Il governo di transizione del Sudan ha avviato colloqui di pace con i gruppi di ribelli attivi in diverse aree del Paese. L’iniziativa è parte degli accordi che hanno consentito la formazione dell’esecutivo, nato in seguito al rovesciamento del regime di Omar al Bashir nell’aprile del 2019, tra le forze armate sudanesi e l’opposizione democratica. Le trattative hanno luogo a Juba, capitale del Sud Sudan e sono mediate dal presidente Salva Kiir. La pacificazione del Paese  è molto importante per il Sudan che, essendo ritenuto uno Stato sponsor del terrorismo, non ha accesso agli aiuti finanziari del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.

La situazione sul campo

I diversi conflitti che coinvolgono il gigantesco Paese africano sono concentrati, principalmente, nelle regioni del Darfur e del Nilo Blu. Nel Darfur gruppi di ribelli locali si sono ribellati alla marginalizzazione del governo centrale e ne è nato un conflitto che ha provocato almeno trecentomila morti e costretto almeno due milioni e mezzo di persone ad abbandonare le proprie case. L’esecutivo di Omar al Bashir era stato, in passato, ripetutamente condannato per I gravissimi abusi dei diritti umani commessi nella regione. Gli Stati del Nilo Blu e del Kordofan, invece, sono popolati da minoranze etniche che hanno lungamente combattuto con le forze ribelli sud sudanesi nella loro pluridecennale ribellione al governo centrale di Khartoum. L’indipendenza di Juba non ha portato questi due Stati ad essere inclusi nella nuova nazione e pertanto il conflitto non è cessato del tutto. La violenza degli scontri è diminuita nel corso degli anni ma la presenza di gruppi ribelli ancora attivi costituisce una spina nel fianco da eliminare per l’esecutivo di transizione del Sudan, che aveva concordato, un mese fa, una serie di misure di pre pacificazione con gli insorti. L’Unione Africana e l’Etiopia, che hanno favorito la nascita del governo di transizione mediando tra l’opposizione politica e l’esercito nazionale, hanno interesse, come gli altri partner regionali, che il Sudan ritrovi la pace ed una rinnovata stabilità.

Le prospettive

Khartoum vive un momento difficile ed è in bilico tra una prospettiva, nel lungo termine, di democraticizzazione e di normalizzazione dei rapport politici interni ed il ritorno ad una situazione di tensione tra le forze armate e la popolazione civile. La risoluzione definitiva dei tanti conflitti ha inoltre lo scopo di migliorare l’immagine del Paese all’estero, dove a lungo è stato associato a violenze ed abusi dei diritti umani. La scommessa del governo di transizione è quindi appesa ad una serie di variabile e potrebbe essere influenzata anche da sviluppi instabili nelle nazioni confinanti. L’attivismo dei gruppi jihadisti nella regione del Sahel, ad esempio, potrebbe avere ripercussioni anche sulla tenuta e sulla coesione politica interna di Khartoum mentre la pace ritrovata tra Etiopia ed Eritrea potrebbe influire positivamente e contribuire a favorire un maggiore dialogo tra le tante component dell’esecutivo la cui coesistenza è comunque piuttosto precaria. Il successo delle trattative di pace con gli insorti rappresenta quindi un’occasione unica e la sua gestione è destinata ad avere conseguenze non trascurabili. Le prospettive di sviluppo del Sudan, infatti, passano anche per il consolidamento politico interno e per l’intrattenimento di relazioni sempre migliori con le altre nazioni dello scacchiere africano ed internazionale.