L’Unione europea è a secco di vaccini anti Covid, eppure i Paesi membri, gli stessi che lamentano i ritardi nelle consegne delle case farmaceutiche, hanno a disposizione diverse dosi non ancora inutilizzate, in particolare del siero realizzato da AstraZeneca. Stiamo parlando di quantitativi importanti, circa quattro dosi su cinque stoccate in attesa di essere iniettate nelle braccia della popolazione. È il Guardian a far luce su questo fenomeno alquanto singolare, soprattutto considerando il delicatissimo periodo che stiamo attraversando. Proprio adesso che il virus ha ripreso a correre, e che servirebbe il massimo tasso di vaccinazione possibile, è stato scoperto che vari governi non stanno usando tutte le fiale fin qui ricevute.

Ricapitolando: le big pharma hanno annunciato un taglio nelle consegne delle dosi e diversi Stati sono stati costretti a rallentare la campagna di vaccinazione. Nell’occhio del ciclone è finita l’Unione europea, per gli opachi accordi messi nero su bianco tra Bruxelles e le industrie del farmaco – intese che, a quanto pare, risultano meno efficaci di quelle strette da Stati Uniti, Israele e Regno Unito -, e le stesse case farmaceutiche, accusate di non rispettare i contratti, preferendo dirottare le consegne da una nazione all’altra, a seconda delle convenienze economiche. Detto altrimenti, indipendentemente dai patti, chi sarebbe disposto a mettere sul piatto un prezzo migliore riceverebbe il vaccino in anticipo rispetto agli altri.

Dosi non usate

Un’indagine condotta sull’uso del vaccino AstraZeneca nei Paesi membri dell’Ue ha fatto emergere valori a dir poco singolari. Stando ai dati dello European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), il Guardian ha stimato che 4.849.752 dosi delle 6.134.707 distribuite tra i 27 Stati Ue debbano ancora essere somministrate ai cittadini. Può aver influito la decisione delle autorità francesi, tedesche, polacche e italiane di raccomandare l’uso dell’Astrazeneca solo agli under 65. Ma una simile spiegazione non è sufficiente per spiegare quanto avvenuto.

Giusto per fare qualche esempio concreto, e prendendo in considerazione un comprensibile margine di errore nella raccolta dei dati, il Belgio ha ottenuto dall’azienda anglo-svedese la bellezza di 201.600 dosi; ebbene, ne ha somministrate 9.832. La Germania ha ottenuto 1.452.000 dosi, somministrandone appena il 13%, cioè 189.206. Ancora peggio ha fatto la Bulgaria, con 117.600 dosi ricevute e solo 2.035 (1,73%) iniettate. In Svezia, invece, ci sono 26.595 dosi usate su 100.200 ricevute.

Che cosa è successo?

E l’Italia? Ha fatto un po’ meglio degli altri Paesi citati, ma anche Roma ha numerose scorte non ancora utilizzate. I dati Ecdc parlano di 499.200 dosi ricevute e 96.621 somministrate (19%). La Francia, che non ha fornito dati al suddetto Ecdc in merito al vaccino AstraZeneca, dovrebbe aver impiegato 125.859 dosi su 1.137.600 ricevute, circa l’11%. Difficile dare una spiegazione plausibile. È molto probabile che, data la campagna di stampa che nelle ultime settimane ha messo in discussione l’efficacia dell’Astrazeneca, molte persone possano aver preso le distanze dal farmaco Astrazeneca.

Come se non bastasse, nel corso di un’intervista rilasciata alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Angela Merkel ha spiegato che l’Astrazeneca “è un vaccino affidabile, efficace e sicuro, approvato dall’European Medicines Agency (Ema) e raccomandato in Germania fino all’età di 65 anni” e che, insomma, non c’è motivo di non fidarsi. Quando però hanno chiesto alla Merkel se fosse disposta ad assumere quel tipo di vaccino, la cancelliera ha risposto di aver 66 anni e di non appartenere “al gruppo per il quale è raccomandato Astrazeneca”.

Il professor Thomas Mertens, che presiede la commissione permanente della Germania sulla vaccinazione, è stato tuttavia chiarissimo. “Stiamo lavorando molto duramente su questo punto per cercare di convincere le persone ad accettare il vaccino e per ricostruire la fiducia nella popolazione. È un problema psicologico e purtroppo ci vorrà del tempo per raggiungere questo obiettivo”, ha spiegato a Bbc Radio 4.