Il G20 della distensione: così può essere definito il vertice che ha riunito a Osaka, in Giappone, i leader più importanti del mondo. Sul tavolo, oltre alle classiche tematiche inerenti all’economia globale e al clima, alcuni Paesi dovevano affrontare con la massima urgenza numerose questioni bilaterali, ovvero nodi da sciogliere, tensioni da alleggerire, rapporti diplomatici da ricucire e nuove strategie da disegnare. Alla fine i risultati sono stati più che positivi. Stati Uniti e Cina hanno riavviato i negoziati per cercare di arrivare quanto prima a una pace commerciale, Trump ha detto no a nuovi dazi, e avuto incontri proficui sia con Xi Jinping che con Vladimir Putin. Lo stesso Xi è riuscito ad avvicinarsi all’India di Narendra Modi grazie all’intercessione di Putin e ha sollecitato Emmanuel Macron a rinsaldare l’unità Cina-Francia a sostegno del multilateralismo.

La vittoria della Cina

Multilateralismo: è proprio questa la parola attorno alla quale ruotano le più importanti vicende interstatali del G20 giapponese. La Cina lo ha ribadito più volte. Nelle relazioni internazionali avere una pluralità di rapporti è l’unico modo per garantire al tempo stesso la crescita dell’economia globale e il mantenimento di buone relazioni fra Stati. Xi Jinping, uno dei principali protagonisti dell’evento, ha rimediato diversi successi diplomatici. Il Presidentissimo cinese ha incontrato Primo Ministro nipponico Abe Shinzo dichiarando di aver inaugurato una “nuova era” nelle relazioni tra Giappone e Cina; poi si è preso i complimenti di Putin e ha ottenuto da Trump quello che voleva. La ripresa dei negoziati.

Washington tende la mano a Xi Jinping

Sarà l’aria di Osaka ,o più probabilmente il fatto che le elezioni presidenziali americane del 2020 si stiano avvicinando, ma Donald Trump ha sepolto l’ascia di guerra per tendere entrambe le mani al nemico-amico Xi Jinping. Il tycoon ha avuto un lungo incontro con l’omologo cinese al termine del quale ha confermato le anticipazioni della stampa: niente dazi su altri prodotti cinesi. Certo, la fumata bianca per la definitiva pax commerciale è ancora lontana ma “per il momento”, come ha sottolineato Trump, la Cina può dormire sogni tranquilli. In realtà Pechino non può ancora permettersi di dormire perché, ha aggiunto The Donald, i negoziati per porre fine alla guerra dei dazi ricominceranno molto presto dove erano stati lasciati: nuovo lavoro in vista, quindi, per la delegazione al servizio di Xi Jinping. Addirittura gli Stati Uniti potrebbero anche rievocare il ban a Huawei per un altro piccolo parso verso la normalizzazione dei rapporti economici sino-americani.

Da Putin a Merkel: gli incontri di Trump

Cina a parte, Donald Trump ha avuto il suo bel da fare. L’agenda del Presidente americano era fittissima e comprendeva incontri con l’australiano Morrison, quindi con Abe, Modi, Merkel, Putin, Bolsonaro, Bin Salman ed Erdogan. Trump ha parlato con Putin per circa un’ora, spendendo parole al miele per il suo interlocutore e trattando su disarmo e commercio; secondo alcune indiscrezioni di Bloomberg pare addirittura che The Donald possa essere presto invitato in Russia alle celebrazioni del 75esimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Trump ha dovuto invece fare buon viso a cattivo gioco con Merkel e Abe: i rapporti con la Cancelliera non sono ottimi perché gli Stati Uniti, dal punto di vista economico, considerano la Germania una sorta di Cina in versione europea, mentre con il Primo Ministro giapponese non è stato affrontato il tema dell’eventuale uscita di Washington dal Trattato di difesa. Duclis in fundo, al termine di due giorni intensi, tutti i membri del G20, a eccezione degli Stati Uniti, hanno riaffermato l’impegno per la piena attuazione dell’accordo sul clima firmato nel 2015 a Parigi. Gli americani, anche questa volta, sono rimasti fuori dall’intesa.