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Politica

Il Giappone “sposa” l’agenda Usa: si rafforza l’asse tra Trump e Takaichi

È stato un momento imbarazzante. Uno di quei classici fuori programma che possono sempre verificarsi quando è in programma un incontro con Donald Trump. Magari Takaichi Sanae aveva messo in conto che potesse succedere qualcosa del genere, ma difficilmente la...

È stato un momento imbarazzante. Uno di quei classici fuori programma che possono sempre verificarsi quando è in programma un incontro con Donald Trump. Magari Takaichi Sanae aveva messo in conto che potesse succedere qualcosa del genere, ma difficilmente la prima ministra giapponese avrebbe mai pensato di sentire il tycoon scherzare con nonchalance su Pearl Harbor.

Nel corso di un vis a vis – tutto sommato cordiale – andato in scena alla Casa Bianca, Trump ha risposto in maniera inaspettata alla domanda di un giornalista nipponico che gli chiedeva delucidazioni sul perché il Giappone e gli altri alleati Usa non fossero stati preventivamente avvisati in merito all’attacco israelo-americano sull’Iran.

“Non ne abbiamo parlato con nessuno perché volevamo l’effetto sorpresa. Chi meglio del Giappone sa come creare sorprese? Perché non ci avete avvisato prima di Pearl Harbor? Credo che voi crediate nell’effetto sorpresa molto più di noi”, è stata la replica del presidente statunitense.

Chiaro il riferimento: l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 che portò gli Stati Uniti a entrare nella Seconda Guerra Mondiale. Mentre Trump pronunciava queste parole, Takaichi spalancava gli occhi e respirava profondamente tenendo le braccia incrociate in grembo senza dire alcuna una parola.

https://twitter.com/nucleusprime/status/2034670914546303189

Com’è andato l’incontro tra Trump e Takaichi

L’uscita di Trump è stata a dir poco indelicata. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, l’allora presidente statunitense Harry Truman sfruttò l’attacco di Pearl Harbor per giustificare gli sforzi Usa – che occuparono il Giappone dal 1945 al 1952 – volti a rimodellare la società giapponese e imporre una Costituzione pacifista al Paese sconfitto.

Da quel momento in poi, Tokyo sarebbe stato costretto a rinunciare alla guerra, a limitare le sue forze armate e, soprattutto, a essere dipendente dagli Stati Uniti per la propria protezione. Con l’inizio della Guerra fredda, inoltre, Washington cominciò a considerare Pearl Harbor come una tragedia storica smettendo di puntare il dito contro il Giappone. Il motivo? C’era la necessità di mantenerlo come alleato chiave nel contrasto ai comunismi asiatici prima, nel contenimento della Cina poi.

Trump ha rotto questo equilibrio rischiando di alterare il profondo processo di riconciliazione andato in scena tra Washington e Tokyo. Takaichi è in ogni caso riuscita a terminare la visita alla Casa Bianca – la sua prima da leader in carica – sostanzialmente indenne.

La signora non ha reagito alla battuta su Pearl Harbor, non si è fatta coinvolgere nelle critiche mosse dal presidente statunitense contro gli alleati europei e ha messo in risalto varie aree di cooperazione reciproca. “Credo fermamente che solo tu, Donald, possa raggiungere la pace in tutto il mondo”, ha dichiarato accarezzando il narcisismo di Trump, evidenziando quindi gli interessi comuni in materia di commercio, Difesa e affari, compresi 73 miliardi di dollari di investimenti giapponesi in progetti energetici negli Stati Uniti.

Luci e ombre

Appare evidente come il Giappone abbia scelto di stare al gioco di Trump, tanto sui dazi quanto sul dossier cinese. Per quanto riguarda le tariffe, lo scorso anno Tokyo si è impegnato a investire 550 miliardi di dollari negli Usa in cambio di un alleggerimento dei dazi. Adesso Takaichi ha presentato una seconda, ghiotta, tranche di investimenti che comprende la costruzione di reattori nucleari in Alabama e Tennessee, nonché di impianti per il gas naturale in Texas e Pennsylvania.

Per quanto riguarda i rapporti con Pechino, la premier nipponica è stata abile nell’appoggiare Trump senza però denigrare il Dragone. “Il Giappone è sempre stato aperto al dialogo con la Cina. Abbiamo gestito le nostre relazioni con la Cina in modo sereno”, ha spiegato al suo interlocutore ben sapendo che The Donald vorrebbe che il governo giapponese si impegnasse ancora di più – pure militarmente – per tenere a bada Xi Jinping, Kim Jong Un e Vladimir Putin nel quadrante asiatico.

Le ombre, semmai, emergono sul tema iraniano. Takaichi, visto che il suo Paese importa quasi tutta la sua energia e circa il 95% del suo petrolio dal Medio Oriente, ha proposto di creare una riserva petrolifera congiunta tra Stati Uniti e Giappone (ancora non si conoscono i dettagli). La sensazione, tuttavia, è che molto presto Trump possa chiedere a Tokyo di inviare le sue navi da guerra nello Stretto di Hormuz, opzione fin qui scartata dal governo giapponese.

Bisognerà capire come e fino a quando procederà la guerra in Iran. Certo è che, al suo rientro in patria, Takaichi dovrà affrontare le continue ripercussioni del conflitto, tra prezzi record della benzina e l’ira dell’opinione pubblica. Una tempesta perfetta che minaccia la sua agenda politica interna.

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