Il giro di nomine di inviati speciali che ha coinvolto la Libia

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Girandola di inviati speciali in Libia, in attesa che qualcosa di importante si muova. L’inizio del 2021 ha comportato, in relazione al dossier relativo al Paese nordafricano, un vero e proprio walzer di nomine. E questo dopo il fallimento dell’iniziativa volta a portare l’ex ministro degli Esteri bulgaro Nicolay Mladenov a capo della missione Onu in Libia, il quale ha rinunciato all’incarico dopo il via libera a dicembre da parte del consiglio di sicurezza. Nel giro di poche settimane molti equilibri, in seno ai principali attori internazionali impegnati sul campo, sono mutati e altri hanno trovato una certa stabilizzazione. Segno di come forse la crisi libica cammini, seppur lentamente, verso importanti punti di svolta.

Gli inviati in Libia di Italia e Unione Europea

Qualcosa di importante si è mosso certamente a Roma. Le ultime settimane del 2020 hanno lasciato il segno. La magra figura internazionale fatta dal nostro Paese in relazione al sequestro dei pescatori italiani, rimasti in balia del generale Haftar per più di tre mesi e liberati solo dopo la passerella di Giuseppe Conte a Bengasi, ha imposto delle contromisure. L’occasione è arrivata dritta da Tripoli all’inizio del nuovo anno: qui il premier libico Fayez Al Sarraj ha ben notato tutti i limiti di essere al soldo esclusivo del presidente turco Erdogan. Quest’ultimo è il principale sponsor del suo governo, ha inviato in Tripolitania i mercenari siriani addestrati dalle sue forze di sicurezza per respingere l’assalto di Haftar ed ha promesso importanti investimenti militari. Tuttavia da sola la Turchia non può essere garante dei sempre più fragili equilibri interni dell’ovest della Libia. Per questo Al Sarraj lo scorso 8 gennaio è volato a Roma, prima di recarsi ad Ankara. Nella capitale ha incontrato Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.

L’Italia si è resa conto che potrebbe tornare a giocare un seppur piccolo proprio ruolo in questa delicata fase, dove peraltro a Tripoli ci si aspetta anche un cambio di governo in attesa delle possibili elezioni del 24 dicembre 2021, fissate ma ancora ben lungi dal poter essere concretamente organizzate. Non dovrebbe quindi essere frutto del mero caso la nomina, pochi giorni dopo la visita di Al Sarraj a Roma, di Pasquale Ferrara quale inviato italiano in Libia. Negli ambienti diplomatici già da diversi mesi si parlava della volontà dell’Italia di avere un proprio inviato. L’accelerazione di questo inizio di gennaio potrebbe essere stata dettata dalla consapevolezza di poter tornare in gioco. Ferrara, è stato chiarito da fonti della Farnesina, non sarà una sorta di “vice ambasciatore”, visto che l’Italia a Tripoli ha già Giuseppe Buccino quale rappresentante diplomatico. Ex portavoce di Massimo D’Alema quando nel governo Prodi II quest’ultimo era ministro degli Esteri, Ferrara probabilmente opererà da Roma per fare da raccordo tra le varie istanze che seguono il dossier libico.

Da Roma a Bruxelles, anche nella sede delle istituzioni europee si sta lavorando per la nomina di un inviato speciale. Già da dicembre il nome più gettonato è quello Daniel Mitov. Ex ministro degli Esteri bulgaro, dovrebbe essere lui l’uomo scelto dalla diplomazia comunitaria per seguire più da vicino le vicende libiche. La volontà europea di nominare un inviato speciale, potrebbe indicare anche in questo caso altre imminenti svolte nel panorama del Paese nordafricano.

La designazione di Jan Kubis

Nella girandola di nomine di nuovi inviati speciali, si è aggiunta anche l’Onu. La missione delle Nazioni Unite in Libia da marzo era retta ad interim dalla diplomatica statunitense Stepanie Williams. Quest’ultima era la vice di Ghassan Salamè, diplomatico libanese dimessosi nella scorsa primavera. Serviva dunque l’arrivo di un nuovo inviato, in grado di avere pieni poteri dal Palazzo di Vetro. A dicembre sembrava fatta per il bulgaro, ex inviato Onu in Palestina, Nicolay Mladenov. Dopo la designazione del Consiglio di Sicurezza però, il diretto interessato ha rifiutato: motivi familiari e personali le ragioni ufficiali. La scelta da parte delle Nazioni Unite è caduta così verso un altro diplomatico dell’Est Europa: lunedì scorso è stato infatti nominato l’ex ministro degli Esteri slovacco Jan Kubis. Si tratta di un uomo di esperienza, visti i suoi precedenti incarichi come inviato speciale in Iraq, Afghanistan e, più di recente, in Libano. Dovrà essere adesso lui a dirigere, per conto delle Nazioni Unite, la delicata fase attuale vigente in Libia. A partire dal dialogo tra i vari attori interni che dovrebbe portare nelle prossime settimane alla compilazione di una difficile road map in vista delle elezioni.

Il dossier libico si sta muovendo adesso nella stessa direzione dei diversi cambiamenti internazionali delle ultime settimane: dalla vittoria negli Usa di Biden, fino agli accordi tra Arabia Saudita e Qatar. Da qui l’accelerazione nella nomina di nuovi inviati speciali. Difficile dire se tutti questi movimenti si tradurranno in immediati reali cambiamenti all’interno del Paese.