremo farci trovare nel ruolo di pionieri, con un vantaggio competitivo sugli altri. Dovremo essere noi a imporci sul mercato mondiale, non a subirlo come troppe volte è successo in passato”.

Lo scontro fra est e ovest

In realtà le incognite sul Green New Deal sono molte. Il documento presentato da Ursula von der Leyen “spiega come rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, stimolando l’economia, migliorando la salute e la qualità della vita delle persone, prendendosi cura della natura e migliorando l’ambiente” ma da qui ad adottare soluzioni concrete ce ne passa. Come nota Politico, è probabile che farà aumentare le tensioni politiche tra l’Europa occidentale e quella dell’est dipendente dal carbone, tra l’industria e le Ong e tra l’Ue e i suoi partner commerciali, in particolare con gli Stati Uniti. Oltre alla neutralità climatica 2050, si punta a un -50 di emissioni entro il 2030, contro il meno 40% inizialmente previsto. Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia però vogliono una compensazione economica.

Inoltre, come scrivono Pawel Wargan e David Adler è probabile che i vincoli strutturali e politici della Commissione producano una serie di soluzioni “annacquate” e frammentarie. Sebbene Ursula von der Leyen abbia scelto l’olandese Frans Timmermans come suo commissario per il “Green New Deal” europeo si tratta di un ruolo di facciata dato che il portafoglio è saldamente nelle mani dell’austero Valdis Dombrovskis, ex primo ministro lettone. Fonti vicini a Timmermans confermano che l’olandese è rimasto particolarmente infastidito dalla decisione della von der Leyen di consegnare tutto questo potere a Dombrovskis. “Dombrovskis – osservano Wargan e Adler – ha il compito di trasformare la Banca europea per gli investimenti in una banca climatica. Supervisionerà una nuova strategia di finanziamento basata sull’emissione di obbligazioni verdi. E coordinerà i lavori sul piano di investimenti per l’Europa sostenibile di von der Leyen, che promette di sbloccare 1 miliardo di dollari di investimenti nel prossimo decennio”. In buona sostanza, il vero corpo del Green New Deal dovrà passare dalla scrivania dell’ex primo ministro lettone, che non è certamente uno che notoriamente fa molti “sconti”.

La lite sul nucleare

Come sottolinea La Stampa, nelle scorse settimane i Paesi europei si sono divisi sulla questione del nucleare. A bloccare l’intesa raggiunta la scorsa settimana sulla classificazione degli investimenti verdi, l’accordo fra i Paesi dell’est europeo (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Romania e Bulgaria), a cui si sono aggiunti Regno Unito e Francia. Il nodo è proprio il nucleare, escluso dalla lista dei settori green, con la conseguenza che ne verrebbero scoraggiati e disincentivati gli investimenti. “Ma il nucleare – sostengono fonti francesi riportate da La Stampa – aiuta a ridurre le emissioni di anidride carbonica”. “L’ Ue deve riconoscere il nucleare come fonte a emissioni zero – ha osservato il premier della Repubblica Ceca Andrej Babiš – Alcuni Stati sono ancora contrari e dobbiamo convincerli. Senza nucleare non possiamo raggiungere la neutralità climatica”.