Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Nel 2020, causa lo scoppio della seconda guerra del Karabakh, per l’Azerbaigian e il Caucaso meridionale ha avuto ufficialmente inizio una nuova era: meno postsovietica e più multipolare, e meno armeno-centrica e più turco-centrica. Turco-centrica perché, rivalsa azerbaigiana a parte, nella regione è aumentato esponenzialmente il ruolo della Turchia e la presidenza Aliyev, forte della credibilità acquisita, ha potuto risolvere vecchie dispute e attrarre nuovi investitori stranieri, cementando il ruolo dell’Azerbaigian quale centrale elettrica del Caucaso inferiore.

Nonostante la pandemia, e nonostante gli oneri della ricostruzione dei territori liberati del Karabakh, l’Azerbaigian è riuscito a rimanere saldamente lungo il sentiero della crescita, conchiudendo vecchi progetti e inaugurandone di nuovi. Numeri e fatti che hanno permesso alla nazione di chiudere l’anno positivamente, fungendo da carburante per l’agenda del 2022.

La ricostruzione procede a passo spedito

Il 12 gennaio, nel corso di una lunga intervista televisiva durata all’incirca tre ore, il presidente Ilham Aliyev ha parlato del presente e del futuro dell’Azerbaigian, delle relazioni bilaterali con l’Armenia, della ricostruzione dei territori liberati del Karabakh, di energia e di relazioni internazionali. L’intervista-fiume è cominciata sciorinando le cifre registrate dall’economia nel 2021:

  • Crescita economica superiore al 5%;
  • Espansione dell’economia non petrolifera pari al 7,2%;
  • Produzione industriale complessiva cresciuta di oltre il 5%, mentre quella di tipo non petrolifero di circa il 20%;
  • Esportazioni di prodotti non petroliferi quasi raddoppiate: +40% rispetto all’anno precedente.
  • Deposito valutario nazionale aumentato a due miliardi e cinquecento milioni di dollari.

La prestazione più che positiva dell’economia nazionale, che ha retto alle prove della pandemia e dell’agenda di diversificazione produttiva, dovrebbe permettere allo Stato di espandere notevolmente la sua impronta nel settore degli investimenti, in particolare nella ricostruzione e nello sminamento dei territori liberati – quest’ultimo resta una delle priorità del governo, poiché propedeutico al ritorno in sicurezza dei profughi nelle loro case.

Nonostante l’ostacolo della rimozione a rilento delle mine – il Karabakh vanterebbe il titolo di area più minata del pianeta –, l’Azerbaigian è comunque riuscito a portare avanti con una certa velocità l’agenda di ricostruzione e reintegrazione nel tessuto nazionale:

  • Settecento chilometri di strade di servizio costruite nei distretti di Kalbajar, Lachin, Zangilan e Gubadli.
  • Inglobamento dei territori liberati all’interno della rete elettrica nazionale attraverso la posatura di 3.500 metri di pali elettrici.
  • Apertura di cantieri-chiave per l’economia nazionale e l’interconnettività regionale come la ferrovia Barda-Agdam, la strada Fuzuli-Șușa, l’autostrada Barda-Agdam, il tunnel Goygol-Kalbajar e il secondo passaggio di collegamento sotterraneo tra Kalbajar e Lachina.
  • Finalizzazione dei piani d’azione per la resurrezione di città morte come Agdam e Fuzuli, ma anche di altri luoghi.

I piani per il 2022

Le relazioni con l’Armenia continuano ad essere complicate, come (di)mostrato dallo scontro a fuoco (mortale) avvenuto a cavallo fra l’11 e il 12 gennaio, ma la priorità della presidenza azerbaigian resta una: il raggiungimento di una pace durevole che sia funzionale all’evitamento di una terza riedizione della guerra del Karabakh. Una priorità che, però, è – e continuerà ad essere – ostacolata dall’impossibilità di trovare un compromesso: lo status dell’area karabakha.

Per quanto concerne Baku, ha spiegato Aliyev, “abbiamo proposto che i due Paesi riconoscano l’integrità territoriale dell’altro, inizino i lavori sulla delimitazione dei confini, comincino il processo di apertura dei canali di comunicazione e firmino un accordo di pace”. Proposte che, ha proseguito il presidente azerbaigiano, sarebbero state accolte “con titubanza” dalla controparte armena, inibendo ogni tentativo di normalizzazione. Ad ogni modo, non è da escludere una ripresa del dialogo qualora i negoziati turco-armeni cominciati questo mese, con il beneplacito del Cremlino, dovessero andare a buon fine.

Questione del Karabakh a parte – all’interno della quale, ha continuato Aliyev, non verranno permesse più ingerenze da parte del Gruppo di Minsk –, l’Azerbaigian ha una ricca agenda per quest’anno e quelli a venire. Nello specifico, il presidente azerbaigiano ha spiegato di volere rapporti più stretti con l’Unione Europea, vedendo nell’attuale crisi del gas un motivo in più per elevare il sodalizio e auspicando che l’estensione della cooperazione al settore spaziale possa essere la prima tappa verso la costruzione di un partenariato globale e onnicomprensivo.

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