I Balcani sono uno dei principali teatri geopolitici di confronto egemonico fra le grandi potenze del globo e la loro importanza sta aumentando per via dell’arrivo continuo di nuovi attori interessati a creare delle piccole aree di influenza nella regione. Oltre alla tradizionale presenza della Russia, il cui monopolio si è gradualmente ridotto alle sole Serbia e Moldavia, si è registrato l’arrivo negli anni recenti di giocatori vecchi, come la Turchia, e nuovi, come la Cina ed Israele.

L’arrivo di quest’ultimo nei Balcani è in realtà datato ai tempi delle guerre iugoslave, quando le autorità israeliane riuscirono ad ottenere da parte di Belgrado un canale di fuga per gli ebrei che desiderassero espatriare in cambio dell’invio di carichi di armi destinate ai militari serbi impegnati in Bosnia.

A distanza di oltre vent’anni, Israele è tornato nei Balcani sfruttando lo status, ormai consolidato, di produttore di tecnologia militare di alta qualità, ma anche impegnandosi in attività umanitarie, come palesato dall’invio di una missione di specialisti in Albania all’indomani del terremoto di fine novembre.

L’accordo storico con il Montenegro

Il 15 dicembre i ministri della difesa di Montenegro e Israele si sono riuniti a Tel Aviv per firmare un accordo di approvvigionamento militare fra i due governi. L’accordo, che è il primo del genere stipulato fra i due stati, ha un valore di circa 35 milioni di dollari e prevede che l’israeliana Elbit Systems, una compagnia privata leader nella produzione di alta tecnologia bellica, si occupi della fornitura di sistemi d’arma a controllo remoto destinati ad equipaggiare i nuovi veicoli tattici 4×4 dell’esercito montenegrino, prodotti dalla statunitense Oshkosh.

Gli armamenti della Elbit Systems consentiranno di migliorare radicalmente le prestazioni dei mezzi montenegrini, come potenza di fuoco, perfezionamento della cattura degli obiettivi in movimento, protezione del mitragliere, manovrabilità, assicurando che la letalità del fuoco accompagni in maniera equiparabile la sicurezza dei soldati.

L’accordo ha un’importanza che oltrepassa le relazioni bilaterali israeliano-montenegrine, poiché è stato pensato per consacrare l’entrata definitiva della Elbit, e degli altri produttori israeliani, nel mercato europeo delle armi e, in particolare, per trasformare l’industria bellica di Tel Aviv in uno dei principali rifornitori dei paesi membri dell’Alleanza Atlantica.

In Albania, obiettivo Turchia?

Il 26 novembre l’Albania è stata scossa da un terremoto che ha causato 51 morti, più di 3mila feriti e oltre 13mila sfollati. Numerosi paesi sono corsi in aiuto della piccola nazione balcanica, fra cui l’Italia, che è il più importante e longevo partner di Tirana, ed Israele.

A inizio dicembre il governo israeliano ha inviato una piccola missione composta da 10 esperti in ingegneria dell’Israeli Defense Force che sta concentrando il proprio operato a Durazzo e in altre città costiere, e che è stata personalmente ringraziata dal primo ministro Edi Rama. L’obiettivo della missione è di valutare lo stato di rischio caduta degli edifici non crollati e di fornire assistenza specialistica alle autorità nel campo della gestione dei disastri naturali e del supporto ai superstiti. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, gli israeliani sono giunti con al seguito carichi di aiuti umanitari, come tende per gli sfollati.

Le relazioni bilaterali sono state stabilite in tempi recenti, nel 1991, ma sono ritenute strategiche da entrambe le parti. L’Albania, infatti, è un punto di passaggio fondamentale per chiunque sia interessato ad avere una voce negli affari balcanici, poiché stretta fra il mondo slavo e quello non slavo, fra la cristianità e l’islam, e la cui influenza si estende oltre confine, toccando Kosovo, Macedonia del Nord e Serbia, ossia tutti teatri molto sensibili.

L’importanza geostrategica del paese è stata compresa dagli Stati Uniti nel corso delle guerre iugoslave, ma il graduale disimpegno dalla regione ha spinto altre potenze a tentare di colmare il vuoto di potere lentamente venutosi a creare. La Turchia, in particolare, sta investendo in ogni settore strategico e aumentando la propria influenza radicandosi negli ambienti religiosi, dalle moschee alle scuole coraniche, e l’entrata in partita di Israele potrebbe servire all’obiettivo di contenere l’espansionismo regionale di Ankara.

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