Recep Tayyip Erdogan consolida sempre più i rapporti personali con il principe ereditario e uomo forte saudita Mohammad bin Salman mentre la Turchia stringe le relazioni con l’Arabia Saudita. Visitando Riad nella giornata di martedì 3 febbraio, il presidente turco ha saldato ulteriormente una partnership a tutto campo col Trono delle Spade di cui Mbs è erede, superando anni di diffidenze reciproche.

Una proiezione strategica notevole, dopo settimane in cui a distanza Ankara e Riad hanno contenuto l’assertività degli Emirati Arabi Uniti dallo Yemen al Sudan, mentre entrambi i Paesi hanno mostrato rimostranze verso l’assertività americana nei confronti dell’Iran e nella fase in cui la Turchia ha un approccio duro contro Israele, con cui i sauditi valutano se sia opportuno consolidare la distensione. E un asse con ricadute politiche, economiche, militari.

Politiche: subito dopo Riad, Erdogan ha visitato Il Cairo, raggiungendo il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, grande mediatore della crisi di Gaza e partner strategico per i sauditi, cercando di rafforzare la relazione con un Paese chiave, sostenuto dai sauditi con finanziamenti e investimenti. Economiche: l’Arabia Saudita ha annunciato 2 miliardi di dollari di investimenti nello sviluppo dell’industria fotovoltaica in Turchia, mentre rimane sul tavolo la possibile fornitura di sistemi di difesa antiaerea di Ankara a Riad. Ma sul piano dei patti militari, la prospettiva potrebbe essere notevole: se per ora Ankara non si unirà all’accordo di mutua assistenza militare dell’Arabia Saudita col Pakistan, è pur vero che Erdogan da tempo strizza l’occhio a Islamabad.

Il turco Daily Sabah ha elogiato le prospettive di cooperazione comune notando che “entrambi i Paesi stanno cooperando attivamente a Gaza, lavorando insieme per scoraggiare Israele, esercitare pressioni diplomatiche e ricostruire la Striscia di Gaza dopo la guerra” e sottolineato che “il trasferimento di tecnologia e la produzione congiunta con aziende turche, nell’ambito della politica di localizzazione dei prodotti per la difesa dell’Arabia Saudita, fungono da forza trainante per le relazioni economiche”.

Il triangolo col Pakistan per ora è mediato dai sauditi. Poche settimane fa il governo nazionale sudanese appoggiato dalla Turchia e dall’Arabia Saudita, opposto alle Forze di Supporto Rapido (Rsf) sostenute dagli Emirati, ha aperto all’acquisto di caccia sino-pakistani JF-17.

E mentre tra Turchia e Arabia Saudita nasce una partnership sempre più solida, tra proiezione e scelte politiche la pressione sui rivali comuni, gli Emirati, e sull’ambigua Israele continua. Riad spalleggia la presenza turca a Gaza nel processo di pace; la Turchia è intervenuta in Somalia mentre Israele riconosceva l’indipendenza del Somaliland e ha schierato dei caccia F-16; a poca distanza, la caduta dei secessionisti del Sud dello Yemen ha lasciato libera l’isola di Socotra, usata come base dagli Emirati, e in cui si stanno inserendo i sauditi.

Lo schieramento turco in Somalia e la visita di Erdogan all’Egitto controbilanciano inoltre l’avvicinamento emiratino all’Etiopia, Paese che concede il via libera ai voli di rifornimento alle Rsf, mira a usare il Somaliland come scalo ed è malvisto dall’Egitto per il potenziale sfruttamento della Grande Diga del Rinascimento Etiope (Gerd) per sfruttare geopoliticamente il flusso del Nilo. Last but not least, sembra essere arrivata dalla Turchia patrona della nuova Siria l’apertura alla presenza saudita nella ricostruzione di Damasco, con voci sempre più solide di un annuncio di nuovi investimenti miliardari da parte del governo di Mbs. L’asse turco-saudita si rafforza nel quadro del caos del Grande Medio Oriente ed è una realtà di cui tutti devono tener conto. A partire da Israele e Stati Uniti. Consci che la partnership Riad-Ankara ha le potenzialità per essere un patto a cui ogni potenza desiderosa il Medio Oriente dovrà guardare con attenzione.

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