La data del 2 novembre oramai si avvicina e, in ogni caso, qualcosa accadrà per forza: anche in caso di silenzio da parte del governo. In quel giorno infatti scadrà l’accordo con la Libia per la collaborazione con la Guardia Costiera di Tripoli. Un’intesa che però è possibile rinnovare automaticamente a meno di apposito decreto, che al momento non c’è e, a 48 ore dall’ora X, non sembra possa emergere. Dunque l’esecutivo giallorosso, pur rimanendo in silenzio, darà di fatto il via ad un rinnovo di altri due anni dell’accordo con le autorità libiche.

Acque agitate all’interno della maggioranza

Il meccanismo del tacito rinnovo previsto al momento della firma dell’accordo durante il governo Gentiloni sta consentendo all’attuale esecutivo di evitare tensioni maggiori. Si procederà in silenzio verso la conferma dell’intesa con Tripoli, senza stilare o porre all’attenzione della stessa maggioranza documenti che avrebbero potuto evidenziare ulteriormente le spaccature interne sul tema. Infatti, come già evidenziato nei giorni scorsi, una parte del Pd e LeU hanno mosso nelle ultime settimane più di una rimostranza sulla possibilità di rinnovare l’intesa con il governo libico di Fayez Al Sarraj. Quando la parte più a sinistra della maggioranza ad agosto, in sede di trattative per la formazione del nuovo governo, ha chiesto discontinuità sul tema dell’immigrazione, il riferimento era indirizzato anche all’intesa con la Libia.

Per di più, a luglio l’intero Pd si è astenuto sul decreto riguardante le missioni internazionali proprio per ribadire la propria contrarietà all’accordo con Tripoli. La discontinuità, sotto questo profilo, sembrava quindi alla portata soprattutto per chi, come Matteo Orfini, appartiene a quella parte del partito che sull’immigrazione ha più duramente criticato l’operato di Matteo Salvini e, nel 2017, ha espresso malcontento per le azioni di Marco Minniti. Il tacito rinnovo dunque, non mancherà di avere ripercussioni. Anche perché a fare muro contro un recesso dall’accordo con la Libia, è stato soprattutto il Movimento cinque stelle. I grillini, alle prese con le sonore batoste rimediate nelle elezioni umbre, a maggior ragione non hanno voglia di imbattersi in mosse del tutto discontinue dalla loro stessa linea tenuta da alleati della Lega nel precedente governo.

Per Giuseppe Conte conciliare tutte queste posizioni apparirà impresa molto ardua. Il tacito rinnovo che avverrà giorno 2 rappresenterà solo un rinvio del problema. La questione potrebbe riaprirsi a gennaio, quando in parlamento arriverà il decreto di finanziamento delle missioni internazionali. Lo schema presentato nelle scorse settimane, prevede tagli molto importanti nella collaborazione con la Libia, ma in sede di approvazione definitiva potrebbero esserci delle sorprese figlie delle posizioni molto distanti sul tema tra i vari pezzi dell’attuale maggioranza.

Le critiche delle Ong

Contro il rinnovo delle intese con la Libia, si sono espresse anche le varie organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo centrale. Le ong hanno sempre criticato, già durante in sede di confronto tra Roma e Tripoli, l’impostazione degli accordi tra Italia e Libia. A maggior ragione in questi giorni, contraddistinti dal caso Bija, così come dall’episodio che ha visto sabato la Ocean Viking minacciata dalla Guardia Costiera libica, ong ed associazioni a loro vicine stanno provando ad evitare fino all’ultimo il tacito rinnovo delle intese. Ad inasprire la posizione, anche la notizia del nuovo codice contro le ong varato dal governo di Al Sarraj in cui, tra le altre cose, sono previste sanzioni e confisca dei mezzi per chi non ottempera alle norme.

Le Ong hanno provato in questi giorni ad avere la sponda politica della sinistra del Pd e, in generale, della parte più a sinistra della maggioranza, ma senza esiti. In questo mercoledì, a Roma è previsto un tavolo composto da associazioni e rappresentanti delle ong da cui uscirà una lettera indirizzata al governo Conte: “Il codice Minniti libico – ha dichiarato a Repubblica.it Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’ Arci – conferma le ragioni che ci spingono a chiedere la cancellazione degli accordi con la Libia. Per cambiare pagina si ponga fine a questa follia e si metta subito in campo un piano straordinario di evacuazione delle persone detenute”.

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