Surfare il successo mediatico ottenuto negli ultimi tre mesi per rafforzare la maggioranza parlamentare e ottenere un chiaro mandato popolare. È questa la scommessa che ha deciso di fare Takaichi Sanae con il chiaro obiettivo di attuare gran parte della propria agenda senza incontrare ostacoli politici di alcun tipo.
La prima ministra l’ha definita una “decisione estremamente importante” che “determinerà la rotta del Giappone insieme al popolo”. È però più che altro un azzardo che, nelle intenzioni della leader conservatrice, dovrebbe andare in porto alla luce dell’ampio sostegno pubblico ottenuto fin dalla sua salita al potere.
In ogni caso, per l’ennesima volta – la quarta dal 2014 – Tokyo sarà scossa da nuove elezioni politiche nazionali. Appuntamento al prossimo 8 febbraio, quando si svolgerà la tornata per eleggere i 465 membri della Camera dei rappresentanti, ovvero la camera bassa e più potente del Paese.
Qui il Partito Liberal Democratico (Ldp) di Takaichi Sanaei conta attualmente 199 seggi, da affiancare ai 100 della Camera dei Consiglieri: troppo pochi per governare in solitaria.

Il carpe diem di Takaichi Sanae
Il Ldp e il suo ex partner di coalizione minore, Komeito, hanno perso la maggioranza nella camera bassa nell’ottobre 2024 e nella camera alta lo scorso luglio, costringendo Takaichi a stringere una fragile partnership con il partito populista Japan Innovation.
Governare così è però complicato, visto che molte delle misure interne che vorrebbe approvare la prima ministra devono passare necessariamente dall’approvazione di altre formazioni politiche. La signora spera, dunque, con le nuove elezioni di ottenere una maggioranza schiacciante e poter essere nettamente più libera.
Alle urne si affronteranno due grandi forze: il blocco conservatore da un lato, composto dal Partito Liberal Democratico e dal Partito per l’Innovazione Giapponese (JipP), e il nuovo partito centrista dell’opposizione, la Centrist Reform Alliance (Cra), dall’altro. Takaichi ha sottolineato che le elezioni anticipate saranno essenzialmente un referendum su chi guiderà il Paese, nel chiaro tentativo di personalizzare il voto e influenzare l’elettorato.

Cosa succede in Giappone
La Cra sosterrà “una politica che trasforma la società verso la coesistenza e l’inclusione”, ha dichiarato il segretario generale del partito Jun Azumi, aggiungendo che si tratterà di qualcosa di “diverso dalla società a cui aspira Takaichi”.
Nonostante la fiducia della premier, nel Ldp c’è chi è molto preoccupato. Il motivo è semplice: se Komeito dovesse voltare definitivamente le spalle ai liberaldemocratici per abbracciare il nuovo partito rivale, la situazione rischierebbe di farsi complicata.
Tutti vogliono mettere al primo posto la gente comune; non a caso, Takaichi ha affermato di star valutando l’ipotesi di ridurre l’imposta sui consumi alimentari dall’8% allo 0% per due anni.
Certo, sul tavolo ci sono i discorsi sulle spese militari e il dossier hi-tech sui semiconduttori, ma la sensazione è che la premier abbia deciso di andare alle urne per blindare la propria agenda di politica interna, oltre che per tenere a bada le pulsioni populiste del partito di estrema destra Sanseito, le cui richieste di controlli più severi sull’immigrazione hanno sottratto ingenti quantità di voti al Ldp.

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