Il “giallo” delle isole greche acquistate da Israele: cosa c’è di vero (e di falso)

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

I media turchi diffondono voci secondo cui alcune isole greche sarebbero state date in affitto a Israele, aumentando il clima di tensione nel Mediterraneo orientale. Si tratta però di un caso di disinformazione geopolitica, una notizia priva di aggiornamenti reali che è stata riproposta e manipolata in un momento di estrema sensibilità per gli equilibri della regione. Così l’idea di una Cupola di Ferro immobiliare fatta di isolotti trasformati in basi civili per israeliani in fuga dai missili iraniani è tornata a circolare con forza. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani turchi filogovernativi, il piano per l’acquisizione di 40 isolotti greci da parte di Israele, mediata dal fondo JNF (Jewish National Fund), non sarebbe più solo una vecchia suggestione ma una strategia di sicurezza nazionale per creare centri di evacuazione temporanei in caso di guerra regionale su larga scala.

Le radici di questa storia risalgono in realtà al 2022, quando Avri Steiner – esponente del partito israeliano di centro Kahol Lavan (Blu e Bianco) e allora membro del consiglio di amministrazione di Himnuta, società controllata dal JNF e nota per l’acquisto di terreni nella Cisgiordania occupata – avanzò ufficialmente la proposta. “L’obiettivo è creare un’altra Cupola di Ferro per il popolo ebraico”, aveva dichiarato Steiner al quotidiano israeliano Maariv. All’epoca, la proposta fu respinta dalla maggioranza del board, che sostenne come il mandato del Fondo non permettesse acquisti fuori dal territorio di Israele. 

Eppure, alla fine di marzo 2026, la notizia è stata improvvisamente riproposta in una nuova veste, trovando terreno fertile nelle tensioni tra Teheran e Tel Aviv. La reazione turca non si è fatta attendere e il 2 aprile scorso, Tahsin Ertuğruloğlu, il ministro degli Esteri della Repubblica turca di Cipro Nord entità riconosciuta internazionalmente dalla sola Ankara -, ha definito l’ipotesi una “chiara causa di guerra”. Per Ertuğruloğlu, si tratterebbe di una “ripetizione del progetto di occupazione della Palestina” finalizzato all’accerchiamento della Turchia e di Cipro Nord. 

Un’altra ragione per cui la narrazione dell’affitto delle isole è parsa verosimile risiede nella strategia economica adottata da Atene nel 2012. In piena crisi finanziaria, il governo greco attivò un piano di privatizzazioni che prevedeva la concessione a lungo termine, fino a 50 anni, di circa 40 isolotti disabitati per abbattere il debito pubblico e investire sul turismo. A questo si aggiunge il progressivo rafforzamento dell’asse tra Grecia e Israele che dal 2010 a oggi hanno costruito insieme a Cipro un’alleanza strategica basata sulla cooperazione energetica e militare, trasformando il Mediterraneo orientale in un bacino di interessi comuni.

A dare forza a questi sospetti sono anche i numeri reali del mercato. Nel 2025 la Grecia è diventata la prima meta turistica per gli israeliani con oltre 2,2 milioni di arrivi, secondo quanto dichiarato dall’ambasciata israeliana in Grecia. e le autorizzazioni per gli investitori israeliani sono aumentate del 91,5%, raggiungendo quota 636 nel 2025, secondo il quotidiano greco Ekathimerini che collega tale incremento alla guerra a Gaza e al desiderio di molte famiglie di trasferirsi in un Paese più sicuro.


Proprio mentre le voci sul coinvolgimento israeliano si diffondevano, la rappresentante permanente greca all’ONU, Aglaia Balta, ha inviato una lettera ufficiale alle Nazioni Unite il 31 marzo 2026. Nel documento, Atene respinge come “infondate e illegali” le pretese turche nell’Egeo, ribadendo un principio del diritto internazionale secondo cui ogni isola greca, a prescindere dalle dimensioni, ha diritto a zone marittime oltre le 6 miglia nautiche e rivendicando il diritto di estendere le acque territoriali delle isole fino a 12 miglia nautiche, rifiutando il casus belli turco. In questo clima, Atene ha anche invocato la necessità di maggiore cautela.