La geopolitica della corsa allo spazio
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Un nuovo “giallo” condiziona un discorso del presidente russo Vladimir Putin. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha riferito oggi del fatto che “massicci attacchi DDoS” ai sistemi del Forum economico di San Pietroburgo (Spief) hanno allungato i tempi per la partecipazione del Presidente all’importante consesso nella sua città natale. “Da ieri”, ha dichiarato Peskov, “sono iniziati massicci attacchi DDoS alle reti Internet e al sistema di accreditamento dello Spief, quindi purtroppo c’è stato un intoppo con il rilascio dei badge per entrare alla sessione plenaria di oggi”.

Putin doveva parlare alle 14 ore locali, le 13 italiane, ma ha visto il suo intervento slittare ufficialmente di un’ora, alle 15 di San Pietroburgo. Tuttavia, è solo alle 15.46 locali che l’agenzia Ria Novosti ha battuto la notizia dell’avvio del discorso del Presidente, uno dei più attesi dall’inizio della guerra, dato che è una delle rare occasioni in cui anche una platea di investitori occidentali assisterà all’ìntervento. Il forum economico annuale a San Pietroburgo, che quest’anno è in programma fino a domani, è stato lanciato dal Cremlino nel 1997 per attrarre investimenti esteri, discutere di politica economica e proiettare l’immagine dell’apertura agli affari del Paese dopo la fine del dominio sovietico. La Davos russa” è da sempre considerata un appuntamento fondamentale da Putin.

In quest’ottica, l’attacco che ha dilazionato l’intervento del Presidente si presta a molte interpretazioni. Da un lato, conferma i sospetti recentemente avanzati da Putin stesso, che ha avvertito come Mosca debba rafforzare le sue difese riducendo l’uso di software e hardware stranieri e dichiarato che l’Occidente ha potenziato l’offensiva contro Mosca. L’inquilino del Cremlino ha affermato che gli attacchi al suo Paese da parte di “apparati” stranieri sono aumentati in intensità, fattispecie inusuale per una nazione associata sinora a una serie di offensive (invero non particolarmente soddisfacenti) sul fronte del conflitto ucraino.

Dall’altro, però, avviene con una modalità che appare più consona al classico tipo di infiltrazione russa rispetto al modo occidentale di condurre cyberattacchil. Il DDoS si configura come uno “tsunami” di infiltrazioni strutturate volte a far collassare un server e sovraccaricare i sistemi indicati come target rendendoli incapaci di rispondere alle richieste di accesso e da Killnet a Conti è il marchio di fabbrica di molti gruppi nazionali. Non si può escludere che un gruppo criminale o una branca dell’intelligence nazionale possa aver mandato avanti l’azione col segnale tipico dell’attacco hacker russo. In quest’ottica c’è un precedente di offensiva di questo tipo contro la sicurezza informatica russa: nella giornata del 4 marzo è stato svelato, infatti, che un massiccio attacco hacker di matrice DDoS ha messo per diverse ore fuori combattimento i server della più grande ditta operante nel settotre spaziale russo, Energia.

Sabotare Putin in casa propria significherebbe mandare un messaggio forte alle residue possibilità di dialogo e, al contempo, si conferma un trend che vede i discorsi del presidente oggetto di veri e propri “gialli” nei momenti topici della guerra russo-ucraina. Fin dal primo discorso sul lancio della cosiddetta operazione militare speciale”, da molti ritenuto registrato anzitempo e usato al momento opportuno, questo è stato una costante. Il 18 marzo l’agenzia Tass ha scritto che “problemi tecnici sul server” hanno frenato per alcuni istanti la messa in onda sulla Tv nazionale del discorso patriottico di Putin dallo Stadio Luzhniki di Mosca. Un discorso tagliato per pochi istanti quando Putin rivendicava che “l’inizio dell’operazione speciale è stato il giorno del compleanno di uno dei nostri eccezionali capi militari, santi canonizzati – Fedor Usakov, che non ha perso una sola battaglia nella sua intera brillante carriera militare”. Un passaggio imbarazzante in una fase di avanzata claudicante. Nel discorso del 9 maggio, infine, si arrivò a sospettare che Putin, per molti chiamato quel giorno a imporre il cessate il fuoco in Ucraina, non sarebbe stato nemmeno fisicamente presente mentre si diffondeva il “giallo” delle foto.

In tutti questi casi parliamo di sospetti o di mezze verità; nel caso odierno il problema è più complesso: Putin ha subito uno schiaffo in mondovisione e la Russia è stata bucata in uno degli eventi più importanti sul fronte in cui rivendica una solidità, il cyber. Tutto questo con una metodologia propria dei suoi apparati. Tutto può essere nel mondo dei coni d’ombra del cyber. In ogni caso, per il Cremlino è uno smacco politico, che mostra come anche in occasioni apparentemente ben tutelate nell’era della guerra sul campo in Ucraina e di quella asimmetrica con l’Ovest la Russia non possa abbassare la guardia.

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