Il Giappone attende di scoprire chi sarà il suo nuovo leader. Il tempo di Fumio Kishida è infatti agli sgoccioli, vista la decisione dell’attuale primo ministro, nonché capo del Partito Liberal Democratico (LDP) al potere, di non volersi ricandidare alle elezioni che decideranno la leadership dello stesso partito. Considerando che il LDP controlla entrambe le camere del Parlamento, quasi sicuramente il prossimo leader del gruppo conservatore verrà nominato anche primo ministro.
Le mosse del Partito Liberal Democratico
Il successore di Kishida, ancora da individuare in mezzo a una lista di profili più o meno probabili, traghetterà Tokyo fino alle elezioni legislative in programma nell’ottobre 2025. Non è però da escludere che il nuovo Governo possa indire elezioni anticipate, nella speranza che “l’effetto luna di miele” con un neo primo ministro apprezzato dall’opinione pubblica possa consolidare la maggioranza del LDP.
Il LDP, una sorta di Partito-Stato attraversato da correnti e fazioni di ogni tipo, dovrà adesso capire su quale cavallo puntare. L’identikit del candidato ideale coincide con un membro del gruppo dotato di un’eccellente reputazione pubblica e all’interno dello stesso partito, ma soprattutto dotato di un carisma tale – quello che è mancato a Kishida, travolto da una grave emorragia di consensi – per guidare, tra un anno, il Partito Liberal Democratico verso la conferma al potere.
I nomi più probabili
I media giapponesi hanno acceso i riflettori sui membri del LDP che potrebbero succedere a Kishida. Tra i nomi più caldi – per alcuni il favorito – troviamo quello del 43enne Shinjiro Koizumi, che ha ricoperto la carica di ministro dell’Ambiente nei governi Abe e Suga. Figlio dell’ex primo ministro Junichiro Koizumi, che ha goduto di un alto indice di gradimento per il suo linguaggio colorito e il successo nel mantenere le sue promesse (in particolare, la privatizzazione delle poste giapponesi), è ben noto e popolare tra il grande pubblico, che si aspetta che sottolinei l’istruzione e le politiche orientate alla famiglia.
Un altro candidato è Takayuki Kobayashi, un ex burocrate conservatore del ministero delle Finanze che, nel caso in cui diventasse primo ministro, darebbe una priorità elevata alla disciplina fiscale.
In lizza troviamo poi l’ex ministro degli Esteri Kono Taro, 61 anni e il 67enne Shigeru Ishiba, un esperto di Difesa. Spicca, poi, il profilo del ministro degli esteri Yoko Kamikawa, 71 anni, che sogna di diventare la prima premier donna del Giappone. La signora è nota per i suoi sforzi nel promuovere candidate del gentil sesso, ma è anche stata più volte criticata per aver firmato ben sedici esecuzioni, tra cui sei membri della setta apocalittica Aum Shinrikyo, mentre ricopriva la carica di ministro della Giustizia.
In corsa c’è una seconda donna, Sanae Takaichi, 63 anni, ex batterista heavy metal diventata conservatrice intransigente e seguace di Margaret Thatcher. Miss Takaichi è una frequentatrice assidua del Santuario Yasukuni, considerato in gran parte dell’Asia un simbolo del militarismo nipponico; la sua salita al potere potrebbe mettere a repentaglio il recente riavvicinamento del Paese alla Corea del Sud e ulteriormente inasprire i legami con la Cina.
Citiamo infine Toshimitsu Motegi, un peso massimo del LDP con fama da duro (potrebbe andare d’accordo con Donald Trump) e l’outsider Katsunobu Kato, ex ministro della Salute che ha guidato, con risultati eccellenti, il Giappone durante la pandemia di Covid-19.