La diffusione del coronavirus in diverse aree del globo ha provocato e continua a provocare perdite di vite umane e gravi danni alle economie nazionali di diversi Stati che stanno risentendo di questa emergenza sanitaria. La Corea del Sud è il secondo Stato più colpito al mondo dopo la Cina per quanto riguarda il numero di casi totali e pertanto le problematiche causate dal virus sono consistenti. Sembra, però, che questa minaccia sanitaria possa favorire un riavvicinamento con la Corea del Nord e con il suo leader assoluto Kim Jong-Un.

Una lettera di riconciliazione

Il leader nordcoreano ha infatti inviato una lettera al presidente sudcoreano Moon Jae-In nella quale esprime le proprie condoglianze per i danni e le perdite causate dall’emergenza coronavirus. L’apertura di Kim Jong-Un fa però seguito ad un gesto provocatorio compiuto da Pyongyang negli ultimi giorni: il test di due missili balistici che avrebbero la funzione di eludere le difese anti-missile di Seul. La strategia nordcoreana sembra consistere nell’alternare aperture e mosse ostili per tenere la controparte sulle spine mostrando una certa disponibilità ad un dialogo. La Corea del Nord ha chiuso i suoi confini nel tentativo di prevenire la diffusione del coronavirus e secondo alcuni ciò avrebbe causato problemi economici al Paese. Nel Paese non sarebbero presenti casi di coronavirus, secondo quanto riferito dalle autorità, e chiunque mostri segni dell’infezione è destinato a subire un mese di quarantena mentre sono stati rafforzati i controlli lungo i confini, negli aeroporti e nei porti.

La situazione è ben diversa nella vicina Corea del Sud dove il virus ha assunto proporzioni più preoccupanti e dove l’amministrazione riformista in carica si sta giocando la sua credibilità e possibilità di venire rieletta nel tentativo di contenere la diffusione della malattia e di minimizzarne gli impatti sociali ed economici. Il presidente Moon Jae-In è di tendenze politiche liberali ed è in favore di una soluzione negoziata della crisi nucleare nordcoreana: il Capo di Stato sudcoreano ed il suo omologo nordcoreano hanno inoltre firmato, nel 2018, una serie di accordi finalizzati ad abbassare le tensioni militari nella penisola ed a favorire gli scambi reciproci.

Le prospettive

La crisi nucleare nordcoreana è destinata, con tutta probabilità, a prolungarsi ancora per un certo periodo di tempo. Non bisogna dimenticare che la minaccia strategica costituita dagli ordigni nucleari di Pyongyang ostacolano un atteggiamento cooperativo da parte di Seul e Washington. La Corea del Nord potrebbe rinunciare agli ordigni atomici solamente in cambio di garanzie sulla sicurezza da un attacco esterno ma non è detto che, anche qualora queste garanzie venissero fornite, l’establishment di Pyongyang decida di credervi. Le possibilità che una coesistenza pacifica tra Seul e Pyongyang possa aver luogo, anche dopo la firma di un Trattato di Pace, è da verificare anche perché le due nazioni hanno sistemi politici ed economici diversi e sullo sfondo ci sono gli Stati Uniti, rivali storici della Corea del Nord.

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