A 15 anni non può ancora votare, non può guidare da solo ed è ancora troppo giovane per molte delle attività considerate normali per un adulto. Eppure il prossimo 3 novembre Dean Roy comparirà sulla scheda elettorale per l’elezione del governatore del Vermont. Non come provocazione simbolica, ma come candidato ufficiale di un partito da lui stesso fondato: il Freedom and Unity Party.
Ciuffo biondo, faccia pulita, occhi celesti, questo teenager ambizioso fa subito simpatia. Poi, lo si sente parlare e di anni sembra mostrarne 50. Discetta abilmente di fiscalità, istruzione, sicurezza, come un politico navigato. La sua candidatura nasce da una particolarità della Costituzione del Vermont: lo Stato non stabilisce un’età minima per candidarsi alla carica di governatore. La condizione prevista è di aver risieduto in Vermont per almeno quattro anni. È questa lacuna normativa ad aver aperto a Roy una porta che in quasi tutti gli altri Stati americani sarebbe chiusa.
Il risultato è senza precedenti: Roy è diventato il primo candidato governatore sotto i 18 anni a comparire sulla scheda delle elezioni generali del Vermont. Non è però il primo adolescente ad aver tentato la strada. Nel 2018 Ethan Sonneborn, allora studente di terza media, aveva cercato la nomination democratica per la stessa carica, arrivando ultimo in una primaria a quattro. Roy ha scelto invece di evitare completamente il percorso dei due grandi partiti.
La storia politica di Roy comincia quasi per caso. Durante l’ottava classe, un suo insegnante gli disse che, se un giorno avesse deciso di candidarsi, sarebbe stato disposto a fargli da campaign manager. Roy prese sul serio quella che probabilmente era nata come una battuta, controllò i requisiti previsti dalla legge del Vermont e scoprì l’assenza di un limite anagrafico. Da quel momento l’idea è diventata una campagna reale.
Prima ancora di essere candidato, Roy aveva già avuto un’esperienza diretta della politica statale. Nel 2024 era stato scelto come legislative page, lavorando per sette settimane nella sede del Parlamento del Vermont a Montpelier. È lì che ha potuto osservare da vicino il funzionamento delle istituzioni e dei legislatori.
Per ottenere l’accesso alla scheda elettorale ha dovuto raccogliere 500 firme di elettori del Vermont. La madre, Chessie Roy, lo accompagnava anche all’ufficio postale della sua città per incontrare gli abitanti e spiegare il progetto. I genitori, racconta il New York Times, hanno considerato la campagna soprattutto come un’esperienza formativa, incoraggiandolo a mantenere una posizione moderata e ad ascoltare opinioni diverse.
La scelta di creare un partito autonomo gli ha consentito di bypassare le primarie repubblicane e democratiche. A novembre sarà dunque uno dei candidati alla guida dello Stato insieme al governatore uscente Phil Scott, alla democratica Amanda Janoo e ad altri candidati di partiti minori e indipendenti.
Roy non presenta la candidatura soltanto come una provocazione generazionale. I temi che ha scelto sono quelli che, secondo lui, incidono direttamente sul futuro dei giovani del Vermont: costo della vita, abitazioni, clima e rapporto tra nuove generazioni e istituzioni.Uno dei suoi bersagli è la crisi abitativa. Roy sostiene che le procedure di autorizzazione troppo complesse contribuiscano a limitare la costruzione di nuove case. Sul clima propone invece una posizione non perfettamente sovrapponibile alle tradizionali piattaforme ambientaliste del Vermont: sostiene l’espansione dell’energia nucleare.
Sui social il suo stile è deliberatamente diretto. Roy pubblica video su Instagram e TikTok davanti a una bandiera americana appesa nella sua camera. Tra le sue proposte c’è stata anche l’idea di fissare a un miliardo di dollari il patrimonio massimo consentito in Vermont, sostenendo che una cifra del genere sarebbe comunque più che sufficiente per una persona.
Non tutto, però, ha la forma di un manifesto politico tradizionale. Roy parla anche di Formula 1, corre nel cross-country, pratica sci nordico e lavora part-time nella pizzeria dei genitori a Waterbury. Vive a Stowe con la famiglia, in una cittadina di circa 5.000 abitanti ai piedi del Mount Mansfield. È proprio questa combinazione tra vita adolescenziale e politica istituzionale ad aver trasformato la sua candidatura in un fenomeno nazionale.
Roy è il primo a riconoscere che conquistare il governatorato sarà estremamente difficile se non impossibile. Il suo obiettivo dichiarato è diverso: utilizzare la campagna per costringere la politica a prendere sul serio la voce dei giovani. In primavera aveva spiegato all’Associated Press di non aspettarsi necessariamente una vittoria. Quello che voleva ottenere era avviare un movimento capace di incoraggiare altri giovani a partecipare alla politica.
I primi numeri mostrano però che la candidatura non è rimasta confinata alla dimensione della curiosità mediatica. Un sondaggio della University of New Hampshire questa estate attribuiva a Roy il 3% delle intenzioni di voto. Una percentuale minuscola in termini elettorali, ma significativa considerando che il candidato non ha ancora l’età per votare e che corre contro figure politiche consolidate. Il favorito resta infatti Phil Scott, repubblicano moderato e figura particolarmente popolare nello Stato. Scott ha già conquistato cinque mandati e nel 2024 è stato rieletto con un margine superiore ai 50 punti percentuali. A luglio ha tuttavia iniziato a soffrire un calo di popolarità rispetto agli anni precedenti, elemento che rende la competizione meno statica di quanto il profilo di Roy potrebbe suggerire. Lo stesso Scott ha accolto positivamente l’interesse del ragazzo per la politica e il servizio pubblico.
Il 3 novembre il Vermont scoprirà quanto vale davvero una candidatura nata da un quindicenne. Forse, anzi, sicuramente, Dean non entrerà nella State House di Montpelier, ma certamente questa sua avventura non finisce qui.